AMAB da oltre 20 anni a sostegno del biologico

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Il settore biologico vive le consuete problematiche di visibilità mediatica, di scontro con parte del mondo scientifico e di difficoltà di entrare in circuiti virtuosi che incrementino le vendite.
Parlare di agricoltura biologica con Gino Girolomoni è come essere travolti da uno “tsunami” di dati, ragionamenti, aneddoti e accuse, a volte neanche tanto velate. Abbiamo incontrato il presidente AMAB – Associazione Mediterranea Agricoltura Biologica – nella sede della sua cooperativa Alce Nero situata nel cuore dell’Appennino nelle vicinanze di Urbino, area incontaminata dove ancora si vedono gli accumuli di neve causati dalla perturbazione dello scorso febbraio. Iniziamo l’intervista con i numeri di un settore che “ad oggi – ci dice Girolomoni – conta circa 48.000 aziende, in calo negli ultimi due anni, ma con i consumi che crescono arrivando al 2% sul totale del comparto agroalimentare ma sempre troppo poco rispetto al 3% della Germania e il lontanissimo
7% della Danimarca!”.
Ma quali sono i motivi che frenano lo sviluppo del settore?
“Innanzitutto il problema è legato alla scarsa attenzione che il mondo scientifico ripone sull’argomento. Basti pensare che ancora oggi ci sono correnti di pensiero, nel campo della ricerca medico scientifica, che ritengono normale l’utilizzo di pesticidi e elementi chimico/sintetici nell’agricoltura. Inoltre, la forza del settore rispetto ai media è molto ridotta dallo scarso potere economico. È chiaro, infatti, che il settore chimico è più ricco e riesce, attraverso gli investimenti pubblicitari, a pilotare in modo indiretto le scelte editoriali. Inoltre lo sviluppo del
commercio, verso modelli di grande distribuzione e conseguenti grandi centri commerciali, ha portato alla quasi definitiva scomparsa dei negozi di alimentari nelle città (gli specializzati biologici sono appena 1000 in tutta Italia) e questo crea un limite per la vendita di quei prodotti che, a volte, hanno bisogno di essere spiegati come quelli bio”.
Quindi la mancanza di informazione allontana il consumatore rendendolo scettico?
“È proprio così. Anzi c’è anche disinformazione, così come è avvenuto per esempio con la recente operazione “Gatto con gli stivali” che ha smascherato una grande frode nel settore biologico. Il problema non derivava dai produttori di agricoltura bio, ma da una complessa organizzazione che, anche attraverso false fatturazioni e l’utilizzo di soia OGM importata, si era insinuata nel sistema. Va però dato atto che, proprio attraverso
i numerosi controlli e certificazioni previsti nel settore, si è riusciti a far luce sul misfatto. Certo ci sono ancora delle problematiche legate alla legislazione che prevede che le formule chimiche si possano definire aromi naturali rendendo così poco utile l’attenta lettura dell’etichetta”.
Secondo lei quindi i consumatori di prodotti alimentari convenzionali mettono a rischio la loro salute?
“Non sono io a dirlo ma i dati. Lo sà che oggi sono più di 120 mila gli italiani ai quali è stata diagnosticata la celiachia, che nel mondo più di 6 milioni di persone soffrono di intolleranze e allergie alimentari e che 1 persona su 4 muore di cancro? Anche qui c’è da tirare in ballo la comunicazione e il mondo scientifico che si ostina ad affermare che le molecole di sinsintesi, quindi il risultato di un procedimento chimico possa essere uguale a molecole naturali per il solo fatto che riescono a svolgere la medesima funzione”.
Il 2012 è stato proclamato Anno Internazionale delle Cooperative. Secondo lei è quello della cooperativa è
ancora un modello da seguire?

“La cooperativa ha fondamentali validi ancora oggi, ma occorre riscoprirli, ritrovandone l’anima originaria. Secondo me non si può parlare di spirito cooperativistico quando una cooperativa ha 7 milioni di soci, ha come obiettivo principale il bilancio e per soddisfare lo stesso diventa anche banca. Va infatti detto a chiare lettere che nonostante le varie riforme che hanno segnato il sistema, certe storture, derivanti dalla presenza di soci sovventori che nulla hanno a che vedere con il sistema mutualistico non sono state superate, così come il concetto di una testa un voto sembra oggi anacronistico”.

AMAB for over 20 years supports the biological sector
To talk about biological agriculture with Gino Girolomoni is like being swept up by a “tsunami” of data, anecdotes and clear accusations. We have met the president of AMAB – Mediterranean Association of Biological Agriculture – in the base of his cooperative called Alce Nero situated near Urbino, in an unpolluted area.
Which are the reasons that obstruct the development of the sector?
“Firstly, the problem is linked to the insufficient attention of the scientific world In fact, till today there are people that use pesticides and chemical elements. Moreover, the force of the sector about the media world, it’s reduced if compared to scarce economic value. In fact, the chemical sector it’s richer and able to influence, through the advertising, the investments and the publishing choices”.
Therefore the lack of information drift away the consumer making it skeptical?
“Sure, but there is also disinformation and many tax swindle in the biological sector. Today there problems are linked to the legislation that previews the chemical formulas can be defined as natural aromas for this reason the reading of the label becomes superfluous”.
Dou you think that the consumers of conventional foods risk their health?
“The data confirm your question. Today, in fact, there are more than 120 thousand Italians with celiac diseases, in the world there are more than 6 million people with food allergies”.
2012 it’s the year of the International Cooperatives.
Do you think that the form of the cooperatives is still a model to follow?
“The cooperative model has still today an important meanings, but it’s necessary rediscover them, finding again the original spirit. I think that today we can’t talk about cooperative spirit if a cooperative has 7 million associates which aim it’s the budget so, in order to satisfy it becomes like a bank”.

www.amab.it