Progetto Pacinno al fianco della “specializzazione intelligente”

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Automobili che non hanno più bisogno di una persona per essere guidate nel traffico, un robot che fa il pizzaiolo, un umanoide che gestisce in autonomia un magazzino, un software in grado di scrivere articoli per il Financial Times. Futuro? No, un presente che sta conquistando porzioni significative della nostra vita. Quella privata come quella lavorativa. È partita dalla presenza – sempre meno discreta – delle macchine a livello industriale \”Smart policies X smart manufacturing”, l’evento organizzato dal progetto Pacinno che si è tenuto oggi al MIB Trieste School of Management. «Pacinno sta facilitando il dialogo fra imprese, start-up, mondo della ricerca e “policy makers” sia a livello internazionale che a livello locale puntando su temi strategici come l’innovazione e la digitalizzazione – ha spiegato il project manager Andrea Tracogna -. Insieme alla Regione, che è nostro partner, abbiamo voluto parlare di “specializzazione intelligente” in settori chiave come il Sistema casa e l’Industria manifatturiera. Oggi sono necessarie politiche di innovazione sia di prodotto che di processo – ha precisato Tracogna – in linea con quanto richiesto da un “policy maker” fondamentale per il nostro territorio come la Regione Fvg». Importanti le risorse messe sul tavolo nei prossimi 7 anni. «Sono 300 i milioni di euro che la Regione investirà per la Strategia di specializzazione intelligente (S3) – ha rivelato Ketty Segatti, direttore dell'Area istruzione, alta formazione e ricerca della Regione -. Le risorse economiche da sole però non bastano, dobbiamo realizzare politiche incisive, impattanti sul territorio e creare momenti di ascolto e di confronto con le imprese e gli esperti dell'innovazione».

Un’azione estremamente concreta quella portata avanti da Pacinno. «Siamo al fianco delle imprese per aiutarle nei loro processi di innovazione – ha sottolineato con orgoglio il team manager del progetto Guido Bortoluzzi -. Finora abbiamo analizzato le performance innovative di ben 1165 piccole medie imprese e realizzato un’analisi dettagliata delle precondizioni organizzative all’innovazione in 22 aziende. Siamo stati inoltre di supporto a 16 progetti di innovazione portati avanti da altrettante start-up».
Imprese che, a tutti i livelli, devono affrontare la sfida imposta dalla digitalizzazione. «Le aziende stanno vivendo una fase che possiamo definire di “digital transformation” – ha spiegato Francesco Venier dell’Università di Trieste e del Mib -. Questa è una nuova condizione caratterizzata dalla trasformazione continua dei settori e dei modelli di business, imposta da fenomeni che caratterizzano questa fase dell’innovazione: “mobility”, “cloud”, “big data”, “social business”. Per affrontare oggi tutto questo – ha ribadito Venier – bisogna possedere nuove capacità digitali». Oltre a qualcosa che le macchine – forse – non potranno mai avere. Marco Bettiol dell’Università di Padova ha tracciato infatti la via italiana per la rivoluzione tecnologica: la “robotica umanistica”. «I robot devono integrare il lavoro dell’uomo, un lavoro – ha ricordato – che sta diventando meno operaio e sempre più artigianale, ma di una qualità via via più elevata. E proprio per questo motivo saranno necessari maggiori investimenti nel capitale umano».
Certo è che le tecnologie digitali cambieranno profondamente – per esempio – il nostro modo di vivere l’arredamento e il Sistema casa. Secondo Felice Pietro Fanizza di Snaidero Scientific Foundation e Silvia Fantoni di Fantoni Spa il digitale cambierà le modalità di acquisto e di utilizzo del prodotto. «Tutto questo, molto presto, sarà dato per scontato dagli utilizzatori – ha sostenuto Massimiliano Zamò di Linea Fabbrica -, i quali “chiederanno” alle imprese di poter utilizzare una cucina smart con la stessa semplicità con la quale oggi padroneggiano uno smartphone di marca».

Ma le aziende sono pronte per questo cambiamento epocale? In molti casi no. In molti casi è una questione di conoscenze che andranno comunque sviluppate internamente. «In alcuni casi manca addirittura la consapevolezza dell’urgenza di questo cambiamento» ha sottolineato Sara Zanchiello di Area Science Park. Come reagire allora? Nel breve termine l’integrazione tra tecnologie manifatturiere tradizionali e digitali avverrà molto probabilmente grazie al mercato: saranno le imprese manifatturiere tradizionali a comprare soluzioni già pronte sul mercato e ad integrarle nei loro prodotti. Ma nel lungo termine sarà necessario per tutti investire in questa direzione. Non necessariamente da soli. Questo obiettivo può essere raggiunto anche attraverso degli accordi di collaborazione tra imprese, come nel caso delle reti di impresa citati come esempio di successo da Carlo Piemonte di Asdi Cluster Arredo.
Coordinato dal ricercatore di Pacinno Bernardo Balboni il tavolo sulla meccanica ha visto come protagonisti Sergio Barel di Brovedani Group, Marco Camuccio di Premek Hi Tech, Stefano Casaleggi di Area Science Park, Simone Puksic di Insiel e Marco Sortino dell’Università di Udine. Qui sono stati evidenziate alcune priorità per la trasformazione digitale: le infrastrutture come la banda larga in grado di supportare le imprese del territorio, le competenze digitali e la capacità di fare rete per sviluppare sistemi e arricchire i servizi per i clienti. «Forse il digitale sarà la nostra rovina» ha concluso provocatoriamente il presidente di Insiel Simone Puksic.

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