Sul fondo del Mar Baltico una nave da trasporto di 400 anni fa

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Wreck of a Dutch type fluit ship, possibly from 17th century or early 18th century. Dived by Badewanne team July 2020

Coloro che si dedicano alla ricerca di navi affondate e alle immersioni sui relitti sanno bene di svolgere un’attività straordinaria. Natura, sport, storia, caccia al tesoro e tecnologia vengono miscelate dalla passione, per ottenere un solo risultato: la scoperta di qualcosa di unico, il ritrovamento di una nave affondata, spesso accumulando grandi fatiche e spese esorbitanti nell’incertezza dell’esito.

E anche nel caso in cui l’operazione abbia avuto successo, non è facile che il passato voglia svelare tutti i suoi segreti e che sia possibile risalire al nome della nave, alle sue origini e alle vicende che hanno portato al suo affondamento.

Immaginate, quindi, cosa possa significare il ritrovamento di una nave nelle fredde acque del Mar Baltico, a 85 metri di profondità, peraltro ben conservata grazie alla particolare salinità dell’acqua che non consente la presenza delle teredini, i vermi che mangiano il legno delle imbarcazioni.

Immaginate, poi, che le immagini e i campioni raccolti diano a quella nave un’età intorno ai 400 anni: l’emozione deve essere incontenibile. Questa è la scoperta fatta un anno fa dai ricercatori del Badewanne Group, un team composto da subacquei volontari provenienti da diverse nazioni e specializzati nella documentazione di relitti nel Golfo di Finlandia.

Lo studio effettuato sui resti della nave l’ha identificata come un Fluit, ovvero un mercantile a tre alberi dalla forma dello scafo estremamente capiente. Era la tipologia di nave da carico che costituiva l’ossatura della Compagnia delle Indie olandese, quella che divenne il pilastro fondamentale dei commerci del piccolo Paese del Nord Europa e che gli consentì di creare un vero e proprio impero commerciale.

Aveva una maggiore capacità rispetto alle precedenti, una migliore tenuta in mare agitato e un numero inferiore di marinai che vivevano in uno spazio comune, diminuendo così i costi generali. Era, però, disarmata e c’era quindi la necessità di provvedere alla sua protezione con una marina militare adeguata. Le condizioni straordinarie del relitto hanno convinto la Handle Productions, congiuntamente al Badewanne Group, a realizzare un documentario storico intitolato “Fluit”, diretto da Sakari Suuronen e prodotto, insieme ad una società olandese, dalla Fondazione Antero e Merja Parma e dalla televisione svedese.

Quando i subacquei si sono recati questa estate sul luogo dell’affondamento per filmare il relitto hanno però fatto una nuova scoperta assolutamente straordinaria: lo specchio di poppa era perfettamente conservato. Una volta capovolto ha rivelato l’immagine di un cigno, probabilmente il nome della nave e una data, quella del varo: 1636. Infatti, per identificare le imbarcazioni venivano incisi sullo specchio di poppa il nome, la data di costruzione e lo stemma della città di origine, in questo caso ancora da identificare.

Il ritrovamento è talmente fuori dal comune da far affermare all’archeologa navale Minna Koivikko, partecipante alle ricerche, che “questa scoperta ripristina la mia fede nei miracoli. Non ho mai sperimentato nulla di simile in trent’anni di carriera”.

“Queste nuove scoperte – ha aggiunto l’archeologo Martijn Manders – sono un ottimo punto di partenza per ulteriori ricerche. Conoscere l’anno di varo di questa nave, il 1636, e avere un’indicazione del suo nome, ci aiuta a conoscere meglio il contesto storico. Potremmo persino essere in grado di identificare le persone che erano a bordo”.

“Le nuove scoperte – ha sottolineato Manders – ci aiutano anche a saperne di più sul Fluit, una nave semplice e comune che ha creato le circostanze giuste per la prima globalizzazione. Il Fluit evidenziava il tipico approccio olandese alla costruzione navale e simboleggiava il fiorente commercio marittimo dell’epoca”.

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