Le revisioni del PNRR e PNIEC: opportunità e proposte

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Si è svolto il 31 maggio, a Roma presso Spazio Europa, gestito dall’Ufficio del Parlamento europeo in Italia e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea, il convegno di Kyoto Club dedicato a un approfondimento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e al Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030 (PNIEC).

Il convegno è stato trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube di Kyoto Club.

Catia Bastioli, AD di Novamont S.p.A. e Presidente di Kyoto Club, ha sostenuto: “C’è bisogno di superare l’attuale approccio a silos delle misure per la transizione ecologica, costruendo insieme un modello diverso che crei ponti e non muri, attraverso la bioeconomia circolare, le energie rinnovabili, un’agricoltura rigenerativa basata sul carbon farming, la mobilità sostenibile e l’efficienza energetica, anche con una forte azione di informazione e sensibilizzazione, rendendo possibile il disaccoppiamento dello sviluppo dal consumo delle risorse naturali. Il settore privato gioca un ruolo fondamentale, ma altrettanto centrale è il compito del pubblico e della politica, e non va dimenticata l’importanza della partecipazione dei territori. È urgente superare i ritardi attuali completando gli investimenti in corso e accelerando gli investimenti ancora non attuati, improntandoli alla decarbonizzazione e al fare di più con meno.” La Presidente di Kyoto Club ha proseguito dichiarando che “Come previsto dal Regolamento UE 2023/435, la revisione del piano REPowerEU in corso, dovrebbe includere un capitolo contenete misure ambiziose, che provino a sfruttare tutto il potenziale delle fonti energetiche rinnovabili nel nostro Paese, puntando alla massima efficienza. Sarebbe auspicabile che la revisione del PNRR includesse aspetti quali: interventi capillari contro il dissesto idrogeologico e il consumo dei suoli, a favore di una loro rigenerazione;  l’uso di prodotti a basso impatto e la restituzione di materia organica per incrementare la fertilità dei suoli e la loro capacità di stoccare il carbonio dell’atmosfera; una Politica Agricola Comune (PAC) amica del clima, della salute e della biodiversità; il pieno riconoscimento  del settore della bioeconomia circolare, ad oggi pressoché assente nel PNRR, con le sue filiere integrate nei territori  e gli effetti di   decarbonizzazione dei bio-prodotti; la valorizzazione delle tante eccellenze del Made in Italy attive nell’economia verde e circolare;  infine, come volano per una crescita di qualità, il sostegno alla transizione digitale e alle smart cities italiane. Sarà poi fondamentale incoraggiare la connessione tra i settori più avanzati e quelli più tradizionali dell’economia in un comune sforzo di sperimentazione, monitorando le ricadute economiche, ambientali e sociali delle azioni introdotte per poterle adeguare nel tempo“.

 “Le revisioni in corso del PNRR e del PNIEC offrono grandi opportunità per un deciso salto di qualità verso un’Italia a emissioni zero, in tutti i settori dell’economia e del nostro sistema-Paese”, ha sostenuto Gianni Silvestrini, Direttore scientifico di Kyoto club, che ha spiegato “come ad un mese dalla presentazione della proposta del nuovo Piano nazionale energetico (Pniec), non ci siano ancora chiare indicazioni sulle novità che verranno introdotte rispetto al precedente moderato Piano del 2021.  In realtà ci aspetteremmo un notevole salto di qualità negli obiettivi e negli strumenti alla luce delle nuove proposte 2030 della UE e dell’evoluzione tecnologica. Vanno innanzitutto sottolineati alcuni elementi. L’innalzamento della priorità delle politiche di adattamento per far fronte alla crescente emergenza climatica; la grande opportunità per una reindustrializzazione Green, in particolare per il Mezzogiorno (facendo i conti con l’attrazione Usa grazie ai fondi dell’Inflation Reduction Act, che hanno già convinto l’Enel a costruire in Oklahoma una grande fabbrica fotovoltaica). L’opportunità, facilitata dalla prossima diffusione delle comunità energetiche, di una partecipazione dal basso dei cittadini per condividere le ricadute positive della transizione energetica. Il contributo dell’economia circolare anche nella revisione del modello produttivo e nella riduzione delle emission

Secondo Silvestrini “alcune scelte che sarebbero coerenti con i recenti ambiziosi obiettivi europei.

  1. La riduzione delle emissioni climalteranti al 2030 rispetto al 1990 dovrebbe passare da un taglio del 37% del vecchio Pniec ad una riduzione del 50-52%.  E le emissioni dei settori non ETS (edifici, trasporti, parte dell’industria) dovrebbero ridursi del 30% nei prossimi 8 anniPer questo dovremmo avviare anche una forte accelerazione della riqualificazione energetica profonda degli edifici energivori, puntando ad un progressivo raddoppio della superficie riqualificata annualmente. Una bella sfida, come quella che riguarda l’energia verde.
  2. La percentuale di energia rinnovabile dovrebbe infatti passare entro la fine del decennio dal 30% del precedente Pniec al 40-41% dei consumi energetici finali, con una quota di elettricità verde del 78-80%. Per le autovetture le emissioni di CO2 al 2030 dovrebbero essere del 55% inferiori rispetto ai valori del 2021 in modo da arrivare allo stop della vendita di auto diesel e a benzina nel 2035.  Un notevole salto di qualità rispetto alle valutazioni del Pniec 2021 tutte puntate sui biocarburanti e con una minima attenzione sull’auto elettrica. Questa scarsa attenzione spiega anche la scarsa diffusione della mobilità elettrica nel nostro paese.
  3. L’Europa, complice la necessità di ridurre la dipendenza dal gas russo dopo l’aggressione all’Ucraina e il netto miglioramento delle prestazioni e dei prezzi delle tecnologie pulite, ha alzato gli obiettivi di decarbonizzazione 2030. E il biometano si ricaverà uno spazio interessante.
  4. Il nostro Paese non deve però rimanere su posizioni di retroguardia, come alcuni segnali (auto elettriche e edifici a basso consumo) fanno temere”.

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