Disuguaglianze: 5 Paperoni raddoppiano in 3 anni le proprie fortune

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Il rapporto di Oxfam international sulle disuguaglianze che viene tradizionalmente diffuso nella giornata inaugurale del Forum di Davos (15-19 gennaio 2024 evidenzia come i 5 uomini più ricchi del mondo abbiano più che raddoppiato nell’arco dell’ultimo triennio il proprio patrimonio al ritmo di 14 milioni di dollari l’ora, mentre quasi 5 miliardi di persone sono diventate più povere

Elevate e crescenti disuguaglianze rappresentano un tratto tristemente distintivo dell’epoca in cui viviamo, che può definirsi il “decennio di grandi divari” con miliardi di persone costrette a vedere crescere le proprie fragilità e a sopportare il peso di epidemie, carovita, conflitti, eventi metereologici estremi sempre più frequenti e una manciata di super-ricchi che moltiplicano le proprie fortune a ritmi parossistici.

È quanto emerge dall’ultimo Rapporto sulle Disuguaglianze che Oxfam International, la Confederazione di organizzazioni no-profit che si dedica alla riduzione della povertà globale attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo, presenta in occasione della Giornata inaugurale del World Economic Forum di Davos (15- 19 gennaio 2024) che ospita ogni anno i leader mondiali per affrontare le questioni globali e trovare soluzioni alle sfide più urgenti del mondo.

Dal 2020, i 5 uomini più ricchi al mondo (Elon Musk, Bernard Arnault, Jeff Bezos, Larry Ellison e Warren Buffett) hanno raddoppiato le proprie fortune (+114%), passando da 405 miliardi a 869 miliardi di dollari ad un ritmo di 14 milioni di dollari l’ora, mentre 5 miliardi di persone sono diventate più povere. Se le tendenze attuali dovessero continuare, la povertà non sarà sradicata prima di altri 229 anni. Inoltre, 7 delle 10 società più grandi al mondo hanno un miliardario come amministratore delegato o principale azionista, e valgono 10.200 miliardi di dollari, equivalenti più del PIL combinato di tutti i Paesi dell’Africa e dell’America Latina.

“Stiamo assistendo all’inizio di un decennio di divisioni, con miliardi di persone che si fanno carico di sopportare il peso di epidemie, inflazione, guerre, mentre le fortune dei miliardari crescono – ha affermato ha osservato Amitabh Behar, Direttore esecutivo ad interim di Oxfam International – Questa disuguaglianza non è casuale, i miliardari si assicurano che le aziende forniscano loro più ricchezza a spese di tutti gli altri.  Il potere societario e monopolistico è fuori controllo. È una macchina che genera disuguaglianze, spremendo i lavoratori, eludendo le imposte, privatizzando lo Stato e stimolando il collasso climatico, le aziende stanno incanalando una ricchezza senza limiti e un potere verso i propri proprietari ultra ricchi, minando le nostre democrazie e i nostri diritti, Nessuna impresa o individuo dovrebbe avere così tanto potere sulle nostre economie e vite: per essere chiari, nessuno dovrebbe avere un miliardo di dollari”.

L’impennata della ricchezza enorme nell’ultimo triennio si è consolidata, mentre la povertà globale rimane impantanata ai livelli pre-pandemia, aumentando le disuguaglianze. Oggi, i miliardari sono, in termini reali, più ricchi di 3.300 miliardi di dollari rispetto al 2020 e la loro ricchezza è cresciuta tre volte più velocemente del tasso di inflazione.

Nonostante rappresentino solo il 21% della popolazione mondiale, i Paesi ricchi del Nord del mondo possiedono il 69% della ricchezza globale e ospitano il 74% della ricchezza miliardaria mondiale.

La proprietà azionaria avvantaggia in modo schiacciante i più ricchi. L’1% più ricco possiede il 43% di tutte le attività finanziarie globali: il 48% della ricchezza finanziaria in Medio Oriente, il 50% in Asia e il 47% in Europa.

L’incremento dei patrimoni dei miliardari rispecchia la straordinaria performance delle società che essi controllano. Il 2023 è destinato, in particolare, ad essere ricordato come l’anno più redditizio di sempre. Complessivamente, 148 tra le più grandi aziende al mondo hanno realizzato profitti per circa 1.800 miliardi di dollari tra giugno 2022 e giugno 2023, con un aumento del 52,5% degli utili rispetto alla media dei profitti nel quadriennio 2018-21. Per ogni 100 dollari di profitti generati da 96 tra i maggiori colossi globali, 82 dollari sono finiti nelle tasche degli azionisti sotto forma di dividendi o riacquisti azionari.

