Eolico offshore galleggiante: le opportunità per l’Italia

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È stato presentato lo Studio Strategico della Community dell’Eolico Floating Offshore Wind, un’iniziativa di The European House – Ambrosetti in collaborazione con i Partner Renantis, BlueFloat Energy, Fincantieri e Acciaierie d’Italia, che ha l’obiettivo di evidenziare il contributo della tecnologia al processo di decarbonizzazione del Paese e le ricadute di questa tecnologia sull’economia italiana e le filiere locali

Evidenziare il contributo dell’eolico offshore galleggiante al processo di decarbonizzazione del Paese e le ricadute di questa tecnologia sull’economia italiana e le filiere locali.

È questo l’obiettivo della Floating Offshore Wind Community, progetto lanciato nel corso del 49° Forum di Cernobbio (settembre 2023) da The European House – Ambrosetti, in collaborazione con i Partner Renantis, BlueFloat Energy, Fincantieri e Acciaierie d’Italia, nel corso del 49° Forum di Cernobbio (settembre 2023) che ha presentato a Roma il 2 febbraio 2024 lo Studio Strategico della Community che mette in risalto 10 punti di forza della tecnologia rispetto a 10 convinzioni errate sul tema.

La Community Floating Offshore Wind è nata con la forte convinzione che il contributo sinergico e complementare di tutte le tecnologie pulite disponibili debba essere sfruttato per accelerare il processo di decarbonizzazione e raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica. Infatti, si prevede che al 2050 la produzione di energia elettrica in Italia crescerà a oltre il doppio rispetto a quella attuale (600-700 TWh vs. 276 nel 2022), con le rinnovabili che contribuiranno tra il 95% e il 100% alla generazione elettrica totale. L’eolico sarà fondamentale: rappresenterà fino al 23% dell’elettricità totale generata (dal 7% del 2022), di cui fino al 10% proveniente dall’offshore rendendo necessaria l’installazione di almeno 20GW di eolico galleggiante entro il 2050.

“Ci troviamo in un momento storico decisivo per la decarbonizzazione del Paese e il raggiungimento dei target di energia pulita al 2030 e al 2050 – ha dichiarato Valerio De Molli, Managing Partner & CEO di The European House – Ambrosetti – Per cogliere questa sfida, l’Italia deve fare leva sull’eolico offshore galleggiante, il quale ha un forte potenziale energetico e limitati impatti ambientali e sociali. Il sistema industriale italiano ha inoltre importanti competenze nel settore dell’acciaio e della navalmeccanica, le quali possono essere sfruttate per costruire una posizione di leadership nel mercato globale di questa tecnologia con importanti benefici soprattutto nelle regioni del Sud. La Community ha lavorato quest’anno per creare consapevolezza sulle potenzialità di questa tecnologia verde e sull’urgenza di avviare gli investimenti, proponendo una precisa roadmap di azioni volte a dare certezza agli investitori affinché la catena del valore industriale nazionale possa organizzarsi e investire seriamente nell’eolico offshore galleggiante, generando ricadute positive sull’economia e sull’occupazione italiana”.

Gli impatti e il potenziale energetico per l’Italia
Una convinzione erronea diffusa che riguarda la mancata adattabilità dell’eolico offshore galleggiante al contesto del Mare Mediterraneo è stata smentita dagli studi della Community, da cui emerge che questa tecnologia è la soluzione più idonea per aumentare la capacità delle energie rinnovabili, garantendo un impatto ambientale medio fino al 67% inferiore rispetto a quello dell’energia elettrica attualmente prelevata dalla rete italiana, per la possibilità di produrre energia in modo meno invasivo per il territorio. Non presentando una superficie interrata, le turbine galleggianti risultano, infatti, meno impattanti sui fondali rispetto alle controparti a fondo fisso, con minori conseguenze sugli habitat marini, oltre a essere quasi invisibili all’orizzonte grazie al loro posizionamento distante dalla costa.

Potenziale dell’eolico offshore in Italia (Fonte: GWEC)

Lo Studio della Community ha dato una chiave di lettura diversa anche in rapporto alla critica concernente l’assenza di potenziale di sviluppo dell’eolico offshore galleggiante in Italia: grazie alle caratteristiche morfologiche e alla conformazione dei suoi fondali, l’Italia ha un enorme potenziale. Il nostro Paese, secondo il Global Wind Energy Council (GWEC) si posiziona infatti come il 3° mercato mondiale per lo sviluppo di eolico offshore galleggiante. Le stime svolte in collaborazione con il Politecnico di Torino indicano un potenziale di 207,3 GW in Italia per l’eolico offshore galleggiante, rappresentando più del 60% del potenziale di energia rinnovabile complessiva, con Sardegna, Sicilia e Puglia tra le aree di maggiore potenzialità.

