Ecco gli obiettivi della direttiva europea sulle Case Green

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Il Presidente degli Ignegneri di Roma: “Per centrare obiettivo servono soldi Stato”

“Siamo alle prese con la cosiddetta direttiva europea ‘Case Green’, che riguarda sia gli edifici pubblici che privati e prevede che entro il 2050 si raggiungano le zero emissioni, in modo da rispettare l’ambiente. A marzo ci sarà un ulteriore incontro di definizione ma per arrivare a questo obiettivo sono previsti dei passaggi intermedi: per il 2030 si prevede un miglioramento delle classi energetiche in modo da abbassare del 16% le emissioni del nostro parco immobiliare; un secondo passaggio al 2033 per gli edifici pubblici che dovranno abbattere le emissioni del 26%; nel 2035 per gli edifici privati per arrivare a una riduzione del 22%”. Lo ha detto, nel corso di un’intervista all’agenzia Dire, il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Roma e provincia, Massimo Cerri.
“Per centrare l’obiettivo servono soldi di Stato“
“Siamo pronti con l’idea, forse un po’ meno con gli strumenti a disposizione”. Così il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Roma e provincia, Massimo Cerri, ha spiegato a che punto è l’Italia rispetto alla direttiva europea ‘Case Green’. “Il panorama immobiliare italiano è costituito da circa 13 milioni di edifici. Undici milioni sono quelli residenziali e 8 milioni di questi sono stati costruiti prima degli Anni 70- ha detto Cerri- Guardando i dati raccolti attraverso le attestazioni di prestazione energetica, per andare verso gli obiettivi posti dall’Europa gli interventi dovranno quindi riguardare circa 5 milioni di immobili. Se consideriamo che un intervento minimo di ristrutturazione e riqualificazione energetica comporterà una spesa sui 50mila euro per immobile, questo investimento sarà nell’ordine delle centinaia di miliardi. Quindi dobbiamo immaginare che in Europa si chiedano dei supporti perché questi obiettivi possano essere raggiunti”.
In Italia i cittadini possono disporre di una serie di bonus per intervenire sulle proprie abitazioni: “C’è una coda del superbonus che ci permette di recuperare il 70% degli interventi fatti nel 2024 e che scenderà al 65% nel 2025- ha proseguito Cerri- Poi c’è il bonus ristrutturazione che, ancora per il 2024, consente di recuperare il 50% dell’intervento, con l’ecobonus si recupera fino al 65%, il bonus legato al sisma con permette di raggiungere fino all’85% del recupero degli investimenti, a seconda delle casistiche”. E ancora “l’ecosisma bonus, un bonus verde per la sistemazione dei nostri immobili e un altro per l’abbattimento delle barriere architettoniche”. Tuttavia “questi bonus non permettono la cessione dei crediti, quindi tutto questo deve essere fatto ricorrendo ai propri risparmi e poi attraverso il recupero fiscale in varie annualità, da 4 a 10 anni in base alle casistiche, è possibile rientrare delle spese”. Ma portare le case e i palazzi italiani a zero emissioni entro il 2050 “diventa un obiettivo difficile da raggiungere se immaginiamo di fare ricorso esclusivamente ai risparmi di famiglia– ha sottolineato Cerri- E’ necessario quindi che si faccia ricorso a interventi di Stato robusti per il raggiungimento di questo obiettivo”. Inoltre “per la complessità di tutto questo sistema, è estremamente importante che il cittadino possa riferirsi a professionisti che tecnicamente possano fare una disamina dell’immobile, calibrare al meglio e individuare l’intervento più opportuno da effettuare per andare verso questo obiettivo. Perché diversamente dalla fase del superbonus del 110%, in cui serviva fare ripartire il settore dell’edilizia nel paese e non c’è stata la scelta del migliore intervento nell’ottica del risultato, oggi invece- ha concluso Cerri- è necessario rivolgersi a un tecnico professionista che possa fare questa disamina partendo dallo stato dell’edificio o dell’immobile per poi proporre la migliore soluzione e l’ottimizzazione di qualità, costi e benefici”.
“Case in classe energetica F-G valgono meno”
Non adeguare la propria casa a classi energetiche più performanti (quindi con minori emissioni) farà perdere valore di mercato all’alloggio stesso. Spiega ancora il presidente Cerri. “L’indirizzo del mercato immobiliare è tale che tiene conto del driver energetico attraverso l’individuazione delle classi. Già in questa fase storica- ha detto Cerri- se ho un edificio o un immobile in classe A questo assumerà un valore diverso rispetto a un altro con una classe intermedia (B, C o D) piuttosto che nelle classi finali F o G. Il rischio, che ormai è già una certezza, è che se ho un immobile nelle classi energetiche più basse questo sul mercato avrà un valore più basso rispetto a un immobile uguale per superficie ed esposizione ma di classe energetica superiore”.

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