Il porto di Ancona cresce più che la media italiana, ma servono infrastrutture

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In ripresa il traffico merci ad Ancona nei primi 5 mesi del 2011, con +8% di movimentazione pari a 3,7 milioni di tonnellate rispetto allo stesso periodo dello scorso anno ed un + 9% del traffico contenitori. Il dato delle merci, afferma Gilberto Gasparoni segretario di Confartigianato Trasporti Marche, si deve principalmente a quelle liquide in arrivo e partenza dalla Raffineria Api di Falconara: 2.042.029 tonnellate (+17,7%). In aumento anche le merci che viaggiano su tir (1.104.366 tonnellate; +16,6%) e su container (376.700 tonnellate; +10,50%). Valori positivi ha fatto registrare anche il traffico di contenitori: 47.024 Teu con una variazione del +9% .

Cresce il traffico container nei porti italiani, ed in particolare dell’Adriatico anche se i principali scali hanno risentito della situazione di instabilità del Nord Africa. Sui porti adriatici, comunque, preme la concorrenza di Capodistria che, nonostante con Fiume e i porti italiani faccia parte del Napa (North adriatic ports association), ha appena ottenuto dal governo sloveno il varo di un progetto di ampliamento da 280 a 404 ettari. I porti che segnano l'aumento più significativo del traffico contenitori, sottolinea Gilberto Gasparoni Segretario di Confartigianato Trasporti Marche, in termini percentuali, sono quelli dell'Adriatico: Venezia con 148mila teu (misura pari a un container da 20 piedi) registra una crescita del 26,4% rispetto allo stesso periodo del 2010. Trieste, invece, totalizza 113mila teu nel periodo (+24,3%), mentre Ravenna ha spostato 75mila teu (+22%) ed Ancona con 47.000 teu + 9% ed a seguire Bari. Passando al Tirreno, Genova resta il porto con il maggior volume di traffico container: 598mila teu tra gennaio e aprile 2011 con una crescita del 7,7% sul 2010. La previsione, per la fine dell'anno è di arrivare a 1,8 milioni di teu, pari al 2007, anno record prima della crisi mondiale.

Ciò che si sta verificando – afferma Gilberto Gasparoni – è un accorpamento delle linee, da parte delle grandi compagnie, che si incanala sui porti di maggiore importanza. Le società di navigazione cercano di concentrare gli scali. A livello mondiale, la crescita del traffico container negli scali oscilla tra il 4 e il 7%. Quindi siamo contenti che rispetto ad una crescita media italiana del 6% il porto di Ancona cresce nei primi cinque mesi del 9%, riuscendo ad intercettare traffico importante nonostante il periodo di grande crisi che investe l’economia ed in particolare quella italiana. Ad Ancona, sta avvenendo cambiamenti strutturali: il traffico industriale cala mentre il commerciale (in container, ndr) cresce. Anche se, riguardo a quest'ultimo, abbiamo qualche problema con la Grecia. Per lo sviluppo di Ancona oltre ad una politica promozionale servono infrastrutture efficienti e collaborazioni fra le piattaforme logistiche come il porto, l’interporto in modo da presentare il sistema sui mercati in costante cresciuta come quello asiatico e del mediterraneo.

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