Lo sviluppo internazionale
Negli ultimi anni, a livello internazionale l’eolico offshore galleggiante ha registrato un significativo sviluppo che si è tradotto in importanti investimenti: con più di 30 GW installati al 2022, la Cina è al momento il primo Paese per potenza installata di eolico offshore a fondo fisso e galleggiante, più che raddoppiando la capacità installata del Regno Unito (13,8 GW), secondo Paese a livello mondiale in questo specifico segmento, e triplicando la Germania, leader in UE con 8,1 GW installati.

Mentre i leader globali puntano con decisione su questa tecnologia fissando ambiziosi target al 2030 e al 2050, la bozza di aggiornamento del nostro Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) prevede che solo il 2% dell’obiettivo di potenza rinnovabile elettrica installata al 2030 provenga da impianti eolici offshore, a dimostrazione del fatto che questa tecnologia è ancora considerata residuale in Italia (almeno per il 2030), nonostante il Paese abbia un ampio potenziale in termini di spazio marino.

Lo sviluppo di una supply chain dell’eolico offshore galleggiante nazionale consente la creazione di valore nei territori locali
Un’altra convinzione che merita di essere riconsiderata riguarda l’immaturità della catena di fornitura italiana nel supportare target ambiziosi di eolico offshore galleggiante al 2030 e al 2040. Nella realtà dei fatti, il nostro Paese vanta una leadership in diversi settori collegati alla produzione di tecnologie necessarie allo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante, in particolar modo il comparto metallurgico, navalmeccanico e delle infrastrutture portuali, che già oggi attivano complessivamente un totale di 255,6 miliardi di euro e 1,3 milioni di occupati nel Paese.

Contrariamente all’errata prospettiva secondo cui lo sviluppo delle fonti rinnovabili difficilmente genera valore nei territori locali, l’eolico offshore galleggiante potrà avere notevoli impatti positivi sulle comunità locali italiane, soprattutto nelle regioni del Sud. La creazione di una filiera nazionale per questa tecnologia – che implicherebbe fabbricazione, assemblaggio, varo integrazione, oltre a progettazione e manutenzione – potrebbe generare un valore aggiunto cumulato tra il 2030 e il 2050 pari a 57 miliardi di euro, con l’attivazione di filiere sul territorio nazionale e conseguenti ricadute occupazionali: nell’ipotesi di realizzare 20 GW al 2050, si potrebbero generare circa 27 mila nuovi occupati in Italia al 2050.

Proposte per lo sviluppo in Italia
In conclusione, la Community ha messo in luce alcune questioni aperte da affrontare per permettere lo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante in Italia. Anzitutto, per garantire investimenti significativi nel settore è essenziale definire una chiara visione industriale a lungo termine, con un obiettivo di almeno 20 GW entro il 2050 che funga da stimolo per le aziende nazionali e attragga investimenti esteri. Sarà importante, a tal fine, stabilire obiettivi intermedi per il 2035 e il 2040, insieme a una pianificazione trasparente e a lungo termine delle aste per finanziare i progetti.

In tal senso è, inoltre, cruciale accelerare sui piani di gestione dello spazio marittimo (PSM), per la cui mancata attuazione (scadenza marzo 2021) l’Italia ha in corso una procedura infrazione UE (parere motivato). Nel breve termine, si propone un meccanismo decentralizzato per identificare rapidamente siti idonei allo sviluppo di progetti eolici offshore, coinvolgendo gli sviluppatori e facilitando la partecipazione di più stakeholder per un rapido sviluppo. Nel frattempo, l’attuazione del PSM dovrebbe procedere con un approccio centralizzato, potenziando il coinvolgimento delle parti interessate. Approcci di questo tipo sono già stati applicati con successo in altre nazioni quali l’Irlanda.

Si ricorda che le disposizioni della nuova Direttiva Rinnovabili (REDIII), fornendo raccomandazioni e orientamenti per le autorizzazioni, le cui procedure dovranno essere più rapide, con un periodo massimo di 12 mesi, prevedono che entro il 21 febbraio 2026, gli Stati membri adottino uno o più piani che designano le zone di accelerazione per l’energia eolica e solare, zone particolarmente adatte alla rapida messa in funzione di impianti produzione di energia rinnovabile senza impatti significativi sotto il profilo floro-faunistico. Al riguardo, come annunciato con il Piano d’azione europeo per l’energia eolica, la Commissione UE predisporrà entro aprile 2024 un Documento orientativo per la predisposizione dei Piani di accelerazione, su cui ha avviato una Consultazione pubblica con scadenza 23 febbraio 2024.

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