Responsabilità medica e tutela della salute: prospettive di riforma, il convegno ad Urbino

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“Questo convegno qui ad Urbino mette a confronto le migliori professionalità della scienza giuridica e della scienza medica su un tema di particolare sensibilità all’attenzione della Regione”

Così il vicepresidente e assessore alla Sanità, Filippo Saltamartini, all’incontro di ieri pomeriggio tra rappresentanti del mondo accademico e delle istituzioni sul tema, sempre più attuale, della responsabilità medica e delle sue prospettive di riforma.

Organizzato da Regione Marche e Università Carlo Bo di Urbino, in collaborazione con Ast Pesaro Urbino, Ordine degli Avvocati di Urbino e di Pesaro e dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di PU, il convegno ha offerto una lettura trasversale dell’evoluzione normativa e della giurisprudenza, trattando i diversi piani della responsabilità – penale, civile, amministrativa – per passare poi ai temi emergenti del consenso alle cure, della partecipazione alle decisioni sul rischio e della restorative justice, e chiudere con un dibattito aperto al pubblico.

Un programma fitto di relazioni e interventi, tra cui quelli del Procuratore della Repubblica Cristina Tedeschini e dei professori Laura di Bona, Gabriele Marra, Alberto Clini e Nicola Nardella, per una problematica “enorme che investe il mondo della sanità che va discussa e affrontata urgentemente – ha dichiarato Saltamartini che ha fortemente voluto il convegno a cui ne seguiranno altri organizzati nei diversi atenei della regione – Una situazione quella dei procedimenti penali in materia che spinge i camici bianchi alla ‘medicina difensiva’, cioè l’eccesso di prescrizione di esami o prestazioni proprio per timore di incorrere in contenziosi legali”. Concorde con il ministro della Salute Orazio Schillaci sull’ipotesi di depenalizzare la responsabilità medica, tranne che per il dolo, mantenendo solo quella civile, l’assessore ricorda che la medicina difensiva in Italia costa circa 10 miliardi l’anno e il 70% delle cause in sede penale si conclude con l’assoluzione non comportando il coinvolgimento dei medici. Ogni anno in Italia vengono intentate 35.600 nuove azioni legali, mentre ne giacciono 300 mila nei tribunali contro medici e strutture sanitarie pubbliche. Cause che nella maggior parte dei casi si traducono in un nulla di fatto, considerando che il 95% nel penale si conclude con il proscioglimento.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha istituito con decreto la “Commissione per lo studio e l’approfondimento delle problematiche relative alla colpa professionale medica”. Ha il compito di esplorare l’attuale quadro normativo e giurisprudenziale in cui si inscrive la responsabilità colposa sanitaria per discuterne i limiti e le criticità e proporre un dibattito in materia di possibili prospettive di riforma. La Commissione, i cui lavori sono partiti il 18 aprile scorso, intende inoltre proporre un’approfondita riflessione e un accurato studio sul tema della colpa professionale medica ai fini di ogni utile successivo e ponderato intervento, anche normativo. Il ministro, è stato ricordato nel corso dell’appuntamento odierno, sostiene che si può ridurre la possibilità di “aggredire gli operatori sanitari con denunce e cause civili: il paziente è il primo interessato ad avere un medico che operi in serenità”.

 

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