Sul palcoscenico del Teatro Cortesi di Sirolo, 28 agosto, 21,30, Il domatore di Vittorio Franceschi

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Sul palcoscenico del Teatro Cortesi di Sirolo, 28 agosto, 21,30, Il domatore di Vittorio Franceschi: un testo teatrale moderno sviluppato scenicamente attraverso l’intervista. Il regista Matteo Soltanto è persuasivo. E gli attori traducono il pensiero suo nella forma più semplice e più limpida che sanno. Vittorio Franceschi e Chiara Degani: due anime che hanno l’istinto di dare sentimenti e ai pensieri l’espressione più piana e più immediata, senza sovraccarico inutile di accenti o di atteggiamenti. Perché anche loro hanno il bel carattere italiano dell’arte sana e limpida. «È difficile parlare di un testo teatrale – dice Vittorio Franceschi – prima che esso abbia preso corpo e voce, gesto e silenzi nello spazio scenico.  Un testo teatrale non è un’opera esatta, finita e immutabile come una scultura o un dipinto al museo o una poesia in un libro».

Il domatore Cadabra, interpretato da Franceschi, è un professionista che addestra animali selvatici, in particolare nella pratica circense o per spettacoli di intrattenimento. Si tratta di un mestiere che richiede grande esperienza e capacità nella gestione e nell’addestramento di animali esotici, come leoni, tigri, elefanti, cavalli o altri animali spesso presenti in uno spettacolo di doma. Il domatore può lavorare sia in teatri o circhi, sia in parchi di divertimento o show itineranti. Il suo obiettivo è quello di creare una nuova relazione con gli animali per poterli addestrare in modo sicuro e responsabile, nonché per realizzare una performance che sia allo stesso tempo divertente e coinvolgente per il pubblico. Tuttavia, la legge che proibisce l’impegno di animali nei circhi, da poco varata, impedisce a Cadabra di lavorare, perciò deve lasciare il circo, metafora della vita. La sua storia sarà raccolta da una intraprendente giornalista, interpretata da Chiara Degani, che racconterà le vicende umane ed esistenziali del “grande domatore”.   

La morale della storia è nel significato delle illusioni perché la verità è spietata. «Sapendo bene che la verità, che è spietata ma ha pietà di noi, se ne resta là, nascosta fra le pieghe di quel sipario che ogni sera, senza nulla rivelare, si chiude… anche quando il sipario non c’è. In questo testo si parla di leoni e di tigri, di clowns e di Santi, di case costruite partendo dal tetto e di grandi amori fuggiti via. E di anime che si incontrano e si scambiano il dolore come pegno. L’unica cosa che dura e non tradisce», ha chiarito Franceschi.

Il testo è stato composto durante la pandemia e pubblicato dall’editore Raffaelli, rappresentandolo in diversi teatri italiani all’età di 85 anni. Lo spettacolo è stato prodotto dalla Fondazione Teatro Due di Parma e Ctb – Centro Teatrale Bresciano. Franceschi ha vinto con Il domatore il Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2022 come Migliore novità italiana e il Premio Franco Enriquez 2023 il premio per la drammaturgia pe il suo ultimo spettacolo.

VITTORIO FRANCESCHI biografia

Vittorio Franceschi (Bologna, 1936) ha lavorato con i maggiori Teatri Stabili italiani e con alcuni fra i più importanti registi, italiani ed europei: Benno Besson, Massimo Castri, Monica Conti, Alessandro D’Alatri, Matthias Langhoff, Gabriele Lavia, Nanni Loy, Piero Maccarinelli, Francesco Macedonio, Mario Missiroli, Walter Pagliaro, Luca Ronconi, Marco Sciaccaluga, Aldo Trionfo, Andrzej Wajda.Ha interpretato fra gli altri Edipo (Sofocle); Tartufo (Molière); Robespierre (Przybyszewska); Il reduce (Ruzante); Paragone, Jacques e Gloucester (Shakespeare); Pécuchet (Kezich e Squarzina da Flaubert); Godson (Malaparte); Sampognetta e Hinkfuss (Pirandello); Borkman (Ibsen); Nicolaj Sarincev (Tolstoj); Il signore (Strindberg); Hamm (Beckett); Akàkij Akàkievič (Franceschi da Gogol). Ha recitato per una stagione in lingua francese alla Comédie de Genève.Sue opere teatrali sono tradotte e rappresentate in Céchia, Croazia, Finlandia, Francia, Germania, Polonia, Portogallo, Russia, Scozia, Spagna, Svizzera. Tra i principali riconoscimenti: Premio Riccione/ATER (1976); Targa Saint-Vincent (1983); Premio IDI (1991 e 1992); Premio UBU (1999 e 2006); Premio ETI-Olimpici del Teatro (2006); Premio Hystrio (2006); Premio della Critica (2009); Targa Paolo Volponi (2014); Premio Le Maschere del Teatro Italiano (2022). Nel 2008 Il Comune di Bologna gli ha attribuito il Nettuno d’oro “per il suo straordinario percorso nella parola teatrale”.È stato per trent’anni insegnante e condirettore della Scuola di Teatro “Alessandra Galante Garrone” di Bologna.

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