Assagenti: bene il terzo valico nel 2026, ma bisogna investire sulla linea Tortona-Milano

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“Non c’è solo il Terzo Valico che si avvia a compiere un secolo e mezzo di riflessione dal primo progetto; esiste anche la necessità cogente di coordinare i tempi di questa infrastruttura di enorme importanza strategica per il nord ovest italiano e per il trasporto delle merci e dei container da e per il porto di Genova, con quelli degli altri interventi infrastrutturali in atto, in primis la nuova diga del porto, ma anche quelli sulla rete ferroviaria indispensabili per rendere davvero efficace questa opera che dovrebbe essere ultimata all’inizio del 2026”.

Intervenendo a un convegno dell’Istituto Internazionale delle Comunicazioni nell’ambito della Genoa Shipping Week in corso di svolgimento nel capoluogo ligure, Paolo Pessina, il Presidente di Assagenti Genova che della settimana dello shipping è l’associazione-regista, ha aperto il vaso di Pandora delle grandi opere la cui efficacia e i cui effetti benefici sull’economia e sulla logistica (ed è accaduto anche in Svizzera con Alptransit e una galleria del Gottardo trasformatasi da asse del corridoio Tirreno-Centro Europa in un super-efficiente metro fra Lugano e Zurigo) sono spesso compromessi dal mancato coordinamento degli altri interventi apparentemente meno rilevanti sulla rete, ma essenziali per garantire la piena funzionalità delle grandi infrastrutture di trasporto. Pessina ha acceso i riflettori sul potenziamento delle linee fra Tortona e Milano (previsto come minimo due anni dopo l’ultimazione del Terzo Valico), sul nodo di Milano e sul quadruplicamento delle linee della Brianza, per non parlare del tratto fra Chiasso e Lugano, che il governo svizzero non pare intenzionato a finanziare.

Nell’elogiare il coordinamento in atto a Genova (fra Diga portuale, Terzo Valico e nodo di Genova) Pessina ha sottolineato l’importanza determinante di un trasferimento di merci e container dalla strada alla rotaia per assicurare al porto di Genova, specie nella prospettiva di approdo delle grandi navi, quella fluidità di smistamento che già oggi è resa precaria dal costante congestionamento del sistema autostradale.

 

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