AnconAmbiente, primo caso di Coronavirus in azienda, il dipendente oggi è a casa in buone condizioni, norme di contenimento al contagio eseguite con grande scrupolosità

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Roberto Rubegni

In data 23 marzo 2020, l’azienda ha saputo in maniera assolutamente incidentale poi confermato dalle autorità sanitarie competenti, del primo caso di positività a Covid – 19 di un dipendente di AnconAmbiente S.p.A. L’azienda ha provveduto immediatamente e con grande scrupolosità, ad adottare tutte le misure previste atte al contenimento dell’epidemia.

“Salute e sicurezza dei dipendenti sono sempre al vertice delle priorità di AnconAmbiente – ha dichiarato Roberto Rubegni Amministratore Delegato di AnconAmbiente – e da quando è iniziata la pandemia abbiamo subito recepito i vari DPCM del Governo con l’obiettivo di tutelare in maniera duplice la salute degli addetti e, allo stesso tempo, di portare avanti l’operatività aziendale concentrandoci, in maniera particolare sulla raccolta dei rifiuti differenziati e nella sanificazione delle aree urbane.

Lunedì 23 nel tardo pomeriggio siamo venuti a conoscenza, in maniera casuale poi confermata su nostra richiesta dall’autorità sanitaria competente, che un nostro dipendente è risultato positivo a Covid – 19 ed ora è a casa in buone condizioni e, questa, è la cosa più importante.

Da martedì 24 mattina abbiamo attivato, nel migliore dei modi e con grandissima scrupolosità e professionalità tutte le contromisure che si debbono prendere in queste circostanze. Dalla data di ultima presenza del nostro addetto in azienda che risale al 10 marzo si è proceduto, a ritroso, nell’intervistare tutti i colleghi con cui aveva svolto i turni di lavoro nei giorni precedenti. Sempre attraverso interviste abbiamo contattato anche chi, al di fuori del turno, ma per cause accidentali, avesse potuto avere contatti con il dipendente positivo in azienda. A tal proposito le aree comuni utilizzate da tutti gli operatori sono state sanificate, anche gli spogliatoi nei quali, già da settimane, vigono regole diverse e più restrittive in ottemperanza ai vari DPCM. Mentre si faceva quanto sopra descritto, contemporaneamente abbiamo avvisato gli RLSA, ovvero i rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza aziendale.

Rimango basito dall’articolo letto questa mattina dove si racconta l’esatto contrario di quanto avvenuto, mi rendo conto della fragilità psicologica di tanti al momento, ma quanto sopra descritto non solo corrisponde a verità, ma è anche un’azione di prevenzione eseguita in maniera perfetta. Al di fuori di questo vi sarebbe, per assurdo, solo da fare il nome e il cognome del nostro collega, ma questo clima da caccia all’untore di manzoniana memoria, nella più totale violazione delle norme che regolano la privacy, mi vede, per ovvie ragioni, rigidamente contrario.

Le Marche sono una regione particolarmente colpita dalla pandemia, è un momento estremamente difficile per tutti noi che svolgiamo un lavoro di pubblica utilità, dobbiamo ottemperare ai nostri doveri, è il nostro lavoro e lo dobbiamo fare nella miglior maniera possibile e nella totale fiducia degli organismi preposti alla risoluzione di eventuali casistiche come quelle sopra descritte”.

 

 

 

 

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