Centro Giuseppe Bono, la piattaforma per fare del mare l’asset chiave dell’Italia

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Sommando i dati relativi alle differenti componenti del fattore mare, l’incidenza sul Pil dell’Italia varia fra il 24 e il 26%. Come dire che ogni euro su 4 prodotti in Italia… sa di sale

Il tutto senza contare l’incidenza strategica determinata ad esempio dal fatto che oltre il 90% dell’interscambio mondiale viaggia via mare e transita attraverso i porti e che il turismo via mare (come le crociere o lo yachting) ha un effetto promozionale straordinario sul Made in Italy, generando ricadute commerciali o spingendo i turisti esteri ad approfondire la conoscenza dell’Italia.

Il turismo marittimo, nonostante i suoi 130 miliardi di fatturato, 2,2 milioni di occupati e una quota sul turismo nazionale che varia dal 30% al 40%, è sottostimato: eppure nonostante cresca molto lentamente proprio per le criticità anche relative alla logistica dei turisti e all’ospitalità, rappresenta da solo l’11% del Pil nazionale. Sotto quotata anche l’industria agroalimentare alimentata dal turismo costiero.

Ignorata nelle statistiche l’industria della difesa e la sua funzione duale proprio sul mare; sottovalutato il ruolo del mare nel campo dell’energia e degli approvvigionamenti energetici.

Epurata dal computo del fatturato mare, tutta la logistica da e per i porti, per gli interporti e i centri merce in diretta connessione con i traffici marittimi.

Secondo un’analisi di base svolta dal Centro Giuseppe Bono, che, sotto la guida del Presidente, il Cavaliere del Lavoro Massimo Ponzellini, ha lanciato oggi a Genova il primo Mare Global Forum, con l’obiettivo primario di mettere in contatto tutte le associazioni (e sono più di 400), le imprese e i professionisti che operano o hanno diretta connessione con il mare, questo enorme asset nonostante incida sul Pil per oltre un quarto del valore complessivo, è stato negli ultimi decenni drammaticamente sottostimato nelle sue potenzialità.

E proprio la necessità di invertire rotta e di svegliare una sensibilità marittima in un Paese che per oltre 50 anni si è dimenticato del mare, hanno improntato gli interventi durante il convegno che ha visto, fra l’altro, il Capo di stato maggiore della Marina Militare, Ammiraglio Enrico Credendino, che, numeri alla mano, ha fornito conferme choc sull’importanza del mare per un paese come l’Italia. Paese dove quasi 17 milioni di abitanti, pari a oltre il 30% della popolazione, vivono in una fascia di 300 metri dalla costa, l’80% vive entro i 200 km dalla costa. E del mare risultano a malapena, e saltuariamente, gli aspetti superficiali: quando nel mondo il 98% delle telecomunicazioni digitali viaggia tramite dorsali marine, con 552 cavi marini stesi sui fondali per oltre 1,4 milioni di chilometri. Nel 2023 attraverso questa rete di cavi risulteranno transitare un trilione di transazioni per un valore di 10 trilioni di dollari.
E questi cavi come tutti gli impianti sottomarini (gasdotti, oleodotti ed elettrodotti) rivestono un enorme valore strategico e richiedono una vigilanza costante da parte delle Marine Militari.

Per Tonino Gozzi, Presidente di Duferco, la centralità del Mediterraneo non è uno slogan: i suoi traffici aumenteranno mediamente del 15% all’anno nei prossimi anni e l’Italia, anche per sua cultura e capacità di dialogo, se liberata dai vincoli burocratici che la bloccano, con gli altri popoli mediterranei, ha potenzialità di sviluppo straordinarie.

E proprio in questa ottica il presidente di Federlogistica, Luigi Merlo, ha sottolineato come sia indispensabile oggi non far abortire l’esperimento del Ministero del Mare, unico, a titolo di esempio, in grado di sbloccare il regolamento dello spazio marittimo.

Il primo Mare Global Forum ha prodotto un risultato inequivocabile: solo una reale unione delle forze di tutte le associazioni che orbitano nel settore mare, può produrre una reale inversione di tendenza.

E non solo dal Sindaco di Genova, Marco Bucci, promotore dell’iniziativa insieme con il Centro Giuseppe Bono, ma anche da altri soggetti istituzionali e privati è giunto un input preciso: utilizzare la nascente piattaforma di dialogo rappresentata dal Centro Giuseppe Bono (accreditata anche dal Ministro Musumeci come controparte per collaborare alla definizione di un Piano del mare), per sbloccare un settore da troppo tempo sottostimato e farne – come sottolineato dal presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti – uno strumento, attraverso il Mare Global Forum, che conferma la centralità di Genova e della Liguria nel mondo dello shipping e della blue economy. Del resto – ha ricordato Toti – il 35% dei container di questo Paese transitano dai nostri porti, così come il 20% dei passeggeri, senza contare le grandi autostrade del mare, le aziende della cantieristica e del refitting, i grandi yacht e il settore del diportismo con il suo indotto turistico che in Liguria sono ai massimi livelli per quantità e qualità”.

Peraltro che il mare stia tornando ad essere al centro dell’attenzione è testimoniato anche dal mega investimento della nuova diga di Genova, “vero e proprio – ha affermato Paolo Emilio Signorini, Presidente dell’AdSP del Mar Ligure Occidentale – simbolo di un rilancio della portualità italiana e della via logistica mediterranea”.

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