Digitale, l’attivismo di Monitora PA segnalato al Garante

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L’attivismo del gruppo Monitora Pa finirà sotto la lente del Garante della Privacy. Il gruppo di hacker, che da inizio anno ha bersagliato migliaia di caselle di posta elettronica di Pa, scuole, ospedali e partiti politici per intimare di abbandonare strumenti come Google Analytics e Fonts, pena la denuncia all’Autority per ‘fuga’ di dati oltreoceano, è oggetto proprio di una segnalazione sottoscritta da circa 60 esperti di diritto digitale (https://studiolegalelisi.it/wp-content/uploads/2022/09/Segnalazione-Garante.pdf). “Lo scopo non è di condannare in toto le azioni portate avanti in questi mesi da Monitora Pa – spiega l’avvocato Andrea Lisi, presidente di Anorc Professioni e tra gli autori della segnalazione – ma è doveroso porre in evidenza i profili di illiceità e i pericoli insiti in tali azioni di ‘attivismo digitale'”.

Secondo l’esperto di diritto dell’informatica, benché le intenzioni siano condivisibili, il metodo di Monitora Pa è “prendersela con le vittime, invece di andare dai carnefici. Una soluzione troppo comoda e soprattutto compiuta con azioni minacciose, di spamming, che violano la privacy. Perché per vincere questa battaglia contro i Gafam (acronimo che indica le 5 multinazionali dell’IT) è troppo comodo – e un po’ vigliacco – attaccare indirettamente oggi i titolari che si servono dei servizi e che hanno una condizione contrattuale sproporzionata, quindi non possono difendersi contro i giganti web, che abbiamo lasciato crescere indisturbati in questi anni di totale far web”.

Per l’esperto non è materia per ‘sceriffi’ e ‘giustizieri’ fai da te del web, ma serve appunto portare la questione all’Autorità garante della protezione dei dati e ad altre istituzioni competenti. La segnalazione è stata infatti anche girata ad Anac.

“Se c’è una situazione di incertezza circa il ricorso a fornitori extra Ue- spiega Lisi- è il Garante che deve intervenire per fare chiarezza. Potrebbe formulare indicazioni e linee guida, e potrebbe, assieme ad Anac, stimolare i legislatori che sono gli unici a poter veramente regolare la materia”. Insomma, “solo l’Autorità può innescare una reazione a catena per sollecitare il Parlamento a intervenire su un tema che come è evidente deve essere affrontato”.

1 commento

  1. L’iniziativa di Anorc Professioni assomiglia molto ad un tentativo di intimidazione simile alle cause per diffamazione in sede civile intentate, spesso e volentieri dai nostri politici, ogni volta che vengono “beccati” con le mani nella marmellata e ritengono la loro “immagine” danneggiata.

    Se le P.A. (e, ovviamente, anche i privati) sono stati così sprovveduti da affidarsi completamente al software proprietario non vedo perché sia “lesa maestà” chiamarli a rispondere per la loro incompetenza.

    Peraltro per la P.A. c’e’ anche l’aggravante che, nella scelta del software, avrebbero dovuto dare preferenza al software a “sorgente aperto” (artt. 68 e 69 del C.A.D. + una sentenza della Corte Cost.le – n. 122 del 23 marzo 2010). Inoltre, a fronte di una parità di funzionalità e prestazioni tra i diversi software adottati, in assenza di una valutazione comparativa scritta – come da linee guida dell’AGID per l’acquisizione e il riuso del software, c’e’ il rischio che si configuri anche l’ipotesi di danno erariale.

    Le P.A. Avrebbero dovuto fare tesoro del claim di una vecchia pubblicità che recitava “Io a scatola chiusa compro solo A*****ni”.

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