Grafica veneta, pressing: assuma i lavoratori

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Sono passati ormai diversi mesi da quando il caso di caporalato all’interno di Grafica Veneta, per tramite della Bm Services, affidataria di alcuni servizi in appalto, è venuto alla luce. La vertenza sindacale non si è però ancora risolta, così come non è passato lo stordimento per la rivelazione che il mondo dell’editoria non è esente da questi fenomeni. Se ne è parlato ieri nella trasmissione ‘Fahrenheit’, in diretta dalla ‘Nuvola’ per la ‘Fiera nazionale della piccola e media editoria’. La vertenza sindacale è ancora in corso perché “i lavoratori Bm Service dal giorno dell’arresto dei proprietari sono senza lavoro e chiedono di essere assunti direttamente da Grafica Veneta, azienda che per molto tempo ha sfruttato il loro lavoro”, ha spiegato Luca dall’Agnol sindacalista Adl Cobas.
L’azienda “non intende assumere i lavoratori, ritiene che con il patteggiamento dell’amministratore delegato e dell’altro dirigente la storia sia chiusa, ritiene non ci siano obblighi di natura morale noi confronti dei lavoratori. Noi continuiamo con le cause ma certamente situazione è difficile e in salita”, ha continuato Dall’Agnol, secondo cui boicottare Grafica Veneta non porterebbe comunque al conseguimento dell’obiettivo, ovvero l’assunzione dei lavoratori. Ma comunque “editori e scrittori dovrebbero invece fare pressioni affinché Grafica Veneta assuma I lavoratori”. La battaglia deve essere assolutamente vinta, perché sarebbe “un segnale forte nei confronti del caporalato e noi non possiamo tollerare che la filiera del libro sia all’insegna di questo tipo di sfruttamento selvaggio”, è intervenuto loscrittore Massimo Carlotto.
“Dobbiamo metterci la faccia e convincere anche gli altri autori ad esprimersi. È un problema di posizione pubblica. Sappiamo che case editrici americane, tedesche, alcune italiane hanno abbandonato Grafica Veneta, ma non è questo l’obiettivo, l’obiettivo è che ci sia giustizia netta e i lavoratori vengano assunti”, afferma ancora Carlotto.
Paolo di Paolo ha poi spiegato poi che quanto avvenuto ha destato “sconcerto e imbarazzo ancora prima di indignazione”. Perché “io pubblico gran parte dei miei libri con Feltrinelli, che stampa con Grafica Veneta. E non avevo mai immaginato ci potesse essere dietro questo tipo di realtà, per difetto anche mio, nostro. Non ci siamo mai interrogati fino in fondo. Ma nel momento in cui emerge una situazione di questo genere, come faccio io come autore, senza arrivare ad un boicottaggio che rischierebbe di essere un muro contro muro, forse anche soverchiante per alcuni autori?”. L’idea è di “manifestare imbarazzo collettivo e immaginare insieme alle case editrici un disciplinare in cui nel momento in cui si firmano i contratti gli editori si impegnano a verificare la trasparenza della filiera lavorativa e il rispetto delle regole”, ha proposto. A chiudere ci ha pensato lo scrittore romano Christian Raimo: “la cosa che possiamo fare anche da scrittori è sindacalizzarci. C’è un sindacato scrittori nato da poco, nell’editoria c’è pochissima sindacalizzazione, e questo è qualcosa che possiamo fare come intellettuali ma anche come cittadini”.

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