Hub della Blue Economy di La Spezia: allarme erosione

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3500 chilometri sui circa 8000 di coste italiane sono intaccati e compromessi dall\’erosione marina. A rischio sono in particolare le coste basse e sabbiose per oltre 1600 chilometri; e su 540 km insistono beni, come centri urbani, strade e ferrovie, tutti a rischio crollo. Considerando che secondo i dati lstat-Eurostat circa il 60% della popolazione italiana vive in una fascia massima di 5 chilometri dalla linea costiera, quello dell'erosione si è trasformato da un percolo a una minaccia incombente con conseguenze anche economiche potenzialmente devastanti, testimoniate da oltre 24 milioni di metri quadri di spiaggia divorati dal mare dal 1980 a oggi (erano 14 milioni di metri quadri fra il1990 e il 2000).
È sulla base di questi dati che I'Hub spezzino della Blue Economy ha assunto oggi la decisione di dare vita al primo "Osservatorio nazionale sull'erosione costiera", avviando un primo studio sulla situazione delle coste liguri e di quelle toscane.
"Il nostro obiettivo – afferma Giorgia Bucchioni, Presidente di Blue Vision, la società che ha recentemente costituito il primo nucleo funzionale dell'Hub Nazionale sulla Blue Economy a La Spezia – è quello di evidenziare anche all'opinione pubblica la dimensione di un fenomeno che rischia di compromettere in modo letale il ruolo dell'Italia nel mercato turistico internazionale".
Un fenomeno, quello dell'erosione, che – secondo uno studio di Nomisma del 2003, ancora valido nelle sue linee guida – riguarda quasi tutte le regioni costiere italiane; per metri quadri di spiagge persi il fenomeno vede in testa la Sicilia, seguita da Calabria, Emilia Romagna, Toscana,
Puglia e Marche. In termini di quote di Pil perso in testa si colloca il litorale laziale, seguito da Veneto, Toscana ed Emilia Romagna.
"E di quello studio ormai datato di Nomisma – aggiunge Giorgia Bucchioni – resta valido il dato economico relativo alla ricchezza e alle risorse economiche letteralmente buttate a mare ogni anno: ogni metro quadro/anno di spiaggia produce circa 35/40 euro di sole attività di spiaggia e un Pil complessivo annuo per metro quadro pari a 1200 euro. Considerando i 24 milioni di metri quadri scomparsi in questi anni si può tranquillamente affermare che l'Italia ha bruciato ogni anno più di 28 miliardi di Pil derivanti dal turismo connesso con il mare; 28 miliardi che
sarebbero derivati dallo sfruttamento dei metri quadri di spiaggia inghiottiti dal mare.
Nel conto non sono considerati i dati relativi ai danni a strutture e infrastrutture, ivi comprese le ferrovie, le strade, le scogliere, gli edifici realizzati sul demanio marittimo.
"È venuto il momento di voltare pagina – conclude la presidente di Blue Vision – formulando proposte che non possono essere che vincenti in termini di costi-benefici. Se ogni 100 metri quadri di spiaggia producono i livelli di Pil citati, interventi inferiori a un sesto del valore di questo Pil annuo renderebbero possibile il recupero delle spiagge e degli arenili persi. Stiamo parlando del ripascimento delle spiagge, che è decollato ora in Romagna e che è oggetto di un progetto speciale della Regione Toscana, ma sconta ritardi colpevoli della burocrazia e delle amministrazioni locali. Ritardi che si ripercuotono anche sul gettito che potrebbe derivare dalle concessioni balneari: basterebbe che lo Stato e le Regioni devolvessero una quota dei gettiti fiscali da concessioni alle attività di ripascimento per innescare una spirale virtuosa di maggiore offerta turistico-balneare, maggiori incassi per i gestori, possibilità di rinegoziare concessioni allargate e disponibilità finanziarie da spendere sull'intero patrimonio costiero del paese.
L'Hub della Blue economy sta mettendo a punto lo schema preliminare di uno studio che inizialmente riguardi Liguria e Toscana, per poi estendersi progressivamente a tutto il patrimonio costiero nazionale. Ciò in linea con le indicazioni precise dell'Unione Europea in tema di Blue economy e con le indicazioni di un protocollo d’intenti siglato il 7 aprile scorso fra il Ministero dell'Ambiente e le 15 regioni bagnate dal mare. Un focus particolare delle ricerche riguarderà le possibilità di partenariato pubblico-privati per la gestione pluriennale delle spiagge.

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