Da un laboratorio torinese di analisi il new deal della parità di genere

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Bioleader, con la certificazione Bureau Veritas, lancia la formula per conciliare vita privata e vita professionale.

Come conciliare la vita privata con la vita lavorativa? Questo il principale quesito al quale ha dato risposte coerenti un laboratorio di analisi specializzato nella sicurezza alimentare e nei controlli analitici tagliando – primo nel suo settore – il traguardo della certificazione sulla gender equality.

Grazie al progetto imprenditoriale lanciato dalle due socie fondatrici, Franca di Giovanni e Ombretta Pellerey, Bioleader si candida a diventare un vero e proprio caso di studio nel campo della parità di genere.

L’ufficializzazione di questo ruolo pionieristico è arrivata con la certificazione per la parità di genere rilasciata da Bureau Veritas Italia, in conformità alla norma UNI/PdR 125:2022.

Bioleader, società torinese che fra l’altro, attraverso Rete Biolab di cui è cofondatrice, è presente con venti sedi in tutta Italia, è una società particolare: il suo quadro dirigente e il suo staff, infatti, sono formati solo da donne con l’unica eccezione di un uomo, assunto di recente.

La parità di genere sembrerebbe dunque non essere un problema, ma il vertice della società l’ha pensata in modo differente: proprio questa struttura può essere un perfetto… terreno di coltura per affrontare con serietà il tema dell’equilibrio corretto fra vita privata e vita professionale.

Bioleader ha quindi chiesto la certificazione gender equality per valorizzare una cultura aziendale e alcune best practice già in essere da tempo, rendicontando non solo gli indicatori obbligatori per le microimprese, con cui ha raggiunto il punteggio del 100%, ma anche altri indicatori che comunque erano già tenuti sotto controllo.

Bioleader ha quindi posto in essere, come previsto dalle procedure di certificazione, un Comitato Guida per la parità di genere, composto dalle due socie e dalla collaboratrice con la più elevata anzianità aziendale.

“Applicare la UNI/PdR 125:2022 ci ha permesso di mettere a fuoco gli elementi chiave per migliorare la nostra capacità di gestione delle pari opportunità. Siamo passati – ha affermato Ombretta Pellerey – da un approccio “istintivo”, guidato dalla sensibilità naturale e dal buon senso, a un approccio organizzato con metodo, che ci permette di essere più oggettive ed efficaci”.

“In una realtà a prevalenza femminile può sembrare strano parlare di parità di genere: eppure una delle sfide più grandi, soprattutto per le lavoratrici – ha concluso Franca di Giovanni – sulle quali prevalentemente ricadono le responsabilità familiari, è proprio la conciliazione vita privata-vita lavorativa: ed è su questo impegno che continueremo a interrogarci e a migliorare la nostra organizzazione”.

 

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