L’identità culturale del festival Adriatico Mediterraneo

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Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le città greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l’Islam turco in Jugoslavia. Significa sprofondare nell’abisso dei secoli, fino alle costruzioni megalitiche di Malta o alle piramidi d’Egitto. Significa incontrare realtà antichissime, ancora vive, a fianco dell’ultramoderno: accanto a Venezia, nella sua falsa immobilità, l’imponente agglomerato industriale di Mestre; accanto alla barca del pescatore che è ancora quella di Ulisse, il peschereccio devastatore dei fondi marini o le enormi petroliere. Significa immergersi nell’arcaismo dei mondi insulari e nello stesso tempo stupire di fronte all’estrema giovinezza di città molto antiche, aperte a tutti i venti della cultura e del profitto e che da secoli sorvegliano e consumano il mare. Tutto questo per il Mediterraneo è un crocevia antichissimo. Da millenni tutto vi confluisce, complicandone e arricchendone la storia: bestie da soma, vetture, merci, navi, idee, religioni, modi di vivere. E anche le piante. Le credete mediterranee. Ebbene, a eccezione dell’ulivo, della vite e del grano – autoctoni di precocissimo insediamento – sono quasi tutte nate lontano dal mare”.
Questo è il Mediterraneo, ma anche il mare Adriatico che ne è parte e conserva le medesime caratteristiche di agglomerato di storie e storia, di uomini e di tradizioni, di culture e di scambi. E’ un tipo di “lettura” che si trova anche alla base del Festival internazionale AdriaticoMediterraneo, che ogni anno, dal 1996, permette alla città di Ancona di assumere il ruolo della capitale culturale dell’Adriatico, ospitando artisti provenienti da tutti i Paesi del bacino (solo nell’edizione 2009 le presenze sono arrivate da Albania, Algeria, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Palestina, Libano, Marocco, Malta, Serbia, Tunisia e ovviamente dall’Italia). Un festival di musica, arti e cultura che coinvolge in modo molto forte il territorio e gli operatori culturali, tanto che alcune produzioni e alcuni eventi che fanno parte del calendario vengono progettati proprio per questa occasione annuale di fine estate. La Porta d’Oriente di conferma sempre più territorio di scambi e collaborazioni, anche da questo punto di vista.
“I marchigiani – sostiene, infatti, il presidente della Regione, Gian Mario Spacca – nella storia hanno sempre dimostrato la capacità e la curiosità di guardare al di là della siepe, buttando il cuore oltre l’ostacolo. Non solo nel senso metaforico di Giacomo Leopardi, ma anche nella concretezza del viaggio di padre Matteo Ricci, il grande maceratese, filosofo e scienziato, che nel 500 si avventurò in Cina, diventò amico dell’imperatore, mandarino e venne sepolto a Pechino, onore mai concesso prima a uno straniero. Eventi come questo Festival aiutano il dialogo e l’integrazione, contribuiscono alla costruzione di un mare di pace su cui poi “maturano” relazioni anche economiche e commerciali con reciproco vantaggio. L’incontro tra popoli è aiutato dalla  cultura, dalla musica, da tutte le espressioni della creatività, che si lasciano alle spalle una visione concettuale per intercettare i simboli, le analogie, le armonie”. Il Festival internazionale AdriaticoMediterraneo è, infatti, qualcosa di più di una manifestazione artistica. E’ una questione di identità culturale del territorio dell’intero bacino e fa parte di un progetto culturale, di spessore internazionale, che vuole contribuire a disegnare nuovi scenari di integrazione e coesione, attraverso il dialogo tra i Paesi del bacino Adriatico-Mediterraneo e dell’Area Balcanica e che si articola attraverso l’IAI e tutti i Fora presenti e organizzati sul territorio. L’idea è quella di uno scambio culturale “diffuso”, che sappia rappresentare un confronto tra la pluralità di espressioni artistiche e sia in grado, contemporaneamente, di realizzare e rafforzare reti territoriali di cooperazione culturale. La cultura, così come il mare che accomuna i territori, riveste un ruolo fondamentale negli scambi tra popoli e Paesi, perché rappresenta uno straordinario strumento di comprensione e di inclusione sociale, una sorta di linguaggio comune e universale.

The cultural identity of Adriatic Mediterranean festival
Words have never been more correct than those taken to loan from the French historian, one of the more important historians of XX the century, Fernand Braudel: “What is the Mediterranean? Thousand things together. Not a landscape, but innumerable landscapes. Not a sea, but a lot of seas. Not a civilization, but a series of civilization stacked ones on the others. To travel in the Mediterranean means to meet the roman world in Lebanese, the prehistory in Sardinia, the Greek cities in Sicily, the Arabic presence in Spain, the Turkish Islam in Yugoslavia. It means to sink in the abyss of the centuries, till the enormous constructions of Malta or the pyramids of Egypt”. This is the Mediterranean, but also the Adriatic sea that of is part and conserve same characteristics of agglomerated of stories and history, men and traditions, cultures and exchanges. It is a type of “reading” that is found also to the base of the international Festival Adriatic Mediterranean, than every year, from 1996, allows to the city of Ancona to assume the role of cultural capital of the Adriatic.
A festival of music, arts and culture that involves the territory and the cultural operators, some productions and some events that compose the calendar are planned own for this occasion of the end of summer. The Door of East is more and more territory of exchanges and collaborations. “The Marches people – the president of the Region, Spacca declares, – in the history have always demonstrated the ability and the curiosity to watch to beyond the hedge, throwing the heart beyond the obstacle. Events like this Festival helps the dialogue and the integration, contribute to the construction of a peace sea on which then “economic relationship “happen” trade also with reciprocal advantage. The meeting between populates is helped from the culture, music, all the creativity expressions.

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