Ecco perché i talenti ci porteranno fuori dalla crisi

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Il dinamismo economico che si riscontra nelle aree a più alta densità di giovani attivi nella ricerca e nell\’innovazione sarà un elemento decisivo nel recupero di competitività del paese, ha affermato il rettore dell\’Università Bocconi, Andrea Sironi, nel corso dell\’inaugurazione dell\’anno accademico 2013-2014. Il ruolo che le università possono svolgere nei prossimi anni non si limita allo sviluppo della ricerca e della didattica, “ma coinvolge in modo diretto la competitività presente e futura della più grande area economica del mondo: l’Europa”, ha affermato questa mattina il rettore dell’Università Bocconi, Andrea Sironi, nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico 2013-2014.
E se le università milanesi, in particolare, sapranno “attrarre giovani con elevato grado di istruzione, specie se attivi nel campo della ricerca e dell’innovazione”, potranno essere uno dei motori di sviluppo della città. Le analisi scientifiche mostrano, infatti “come un’elevata concentrazione di giovani con queste caratteristiche consenta di accrescere, grazie ai guadagni di produttività, il benessere della popolazione complessiva. Le città con molti laureati hanno economie più dinamiche e creative e retribuzioni medie più elevate non solo per i laureati stessi, ma anche per tutti gli altri lavoratori”.
Nel suo intervento Sironi ha individuato, tra i fattori che hanno contribuito alla crisi, la diversa evoluzione della produttività e del costo del lavoro nei paesi europei, con il conseguente divario nell’evoluzione della loro competitività. Per accrescere la competitività dei paesi più deboli – tra cui l’Italia – e dell’intera Unione, ha argomentato il rettore, si dovranno rimettere in moto investimenti reali che, tra il 2007 e il 2012, sono diminuiti di 475 miliardi di euro su scala europea, un importo pari a circa dieci volte la caduta dei consumi e cinque volte il calo del Pil. Nelle condizioni in cui versa la finanza pubblica un po’ ovunque, la strada maestra non può che essere lo stimolo alla ripresa degli investimenti privati, che necessita di due tipi di intervento.
In primo luogo, ha chiarito il rettore, si devono rimuovere gli ostacoli di natura microeconomica che disincentivano gli investimenti in numerosi settori produttivi, attraverso un programma di riforme strutturali che comprendano il mercato del lavoro, il sistema fiscale, la giustizia civile e la pubblica amministrazione.
Si dovrà però soprattutto allentare la stretta creditizia che, specialmente nei paesi più deboli, si sta traducendo in un crollo dei prestiti alle imprese e in tassi d’interesse più alti. Per raggiungere tale obiettivo, ha sostenuto Sironi, dovrà realizzarsi pienamente l’Unione bancaria europea. E una piena realizzazione dell’Unione bancaria, ha affermato “richiede un altro importante passo: un meccanismo comune e integrato di risoluzione delle crisi bancarie che faccia anche affidamento a un fondo europeo”.
Insomma, ha concluso Sironi, il celeberrimo “quartetto inconciliabile” teorizzato da Tommaso Padoa-Schioppa nel 1982 (per cui in un’area economica integrata per avere libera circolazione di beni e servizi, libera circolazione di capitali e tassi di cambio fissi si deve rinunciare a politiche monetarie indipendenti) deve diventare un quintetto, con la presa di coscienza del fatto che la realizzazione di un’area economica integrata “impone anche l’introduzione di meccanismi comuni che consentano di alleviare crisi economiche regionali e di favorire, mediante investimenti mirati, una maggiore convergenza della competitività dei singoli paesi”.
L’università può contribuire al superamento della crisi svolgendo al meglio i cinque ruoli che le sono propri: di agente per lo sviluppo e la mobilità sociale; di agente per l’innovazione e la crescita attraverso l’attività di ricerca; di luogo di formazione della futura classe dirigente; di polo di attrazione di capitale umano e di ponte sul mondo del lavoro.

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