Marchesini (Confindustria): situazione drammatica, Pil a -2,1% è già un dato acquisito in Emilia Romagna

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«Quello che mi preoccupa maggiormente è che l\’arretramento del Pil previsto per il 2012, ossia -2,1%, è già acquisito al 90% nel secondo trimestre che si è appena chiuso». Così Maurizio Marchesini presidente di Confindustria Emilia Romagna presenta la situazione economica che sta vivendo l'Italia e ancor più la regione.

«Le cose non andavano bene già dall'inizio dell'anno, poi è arrivato il terremoto che sembra avere colpito con precisione chirurgica proprio quelle aree in cui si registra il più elevato tasso di concentrazione manifatturiera d'Italia. Aree che da sole garantivano l'18% del Pil forti di quei distretti eccellenti come il biomedicale, l'agroalimentare, il tessile –abbigliamento e la meccanica. L'impatto che il terremoto ha avuto sull'economia del territorio e dell'intero Paese sono ancora difficilmente quantificabili. Certamente al momento stimiamo che i danni si aggirino attorno ai due miliardi di euro». Una catastrofe incastrata dentro l'altra, quasi una scatola cinese di jatture che si sono abbattute su una regione storicamente sana, solida e che forse più di altre stava già pagando un prezzo altissimo alla crisi. Solo il tributo in termini occupazionali fa rabbrividire: «Per quanto riguarda il mercato del lavoro – ha aggiunto Marchesini – il 2011 ha chiuso con un tasso di disoccupazione del 5,3% che nel primo trimestre di quest'anno è già salito al 7,3». Mai, secondo la serie storica del Centro Studi di Confindustria, la regione si è trovata in acque tanto stagnanti.

Anche l'export, notoriamente, valvola di sfogo dell'economia dell'Emilia Romagna, nel 2012 non lascia ben sperare: nel primo trimestre la crescita (che pure c'è stata) è stata del 7,4%, contro il 19,2 dello stesso periodo di un anno fa (riferito al primo trimestre 2010).

Disastro, certo, ma non tale da non lasciare intravvedere un futuro migliore. Futuro che, per realizzarsi, ha bisogno di alcune condizioni: «Accordi di investimento intesi come una serie di interventi di natura fiscale, finanziaria, amministrativa, occupazionale e creditizia; la riduzione del ruolo pubblico nell'economia e nei pagamenti della Pubblica Amministrazione; investimenti pubblici in infrastrutture e semplificazioni burocratiche».

Al resto penseranno gli emiliani, che sono gente operosa. In chiusura Marchesini, ha voluto rimarcare che il "matrimonio" ventilato da alcuni quotidiani tra Confindustria e Cgil è frutto di un fraintendimento colossale: «Noi abbiamo detto di non volere una macelleria sociale: che è come dire che qualunque persone di buonsenso non vuole la guerra. Non c'è nessun matrimonio, neanche un fidanzamento».

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