Studio Univpm Covid19 e centri turistici

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Porre attenzione all’effettivo utilizzo da parte della popolazione già delle sole mascherine chirurgiche potrebbe consentire una ricettività pari al 60-70% di quella pre-COVID-19, se si mantenessero gli attuali livelli di diffusione del contagio.

Nonostante gli enormi sforzi compiuti per contenere la diffusione dei contagi da COVID-19, ancora oggi non possiamo abbassare la guardia e dobbiamo continuare a contrastare la diffusione del virus. L’effetto è stato di particolare impatto e lo sarà ancora di più, sul fronte economico, con l’approssimarsi della stagione estiva per i centri turistici. Luoghi nei quali vi sono strutture come ristoranti, bar, hotel nelle quali non sarà possibile alcuna attività se si adottasse il concetto di distanziamento sociale, anziché come distanza cautelativa tra singoli individui, come regola organizzativa degli spazi e se non si considerassero contestualmente gli effetti anche di altri tipi di misure di protezione.

Ricercatori dell’Università Politecnica delle Marche hanno recentemente pubblicato uno studio internazionale, basato sulle conoscenze al momento note circa le modalità di trasmissione del virus tra individui e sui dati sperimentali della Diamond Princess, evidenziando la possibile evoluzione del contagio all’interno di centri turistici in funzione di una serie di fattori: densità di popolazione turistica presente, movimenti nel centro turistico, possibili distanze tra individui, numero di infetti iniziali, tipologie di mascherine utilizzate e percentuale di utilizzo delle stesse da parte della popolazione.

Lo studio sottomesso a rivista internazionale è già accessibile sulla piattaforma http://arxiv.org/abs/2005.12547 , modella, con tecniche multi-agenti, i possibili movimenti di turisti e residenti all’interno di un centro turistico, considerando arrivi, partenze, spostamenti tra strutture ricettive, esercizi commerciali, stabilimenti balneari, e le corrispondenti possibilità di incontro e di vicinanza in ciascuno di questi luoghi tra persone sane, infette sintomatiche o asintomatiche con o senza diversi tipi di dispositivi di protezione.

Lo studio, confrontando gli esiti di centinaia di migliaia di simulazioni, fornisce la probabilità di sviluppo del contagio in funzione delle diverse misure di protezione e conseguentemente permette di stimare la quantità di persone che possono essere presenti nelle strutture ricettive in funzione delle diverse forme di protezione.
Lo studio dimostra come estremizzare il concetto di distanziamento sociale, facendolo diventare regola di organizzazione degli spazi non porta benefici significativi, se non si tengono sotto controllo anche altri aspetti, come l’uso dei dispositivi di protezione ed il fatto che la popolazione li indossi.

Porre attenzione all’effettivo utilizzo da parte della popolazione già delle sole mascherine chirurgiche potrebbe consentire una ricettività pari al 60-70% di quella pre-COVID-19, se si mantenessero gli attuali livelli di diffusione del contagio. Per far ripartire l’attività in tali centri lo sforzo che ora va fatto pertanto è quello di garantire che vi sia un effettivo e diffuso utilizzo dei dispositivi di protezione, piuttosto che permanere solo su serrate misure di distanziamento sociale.

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