Il difficile mestiere dell’imprenditrice ai tempi del Covid

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Che cosa vuol dire essere un’imprenditrice ai tempi del Covid? Un lavoro per poche. In occasione della Giornata Internazionale della Donna, l’ufficio Marketing di CNA Ancona ha approfondito lo stato di salute delle imprese al femminile della provincia di Ancona, evidenziando le difficoltà del settore.

Il tasso di “quote rose” nel sistema della piccola e media impresa della provincia di Ancona risulta infatti essere ben al di sotto della media nazionale dove le imprese femminili rappresentano il 22% del totale (dati Camere di Commercio) mentre nella provincia di Ancona si fermano appena al 17.50%. Un dato negativo che la pandemia non può aggravare. Dati alla mano il tasso di mortalità fra le imprese guidate da donne è più alto della media. Se negli ultimi 3 anni si sono perse per strada circa 8.000 imprese di quelle attive al 1 gennaio 2018, circa il 23 % (nel mentre ne sono nate circa 5.000) le imprese femminili cessate sono state 1862 pari al 33% del totale delle imprese femminili attive, di cui l’8% (568 imprese) sono nel 2020.

Ma chi sono queste imprenditrici?
Le imprese a trazione femminile nella Provincia di Ancona sono oltre 6.000 (appunto il 17.50% delle imprese totali). I settori che vedono una maggiore presenza di attività predominanti o totalmente guidate da donne sono il settore del Benessere e Sanità con il 40% delle imprese attive (che arriva al 60% per i mestieri ParrucchieriEstetisti e Tatuatori), Alimentare (23% del totale) i Servizi alla Comunità pari al 21% (Commercio al dettaglio, Tintolavanderie e Imprese di pulizie) e il mondo della Moda dove le “quote rosa” arrivano al 30%.

Donne alla guida di aziende che spesso fanno della vendita e del commercio il loro punto di forza. 1/4 delle imprese femminili nella provincia di Ancona infatti è legata al commercio.

E dove sono le imprese al femminile?

L’analisi territoriale della imprese guidate da donne evidenzia la “preferenza” per la città. Delle imprese totali (maschili e femminili) attive nella provincia il 59% si divide fra Ancona, Senigallia, Jesi, Fabriano e Falconara. Ma se si guarda solamente al lato femminile la percentuale sale addirittura al 65%.
Per fare una classifica, la città più “femminile” per le imprese è Fabriano dove il 20.5% delle imprese attive in città è guidata da donne. Segue Senigallia (19%), Jesi (18.5%) e poi Ancona e Falconara (18%).

Le dichiarazione di Elisabetta Grilli, Referente di CNA Impresa Donna

Va fatto un applauso sincero a tutte le donne imprenditrici e lavoratrici, perché l’impegno maggiore ad affrontare le incertezze di questa pandemia lo hanno affrontato sulla loro pelle.

Hanno improvvisamente riorganizzato i tempi di vita lavoro e cura e lo hanno sperimentato tra tanti uffici chiusi, lo smart working gestito senza tecnologia, dispositivi e connettività. Poi le Dad, i dubbi legittimi sulla salute della famiglia.

 

E a tutto questo si è aggiunta la confusione normativa costante

La pandemia sta agendo in un contesto, italiano e globale, dove le disparità di genere, anche nel mondo del lavoro, erano una criticità già prima dell’emergenza sanitaria.

Le donne soffrono di differenze ancora sostanziali sul piano lavorativo e sociale, ma la discussione pubblica degli effetti del Covid sul genere femminile può aiutarci a focalizzare il discorso sulle disparità di genere.

Di tutto questo ce ne dobbiamo ricordare nella persecuzione di un modello di sviluppo che ci porti fuori da questa situazione emergenziale e sia di prospettiva per le future necessità tanto economiche che sanitarie.

Per quanto possa essere difficile pensarci ora, epidemie future saranno inevitabili e dobbiamo resistere alla tentazione di affermare che quella di genere sia una questione secondaria

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