Da imprese italo-tedesche sì a stretta su elettrico cinese

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Le imprese italo-tedesche sono favorevoli a un’ulteriore stretta sull’elettrico cinese, ma non mancano preoccupazioni per la transizione

La Camera di Commercio Italo-Germanica (AHK Italien), associazione di imprese che riunisce dai grandi gruppi tedeschi alle PMI italiane e favorisce e supporta le relazioni economiche tra i due Paesi, ha pubblicato i dati di una rilevazione interna sulle misure europee anti-dumping indirizzate all’elettrico cinese. Nell’indagine si chiede alle imprese associate come valutino l’introduzione da parte dell’UE di nuovi dazi sull’importazione di auto elettriche cinesi a partire da luglio, qualora la concorrenza sleale della Cina non dovesse cessare.

Quasi l’80% dei rispondenti ritiene che l’approvazione di nuovi dazi sia una misura utile. Nello specifico, più della metà del campione (57%) riconosce il valore di nuovi dazi per la tutela del mercato unico europeo, ma rileva al tempo stesso come questi non siano sufficienti e come sia necessario anche che l’UE metta in campo risorse per sostenere attivamente le imprese europee. Il 19% li ritiene invece utili in prima battuta in quanto misura sanzionatoria di un caso di concorrenza sleale, con benefici diretti per la produzione europea.

È sempre il 19% dei rispondenti a valutare negativamente l’eventualità di nuovi dazi sull’elettrico cinese, in quanto si tratterebbe di una misura dannosa per la transizione. Aziende e città sono concretamente impegnate nel percorso verso modelli di produzione e di mobilità sostenibili, e dal sondaggio emerge come non sia sempre immediato conciliare gli interessi dei consumatori, il successo della transizione verde e la tutela dell’industria europea.

Solo il 5% del campione, infine, ritiene la misura insufficiente e sostiene che i dazi dovrebbero essere, in generale, più alti per compensare realmente i sussidi ricevuti dalle aziende cinesi.

La rilevazione ha riguardato 38 aziende, chiamate a esprimere una singola preferenza su una serie di valutazioni possibili.

«Quello dell’elettrico cinese è il caso più caldo di tutela della competitività europea e non ci sorprende che una netta maggioranza delle imprese voglia proteggere e rafforzare il corretto funzionamento del mercato unico, coerentemente con le priorità per la nuova Commissione Europea espresse nel precedente sondaggio che abbiamo diffuso con questo stesso formato», ha dichiarato Jörg Buck, Consigliere Delegato AHK Italien. «Sempre in linea con quanto già rilevato, le aziende chiedono un maggior coinvolgimento del piano europeo per promuovere le industrie nazionali, riconoscendo così la centralità dell’Europa nell’introdurre misure decisive per il futuro delle nostre economie e per il primato manifatturiero di Italia e Germania.

Riemerge così il tema di una nuova politica industriale europea – coordinata, lungimirante e orientata a rafforzare l’autonomia tecnologica del continente. In questo senso, anche le preoccupazioni che abbiamo rilevato per la transizione ecologica sono coerenti con la visione complessiva delle imprese che abbiamo messo in luce negli ultimi mesi: uno sviluppo, coordinato e concertato a livello europeo, che sia in grado di conciliare competitività e transizione, un equilibrio troppo delicato per essere pienamente gestito a livello nazionale».

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