Bernard Arnault, il secondo uomo più ricco del mondo, multato dall’organismo antitrust francese, possiede l’impero dei beni di lusso LVMH e il più grande media francese Les Echos, e Le Parisien.

Aliko Dangote, la persona più ricca dell’Africa, detiene un quasi monopolio sul cemento in Nigeria e l’espansione del suo impero sul settore petrolifero ha sollevato preoccupazioni circa la creazione di un altro monopolio privato.

Il patrimonio di Jeff Bezos, pari a 176,4 miliardi di dollari, è aumentato di 32,7 miliardi di dollari all’inizio del decennio. Il governo degli Stati Uniti ha citato in giudizio Amazon, la fonte della fortuna di Bezos, per aver esercitato il suo “potere monopolistico” per aumentare i prezzi, peggiorare il servizio per gli acquirenti e soffocare la concorrenza.

“I monopoli danneggiano l’innovazione e schiacciano il lavoratori e le piccole imprese – ha proseguito Behar – Il mondo non ha dimenticato come i monopoli farmaceutici abbiano privato milioni di persone dei vaccini contro il Covid-19, creando un’apartheid razzista e al tempo stesso un nuovo club di miliardari”.

In tutto il mondo le persone lavorano di più e per orari più lunghi, spesso per salari bassi in lavori precari e non sicuri. I salari di quasi 800 milioni di lavoratori non sono riusciti a tenere il passo con l’inflazione e hanno perso 1,5 trilioni di dollari negli ultimi due anni, l’equivalente di quasi un mese (25 giorni) di salario perso per ogni lavoratore.

Un’analisi di Oxfam sui dati della World Benchmarking Alliance, ha rilevato che su oltre 1.600 tra le più grandi aziende di tutto il mondo solo l0 0,4 di esse si impegna pubblicamente a pagare ai lavoratori un salario dignitoso e a sostenere che altrettanto avvenga nelle loro catene del valore. Ci vorrebbero 1.200 anni affinché una donna che lavora nel settore socio-sanitario guadagni quanto mediamente un Amministratore delegato delle 100 maggiori aziende inserite nell’elenco di Fortune guadagna in un anno.

Il Rapporto di Oxfam mostra anche come la “guerra alla tassazione” condotta da parte delle multinazionali abbia visto l’aliquota effettiva dell’imposta sulle società diminuire di circa un terzo negli ultimi due decenni, mentre le multinazionali hanno incessantemente privatizzato il settore pubblico e segregato servizi come l’istruzione e l’acqua.

“Abbiamo le prove e conosciamo la storia – ha concluso Behar – I poteri pubblici possono tenere a freno il potere senza limiti delle imprese e le disuguaglianze, modellando il mercato per renderlo più equo e libero dal controllo miliardario. I governi intervenire per spezzare i monopoli, dare più potere ai lavoratori , tassare questi enormi profitti aziendali e, soprattutto, investire in una nuova era di beni e servizi pubblici”.

A tal fine, Oxfam chiede ai Governi di ridurre rapidamente e radicalmente disuguaglianze tra i super-ricchi e il resto della società:
– Rivitalizzando lo Stato. Uno Stato dinamico ed efficace è il migliore baluardo contro il potere sfrenato delle imprese. I Governi dovrebbero garantire la fornitura universale dell’assistenza sanitaria ed esplorare opzioni pubbliche in settori che vanno dall’energia ai trasporti.

– Contenendo il potere delle multinazionali, anche rompendo i monopoli e democratizzando le regole per i brevetti. Ciò significa anche legiferare su salari dignitosi, limitare la retribuzione degli Amministratori delegati e nuove tasse sui super-ricchi e sulle società, comprese le tasse sulla ricchezza e sui profitti in eccesso. Oxfam stima che un’imposta patrimoniale sui milionari e miliardari del mondo potrebbe generare 1,8 trilioni di dollari l’anno.

– Reinventando le imprese.  Le imprese competitive e redditizie non devono essere ostacolate dall’avidità degli azionisti. Le imprese di proprietà democratica riescono a distribuire meglio gli utili. Se solo il 10% delle imprese statunitensi fosse di proprietà dei dipendenti si potrebbe raddoppiare la quota di ricchezza della metà più povera della popolazione statunitense, compreso il raddoppio della ricchezza media delle famiglie nere.

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