Cicas lancia il patto tra categorie: “Difendere e tutelare il Made in Italy”

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Gli ambulanti vivono una realtà drammatica: hanno un’assegnazione dei posteggi insufficiente, non hanno i bagni chimici. Non hanno nemmeno l’assistenza sotto il profilo della tutela per le merci che espongono. Poi ci sono i turistici: quanti comuni che incassano la tassa sul soggiorno vedono poi questa tassa impiegata nei servizi per il turismo? Categorie e associazioni datoriali battono i pugni con i Comuni per capire dove finiscono questi soldi”.
Giuseppe Mazzullopresidente nazionale Cicas-Confederazione imprenditori commercianti artigiani turismo servizi, spiega il ruolo della sua associazione e la condizione degli associati che rappresenta. Nata nel 2000, Cicas ha circa 90mila iscritti in tutta Italia. Alle categorie rappresentate recentemente si è aggiunto anche il terzo settore e il settore cultura e spettacolo, “perchè è completamente abbandonato”, aggiunge Mazzullo.
“La nostra associazione assiste, tutela e protegge i propri associati. È una confederazione generale rappresentativa di circa 27 settori. L’assistenza e la protezione sindacale è garantire e controbattere con le istituzioni al fine di evitare che ci siano prevaricazioni in termini di interessi e legittimità”, aggiunge Mazzullo.
Oggi, a Napoli, Cicas lancia un’alleanza “per creare tra tutte queste associazioni e categorie che vivono un disagio e non trovano una voce forte, un patto nazionale”. Lo abbiamo chiamato “patto” per evocare un principio che sta alla base della volontà di rappresentanza. Secondo Mazzullo, il patto porterà a raggiungere una cifra di associati che oscillerà tra 1.7 e 1.8 milioni. “Siamo tutti preoccupati da una politica italiana che non garantisce il Made in Italy, che è rappresentato da agroalimentari, manifatturiero, artigianato.
Dobbiamo difendere e tutelare il Made in Italy- ha aggiunto Mazzullo- c’è tutto un mondo che chiede una solo cosa: basta con questa logica europea finalizzata alla speculazione finanziaria rispetto alla dignità di un Paese che rappresenta con i suoi lavoratori il Made in Italy reale. Questo paese si sta sgretolando”.
Tra le possibili soluzioni individuate dalla Cicas, anche lo sviluppo di zone di economia speciale sul territorio nazionale.
Il vantaggio, spiega ancora il presidente nazionale di Cicas, “è lo sgravio fiscale per le opere infrastrutturali e strutturali, e anche perché definiscono un periodo lungo di occupazione”.
Secondo Mazzullo, “è inutile pensare di delocalizzare le nostre aziende all’estero: ho lanciato la proposta provocatoria di utilizzare le zone speciali per fare joint venture con gli imprenditori cinesi garantiti dallo stato cinese sia nell’emissione economica di contribuzione per l’imprenditore locale, sia per il mercato e la distribuzione del mercato in Cina.
La stessa cosa vale per il Piano Mattei: se noi immaginiamo che le imprese italiane possano essere di supporto allo sviluppo nazionale dei singoli stati africani, i distretti economici speciali diventano un distretto economico a tutti gli effetti.
La presidenza della Camera di commercio Italia-Africa si presta da 20 anni a questa comunicazione- conclude Mazzullo- e noi come Cicas dobbiamo guardare con grande attenzione e spingere per creare le condizioni di remunerazione economica alle nostre spese e, allo stesso tempo, fare un’operazione di internazionlizzazione”.

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