Porto di Ancona, il Presidente Garofalo: fieri della presenza di Fincantieri nello scalo

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L’azienda realizza un importante investimento in innovazione tecnologica e nella sostenibilità ambientale. La nave da crociera Viking Neptune, consegnata ieri alla Viking Cruises, è dotata di un modulo sperimentale di alimentazione a idrogeno

Un fiore all’occhiello della cantieristica mondiale. La nave Viking Neptune, consegnata ieri da Fincantieri alla compagnia armatrice norvegese Viking Cruises nello stabilimento di Ancona, rappresenta un fondamentale passaggio nello sviluppo delle tecnologie per la sostenibilità ambientale nel trasporto marittimo.

Viking Neptune, con una stazza lorda di 47.800 tonnellate circa, può ospitare 930 passeggeri in 465 cabine. Rispetto alle precedenti realizzazioni, compie un ulteriore salto di qualità nella progettazione, fornitura e gestione di navi da crociera rispettose dell’ambiente in quanto è stato installato a bordo un modulo sperimentale di celle a combustibile alimentate a idrogeno. Un passo avanti per ampliare l’uso di questo sistema di generazione, il cui sviluppo potrà garantire navigazione e permanenza in porto a emissioni ridotte.

Viking Neptune è la nona nave costruita ad Ancona da Fincantieri per Viking, parte di un accordo che prevede la realizzazione di 12 navi negli stabilimenti italiani del gruppo. Le precedenti, realizzate nello scalo dorico, sono state Viking Sea, Viking Sky, Viking Sun, Viking Orion, Viking Jupiter, Viking Venus, Viking Mars. E’, invece, in banchina di allestimento Viking Saturn. Altre due navi saranno costruite ad Ancona e consegnate entro il 2025.

“Siamo fieri che Fincantieri realizzi, nello stabilimento di Ancona, navi così innovative e pionieristiche nell’applicazione di tecnologie orientate alla sostenibilità ambientale – afferma il presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centrale, Vincenzo Garofalo -. La dimostrazione che la produzione di navi da crociera rappresenta un’opportunità, non solo dal punto di vista economico e occupazionale, ma anche di portare sul territorio tecnologie che contribuiscono al complesso percorso di transizione ecologica che lo shipping sta affrontando a livello mondiale. In questa evoluzione, il porto di Ancona c’è”.

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