L’Italia e l’Europa ‘alleati’ nell’economia globalizzata

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Giorgia Meloni Presidente del Consiglio dei Ministri
“Le scelte che il nostro Governo e l’Europa prenderanno nelle prossime settimane saranno oltremodo decisive per la vita delle persone e delle imprese, in particolare per quanto riguarda il nostro Paese: dalla legge di Bilancio alla ratifica del Mes da parte dell’Italia al nuovo Patto di stabilità europeo, che deve essere approvato entro la fine dell’anno altrimenti torneranno in vigore le vecchie regole”. Inizia così una riflessione sui prossimi passi economici del Governo da parte di Ubaldo Livolsi, professore di Corporate Finance e fondatore della Livolsi & Partners S.p.A., nel nuovo appuntamento con la sua rubrica con l’agenzia Dire, curata da Angelica Bianco.
“Le agenzie di rating, da Fitch e a Moody’s, hanno colto bene il paradosso e l’ambivalenza dell’Italia- continua- Il nostro Paese da un lato è positivamente caratterizzato da un’economia ampia, diversificata e ad alto valore aggiunto, dall’appartenenza all’Eurozona e dalla solidità delle sue istituzioni, dall’altra parte giocano contro il debito pubblico elevato – l’anno prossimo lo Stato dovrà attrarre compratori per titoli pubblici pari a circa 415 miliardi di euro – la politica fiscale poco rigorosa, un potenziale di crescita ridotto e un contesto di tassi passivi elevati. Circa il nuovo Patto di stabilità, la sintesi che i Paesi europei hanno trovato è buona nel metodo. I percorsi di risanamento del debito dovranno essere basati su un’analisi di sostenibilità dello stesso. L’obiettivo è di dare un equilibrio tale che il debito non esploda tra qualche anno in caso di choc finanziari come quelli che abbiamo sperimentato, dalla crisi finanziaria del 2008 alla pandemia del 2020 e alla crisi energetica del 2022. Se questa è la prospettiva, devono essere presi in considerazione fattori come le dinamiche produttive o l’invecchiamento della popolazione, cui sono connessi il peso futuro che avranno pensioni e sanità o la disponibilità di manodopera giovanile”.
“Il Governo italiano, concentrandosi sul debito– spiega ancora Livolsi- che è il suo tallone di Achille, rischia di trascurare il tema della crescita. Non è un caso che l’Fmi ha consigliato all’Esecutivo di Roma di anticipare l’aggiustamento di bilancio e di essere più ambizioso, nonché, letteralmente, ‘di pensare anche a riforme strutturali e favorevoli alla crescita che non sono previste nella legge di Bilancio’. Per quanto riguarda il nostro Paese, il Fondo monetario internazionale stima una crescita che resterà ancorata allo 0,7% sia quest’anno che il prossimo, mentre l’inflazione media dovrebbe scendere dal 6% del 2023 al 2,6% del 2024. La parola chiave è produttività, che si ottiene attraverso investimenti in tecnologia e innovazione, che richiedono finanziamenti dallo Stato e dall’Europa. Tuttavia, come ha ricordato Mario Draghi, a capo del Gruppo di lavoro incaricato da Bruxelles di stilare un rapporto sulla competitività perduta dell’Europa rispetto non solo agli Stati Uniti e al Giappone, ma anche alla Corea del Sud e alla Cina, questa sfida la si vince nel contesto di conclusioni comuni cui deve giungere l’Europa. Un’idea condivisibile: bisogna evitare che le economie europee siano in concorrenza tra loro. In questo senso – questa è ancora l’opinione dell’ex premier ed ex presidente della Bce – è una contraddizione che non ci siano un’Unione militare comune e che le industrie belliche degli Stati membri abbiano strategie separate e in contraddizione le une con le altre”.
“Non solo- prosegue Livolsi- le risoluzioni che deve decidere l’Europa (e quindi l’Italia) vanno pensate considerando i cambiamenti in atto del mondo globalizzato. In Europa vige il divieto agli aiuti di Stato, una scelta teoricamente corretta perché una sana economia non può esistere se non sono tutelate le condizioni di libera concorrenza sul mercato. Tuttavia, tale approccio si scontra, per esempio, con la politica cinese che sta concedendo prestiti ai Paesi africani, i quali non saranno in grado di rimborsarli e quando saranno scaduti saranno costretti a ripagare il debito con loro risorse e le loro infrastrutture, dalle terre rare ai porti commerciali.
Allo stesso modo non favorisce la libera concorrenza l’Inflation Reduction Act, la legge tramite la quale l’Amministrazione Biden sta distribuendo oltre 500 miliardi di dollari in sussidi per compensare le aziende Usa che non commercializzano in Cina e aiutarle nella transizione verde. Difficile per l’Europa rinunciare al principio di libera concorrenza? Una strada l’Europa l’ha già trovata. Il piano Next Generation Eu, di cui il Pnrr fa parte, ha consentito che per la prima volta gli investimenti pubblici potessero essere finanziati attraverso il debito comune tramite l’emanazione di eurobond. Questo potrebbe essere il benchmark”.
“Grazie anche all’autorevolezza internazionale della premier Giorgia Meloni, è importante che il Governo italiano, in un momento di decisioni così complesse da prendere e di nuove dinamiche e trasformazioni macroeconomiche, sia un coraggioso protagonista di queste scelte, senza temere che rappresentino anche delle discontinuità con il passato e con la tradizione dell’Unione, perché si tratta di questioni che peseranno per i prossimi 15/20 anni. Provvedimenti concepiti con una visione di uno/due anni non possono che essere riduttivi e penalizzanti per i cittadini e le imprese italiane” conclude Livolsi.

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