La competizione mondiale, l’Europa e il domani della politica di coesione

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li interrogativi sulle scelte programmatiche e progettuali dell’Europa Unita che guarda al 2020 e agli scenari successivi non possono non tener conto del quadrante mondiale, della competizione fra i diversi scacchieri del pianeta. Presentando la strategia di “Europa 2020” agli inizi di marzo di quest’anno, il presidente Barroso ha sottolineato l’esigenza indilazionabile di affrontare le contraddizioni venute allo scoperto con la crisi mondiale della seconda metà del 2008 e che pure era stata anticipata da una molteplicità di pesanti fattori critici, cui in precedenza i vertici istituzionali ed economici non avevano attribuito la giusta rilevanza.
Dice Barroso: “Dobbiamo costruire un nuovo modello economico basato su conoscenza, economia a bassa emissione di carbonio e alti livelli di occupazione. Questa battaglia impone di mobilitare tutte le forze presenti in Europa”.
Gli obiettivi sono condivisibili nella loro generalità macroeconomica, ma è legittimo interrogarsi a fondo sul come li si possa realizzare concretamente.
Le osservazioni critiche riguardano, infatti, non quegli obiettivi, ma il nodo di fondo costituito dalla mancata realizzazione dell’unione politica.
Si tratta degli obiettivi strategici con cui rilanciare la politica di coesione nel medio lungo periodo, ma la partita del consolidamento finanziario degli Stati membri e della UE nel suo complesso si impone come precondizione generale per misurarsi con la competitività di Cina, India, Stati Uniti, Brasile.
Jacques Delors, già “uomo forte” del processo di aggregazione europea (si ricordi il “Rapporto Delors” dell’89), in un’intervista del marzo di quest’anno, è stato esplicito: “Non ho mai chiesto un governo economico. Ma un coordinamento delle politiche economiche, quello sì. E’ indispensabile. Il vero tallone d’Achille dell’Europa è la mancanza di cooperazione. E se non c’è cooperazione, c’è declino”.
Sono parole pesanti, che vengono da una fonte di indubbia autorevolezza di livello europeo e mondiale.
Nell’ambito dei livelli istituzionali europei, spicca l’iniziativa del Comitato delle Regioni che si è attivato per un ampio sondaggio d’opinione sulla strategia per il futuro sviluppo UE.
Il richiamo alla centralità delle Regioni e dei territori ci sembra indubbiamente giusto, le problematicità e le incertezze generate dalla crisi non dovrebbero indurre a scorciatoie politiche e gestionali che, se tralasciassero le peculiarità dei territori, irrigidirebbero ancor più lo spazio di manovra europeo.
Ma la questione principale sembra restare proprio quella della cooperazione politica, istituzionale e macroeconomica, che non dovrebbe essere lasciata prioritariamente nelle responsabilità della Banca Centrale Europea. Il che poi rimanda alle capacità dei singoli Stati membri, nel nostro caso dell’Italia, di fronteggiare, con adeguata visione strategica e coerente capacità attuativa, le condizioni fondanti per ripensare, correggere, qualificare la propria economia, operando contestualmente sui livelli occupazionali.
Accanto al fattore della politica di cooperazione europea, sembrano svettare su tutte altre due questioni: l’entità delle risorse finanziarie per la politica di coesione del dopo 2013 e la necessità di una seria, profonda rivisitazione dell’impianto burocratico – amministrativo della Commissione, in particolare del segmento che presiede ai “fondi” destinati alla coesione e allo sviluppo.
Le scelte per il futuro non saranno semplici, dovremo confrontarci probabilmente con modalità inedite di gestione dei fondi europei, impostare strategie decisamente aggreganti nell’uso delle risorse e contrastare la dispersione, misurarci con la strumentazione finanziaria alternativa alla vecchia esperienza del contributo in conto capitale, anche per buona parte degli investimenti pubblici.
Il dibattito su “Europa 2020” si è dunque già avviato. Si tratta di promuovere e realizzare, anche nelle Marche, da subito, una discussione ampia e molto concreta con il partenariato pubblico e sociale.

The world-wide competition, Europe and the future  of the politic of cohesion
The question about the programmatic and planning choices of the United Europe that watch to the year 2020 and to the next scenes can’t considerer of the world-wide sight. Introducing the strategy of “Europe 2020” at the beginning of March this year, the president Barroso has emphasized the requirement to face the contradictions created with the world-wide crisis and that also it had been anticipated from different important elements, which previously the institutional and economic leaders had not give it the right importance. Barroso says: “We must construct a new economic model based on acquaintance, economy to low carbon emission and high levels of employment. This situation imposes to mobilize all the present forces in Europe”. The aims are sharable in their macroeconomic generality, but it is right to wonder as it can be realized in concrete terms. In the European institutional levels, it show up the initiative of the Committee of the Regions that has realized a wide pull about the strategy for future development of EU. The question about the centrality of the regions and territories is undoubtedly right, but the main issue seems to remain is that of the political, institutional and macroeconomic cooperation, than it wouldn’t have to be left priority under the responsibilities of the European Central bank. Further more the factor of politics of European cooperation, two issues seem to appears: the entity of the financial resources institutions for politics of cohesion of the after 2013 and need of a deep reassessment of the bureaucratic system – administrative of the Commission, in particular of the segment that presides the funds the destined to the cohesion and the development. The debate about “Europe 2020” has already begun. It’s about to promote and to realize, also in the Marches region, a wide argument and concrete e with public and social partnership.

www.europamarche.it

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