L’arte di Mirella Saluzzo

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A Imola la seconda tappa della mostra “Salsedine”: slanci visionari su acqua, fluidità e mistero del mare come fonte di immaginazione Ci è piaciuta e molto “Salsedine” la mostra dell’artista ravennate Mirella Saluzzo. Abbiamo avuto occasione
di vederla ad Imola, nella sua seconda tappa, dopo che già lo scorso maggio era stata esposta a Milano allo
Spaziotemporaneo. Il tema dell’acqua sviluppato dall’artista è realizzato con una moltitudine di materiali dal metallo al legno, passando per il plexi e la carta.
“Il tema dominante delle ultime ricerche di Mirella Saluzzo è il movimento dell’acqua come fluidità dello
spazio nella sospensione del tempo esistenziale – queste le parole di Claudio Cerritelli critico d’arte e docente di
Storia dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano – sequenza dinamica di forme plastiche che gal-leggiano nel vuoto inseguendo il ritmo delle onde.  L’immagine sensoriale dell’acqua è la metafora preferita
per indicare il profondo legame con la vastità sonora del mare, seguendo il filo dell’orizzonte come misura ambiva-lente dello spazio, desiderando sconfinare attraverso le vibrazioni della materia.
Il corpo instabile dell’acqua è dimensione inquieta sospinta da movimenti imprevedibili, continua rigenera-zione della forma, soglia evocativa della natura che non ha confini, memoria del mare che si materializza nelle
schiume della luce, mantenendo sempre viva la sua mutevole apparenza.
Le potenzialità costruttive della scultura si identificano nell’energia della percezione in divenire, condizione indi-spensabile per esprimere le avventure di Saluzzo che non dà mai la sensazione di produrre immagini definite,
forme stagnanti, figure separate dal tutto, ma solo visioni pervase dal magnetismo spaziale dei flussi percettivi.
Il rapporto tra colore e forma plastica cresce e s’inonda di luminosi riverberi e cadenzate movenze spaziali, esso è
tramite per sviluppare connessioni tra pittura e scultura attraverso continue analogie tra l’arte e lo scorrere della
vita, stato d’incertezza, situazione di precario equilibrio, movimento pluridirezionale della forma che s’innalza e
s’avvolge. L’esplorazione di queste relazioni ha sempre caratterizza-to l’arte di Saluzzo nel suo processo di interrogazione dello spazio, è presente nei flussi disarticolati degli anni Ottanta, si accentua negli slittamenti volumetrici degli anni Novanta, per raggiungere all’inizio del 2000 nuovi equilibri tra le pieghe della superficie, differenti movimenti tra pieno e vuoto, contrapposizioni tra forme isolate e strutture istallate nell’ambiente. Dalla dimensione concentrata delle “isole” l’artista passa alla visione espansiva della scultura, conquista lo spazio con tensioni strutturali che dalla parete si proiettano ben oltre, fino a inglobare
il referente simbolico dell’architettura. Si tratta di “evasioni” dai canoni prestabiliti, dilatazioni delle geometrie plastiche in funzione di un’immagine che suscita insicurezza, ma anche capacità di sentire l’instabilità come valore
positivo, vissuto senza esitazione, riscatto dall’appiatti-mento della comunicazione.  Oggi il discorso continua e affronta le insidie del presente, gli smarrimenti e gli sprofondamenti del visibile, gli affioramenti e le sottili trasparenze, con il pensiero immerso nelle profondità inconsce della memoria”.

www.mirellasaluzzo.com

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