Quando in gondola si andava in battaglia

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Imbarcazione d’assalto normanno-vichinga dell’XI secolo, dagli arazzi di Bayeux (collection Ville de Bayeux)

Nel XVI secolo l’esigenza di difendersi e mantenere il predominio sui  territori dell’Italia del Nord,    spinse il Governo della Serenissima  a trasformare l’imbarcazione in un mezzo di difesa agile, munito di  due rostri per affondare le navi nemiche. Sono poche le fonti documentarie che rivelano questo processo di adattamento bellico,  sottoposto per tutto il secolo ad un vero e proprio segreto di stato.  A rivelarlo è uno studio del Cnr-Isac pubblicato sulla rivista ‘Méditerranée – Journal of Mediterranean geography’

La gondola non è sempre stata l’imbarcazione leggera e decorata,  adatta alle passeggiate romantiche, come quella che siamo abituati ad  osservare nei canali veneziani. Nel XVI secolo da semplice mezzo di  trasporto fu adattata ad esigenze di difesa militare. A rivelarlo è  uno studio di carattere storico a cura di Dario Camuffo dell’Istituto  di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle  ricerche e pubblicato sulla rivista Méditerranée – Journal of  Mediterranean geography.

Una gondola a doppia punta, del tipo in uso fino al 1508 (dalla Carta di Venezia di Breydenbach, 1486)

“All’inizio era una semplice barchetta tipo canoa, la cymbula Romana,  come mostrano i mosaici del VI sec. custoditi nella chiesa di S.  Apollinare Nuovo a Ravenna, nella Basilica di San Marco a Venezia,  (rappresentazione del trasporto delle reliquie del santo, XII sec.),
nelle illustrazioni di alcuni codici medievali. Probabilmente i  contatti di Marco Polo con la Cina hanno favorito alcune somiglianze  con le barche da palude asiatiche, e le due più importanti sono l’adozione del fondo piatto, adatto per le acque poco profonde, e la cabina parasole mobile in cannucciato”, spiega Camuffo.

Fino a tutto il 1400 e i primi anni del 1500, la gondola era  simmetrica, arcuata a mezzaluna, senza ferri decorativi, come si  osserva nei quadri di Carpaccio, Bellini, Mansueti o nella famosa  carta di Venezia a volo d’uccello di Jacopo de’ Barbari.

Una gondola del tipo d’assalto (ispirato alle imbarcazioni pirata normanno-vichinghe) costruita a partire dal 1509 sino alla fine del XVII secolo. (dalle illustrazioni di Jacopo Franco (1610) alla Biblioteca Nazionale Marciana, Venezia)

Poi, nel 1500, ha subito una profonda trasformazione. Le motivazioni e il momento esatto di tale cambiamento sono stati per lungo tempo ignorati. Secondo lo studioso del Cnr la mancanza di fonti a tale riguardo è ascrivibile al fatto che la gondola divenne un’imbarcazione ‘da assalto’, le cui caratteristiche, per il Governo della Serenissima, dovevano essere coperte da segreto militare. Le circostanze storiche si legano alla nascita della Lega di Cambrai, il 10 dicembre 1508, coalizione delle maggiori potenze europee
dell’epoca, (Sacro Romano Impero, Spagna e Francia) contro la Serenissima per l’egemonia su diversi territori della penisola italiana.

“Rinforzata, simmetrica, molto simile ai vascelli pirata vichingo-normanni (come negli arazzi di Bayeux), rialzata a entrambe le estremità, la gondola cinquecentesca era munita di robusti ferri acuminati a rostro in basso e ascia in alto sia a prua che a poppa per andare contro le barche nemiche e sfondarne il fasciame”, continua il ricercatore. “Venezia istituì una flotta fluviale destinata a piccole e veloci incursioni, caratterizzata da barche manovrabili in spazi ristretti e in entrambe le direzioni (avanti e indietro senza doversi girare), robuste e dotate di rostri per affondare le imbarcazioni nemiche”.
A rafforzare la tesi del segreto militare è l’analisi delle rappresentazioni cinquecentesche della gondola: queste, oltre ad essere scarse, sono molto stilizzate o piccole, tali da non far emergere le nuove caratteristiche della barca. Il silenzio per quasi un secolo appare quindi giustificato da serie ragioni di stato. Venezia alla fine del Cinquecento arrivò a possedere 10.000 gondole, contro le 400 di oggi.

Imbarcazione d’assalto normanno-vichinga dell’XI secolo, dagli arazzi di Bayeux (collection Ville de Bayeux)

“Martin Sanudo, cronista veneziano, nel suo Diario del 1509 testimonia che dopo la disfatta di Agnadello, nell’ Arsenale di Venezia si stavano costruendo in gran segreto barche leggere per risalire il Po e l’Adige e fare incursioni belliche con razzie nel Ferrarese. Pietro
Bembo e Francesco Guicciardini riferiscono che anche i cittadini veneziani erano invitati a partecipare con le loro barche ed erano autorizzati a tenere quanto riuscivano a saccheggiare. In pratica, la gondola era ritenuta la nuova arma segreta che avrebbe dovuto determinare il cambiamento delle sorti della guerra. La rinnovata forma venne ben documentata solo quando tornò la pace, alla fine del XVI secolo, come appare nei quadri di Andrea Vicentino, Leandro da Bassano, Girolamo Forabosco, Joseph Heinz il Giovane e molti altri pittori. Questa forma rimase invariata dal 1509 alla seconda metà del XVII secolo” aggiunge il ricercatore.

Una gondola in un quadro del Guardi circa 1775

Alla fine XVII secolo, in tempi di pace, la gondola si è andata trasformando gradualmente per divenire la romantica barca barocca che conosciamo oggi, testimoniata dai quadri, dal Canaletto in poi, con un ferro decorativo e di bilanciamento davanti, un piccolo ricciolo a
poppa e una cabina smontabile per le intemperie o la privacy.

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