Ance Liguria: con l’obbligo assicurativo sulle catastrofi naturali per le imprese spariscono gli indennizzi pubblici?

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Dal 30 dicembre scorso tutte le imprese italiane devono essere assicurate contro il rischio catastrofi. Lo sancisce una legge pienamente in vigore, ma quali siano le motivazioni, le conseguenze e gli effetti indotti di questa normativa che va recepita forzosamente sia dalle compagnie di assicurazione, ovviamente, che dalle imprese, con la sola eccezione delle imprese agricole, che, a tutti gli effetti, non hanno più come controparte lo Stato nel caso di catastrofi naturali, non è dato sapere.

L’interrogativo è sollevato con forza da ANCE Liguria, che non casualmente rappresenta imprese collocate in una regione fra le peggiori per rischio idrogeologico e collocata non nelle prime posizioni – secondo il terzo rapporto ASviS “I territori e lo sviluppo sostenibile” recentemente reso pubblico – proprio per quanto concerne gli interventi volti a mitigare questo rischio.

“In grande sintesi – sottolinea il presidente di ANCE Liguria, Emanuele Ferraloro – la nuova legge, da un lato, prevede che le imprese, nel caso di catastrofi, e quindi perdita di beni immobili e macchinari, non possano chiedere indennizzi allo Stato, anche se non sono stati adeguati i piani di bacino; dall’altro, che le compagnie di assicurazione debbano coprire questi rischi e non possano rifiutarsi di farlo”.

Ma con quali parametri dovrebbero essere fissati i premi assicurativi? Saranno sostenibili questi premi per le imprese? E se al momento di pagare gli indennizzi per una catastrofe, l’assicuratore volesse rifarsi sullo Stato o sulla Regione competente per territorio, se questi non hanno adeguato i piani di bacino o se non hanno effettuato gli interventi (come accaduto anche di recente nel caso di alluvioni), per minimizzare i rischi catastrofici?

Nel caso della Liguria, ANCE sottolinea come il 90% delle imprese sia insediato in aree sensibili a eventi catastrofici proprio per le caratteristiche del territorio e resta tutt’oggi inesplorato il valore dei premi che saranno richiesti dalle compagnie di assicurazione, specie se la legge del 30 dicembre si tradurrà, come apparentemente sembra, in una manleva del pubblico nei confronti dei danni subiti dalle imprese private.

“Più di un motivo – conclude Ferraloro – per chiedere un chiarimento complessivo sui criteri di applicazione della legge, sul ruolo del pubblico e sugli oneri economici o amministrativi che ricadranno o sulle imprese o sulle assicurazioni. Per non piombare al primo evento catastrofale, in una palude di competenze incerte e di danni certi, di contenziosi”.

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