Etiopia, scuola italiana cambia: informatica e telecomunicazioni

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La preside alla ‘Dire’ sul piano Mattei e l’omaggio di Meloni

Informatica e telecomunicazioni: è il nuovo indirizzo di studi superiori che partirà il prossimo settembre alla Scuola statale italiana di Addis Abeba “Galileo Galilei”. “L’Etiopia ha tanta manodopera non qualificata e invece quello che serve al Paese e all’Africa sono tecnici e professionisti specializzati” sottolinea la preside, Marina Venturella, 54 anni, palermitana.
L’intervista con l’agenzia Dire, in videocollegamento, segue una citazione del primo ministro Giorgia Meloni, che ha definito la sua visita nell’istituto di Addis Abeba dell’aprile scorso “una delle emozioni più belle dell’ultimo anno”.
Parole pronunciate in conferenza stampa con i giornalisti, in risposta a una domanda sul Piano Mattei che sarà presentato domenica e lunedì prossimi in occasione della Conferenza Italia-Africa a Roma. “Quello che va fatto in Africa”, ha detto ancora Meloni, “è difendere il diritto a non dover emigrare prima del diritto a poter emigrare”.
Si parte da queste parole con Venturella, arrivata in Etiopia dopo aver lavorato a lungo nella periferia di Palermo, dal settembre scorso responsabile di una scuola di riferimento con oltre 900 alunni di età compresa tra i tre e i 19 anni. “E’ importante che siano state pronunciate in risposta a una domanda sul Piano Mattei” sottolinea la preside. “Fanno presagire che il governo italiano, all’interno di questa iniziativa o come suo corollario, si occuperà anche di formazione; ai nostri alunni ho detto che ci piacerebbe che gli studi nella Scuola italiana permettessero di aprire orizzonti e possibilità, con nuove idee e competenze da mettere al servizio della crescita sociale del Paese dove vivono”.
Ad ascoltare, in otto casi su dieci, sono giovanissimi etiopi, a volte figli di coppie italiane ed etiopi. “Dalla sua fondazione nel 1954, che era seguita alla Seconda guerra mondiale e alla fine del colonialismo mussoliniano, la Scuola è cambiata molto” conferma Venturella. “In principio c’era anzitutto il legame con la comunità italiana che viveva qui, nella prospettiva di dare continuità alle radici linguistiche e culturali dei figli degli italiani residenti; poi l’utenza è mutata e oggi l’istituto punta non solo a mantenere i rapporti con le radici ma si inserisce nel sistema della formazione italiana nel mondo”.
Basta guardare la mappa del complesso, in via Belay Zeleke, nel centro di Addis Abeba: l’una accanto all’altra ci sono la scuola dell’infanzia e l’Istituto italiano di cultura, con gli alunni invitati a iniziative e incontri, come ad esempio la Settimana italiana del cinema.
E il nuovo indirizzo di studi, su informatica e telecomunicazioni? “E’ stato caldeggiato da Meloni, quando è stata qui” sottolinea la preside. “A dicembre è arrivato poi in visita il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara, che ha stretto un accordo bilaterale con la controparte etiope in particolare per la formazione tecnica e gli istituti tecnici superiori: credo che il governo italiano abbia intenzione di focalizzarsi sulle opportunità di specializzazione da creare sul posto”.
Anche i professori e gli alunni del “Galileo Galilei” guardano al futuro. Da qualche tempo quelli dell’indirizzo “Costruzione, ambiente e territorio” stanno sperimentando nel compound scolastico e nelle sue vicinanze tecnologie innovative per il rilevamento topografico, un’attività che in Etiopia è da sviluppare. “Siamo stati appena contattati da un museo per un possibile accordo sull’alternanza scuola-lavoro per gli studenti” riferisce Venturella: “Ci chiedono di contribuire alla mappatura di alcune zone di valore archeologico, in aree di difficile accesso”.
In vista della Conferenza Italia-Africa, un’ultima domanda riguarda gli sbocchi professionali. “Teniamo molto all’orientamento in uscita, perché non vogliamo che i risultati si disperdano” risponde Venturella. “I diplomati dello scorso anno del liceo in Scienze umane hanno proseguito per l’università iscrivendosi tutti, con l’eccezione di un solo studente, in atenei italiani ed europei, statunitensi o canadesi”.
L’augurio è che sia una buona notizia per l’Etiopia, senza perdere di vista il “diritto a non dover emigrare”: per chi parte, per chi resta e per chi torna.

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