20 anni fa a Sarajevo

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Ricorrono oggi 20 anni esatti dall\’ingresso delle forze della Federazione della Bosnia ed Erzegovina, l\’entità musulmana e croata della Bosnia, nei quartieri di Sarajevo presidiati fino a quel momento dall\’esercito dei serbi bosniaci. La cosiddetta reintegrazione ha posto fine all\’assedio della capitale bosniaca iniziato nell\’aprile del 1992 e considerato il più lungo della storia moderna. Al contempo, l\’ingresso delle forze musulmano-croate nei quartieri periferici di Sarajevo, ma anche nel quartiere centrale di Grbavica, ha comportato lo sfollamento di più di 100 mila serbi. L\’assedio di Sarajevo, durato 1.425 giorni con continui bombardamenti e con la città senza acqua, senza luce, senza cibo. L\’assedio cominciò nella primavera del 1992, con l\’Europa rimasta a guardare. Ogni giorno sulla città cadevano in media 329 granate, e alla fine il bilancio fu di 11.541 civili rimasti uccisi, dei quali 1.601 bambini, oltre a 50.000 feriti. Seguendo la strada intrapresa da Slovenia, Croazia e Macedonia, tra il 29 febbraio e il primo marzo del 1992 il 64 per cento dei bosniaci, in prevalenza musulmani e croati, votarono per l'indipendenza dalla Jugoslavia di Slobodan Milosevic. Ma il referendum venne boicottato dai serbi, che già il 9 gennaio avevano proclamato una “Repubblica del popolo serbo”, e la capitale bosniaca si trovò circondata da cannoni e carri armati: duemila bocche di fuoco agli ordini di Radovan Karadzic e Ratko Mladic, oggi entrambi sotto processo per genocidio e crimini di guerra e contro l'umanità davanti al Tribunale internazionale dell'Aja. Dopo l'intervento americano e i bombardamenti della Nato sulla Serbia, si arrivò nel novembre 1995 alla firma dell'accordo di pace di Dayton e al dispiegamento nel Paese di una Forza multinazionale guidata dalla Nato. Per gli abitanti di Sarajevo finì l'incubo delle granate e dei cecchini, della fame e del freddo, con la "reintegrazione" della città, quando cioè fu spezzato l'accerchiamento e furono restituiti al governo di Sarajevo i sobborghi della capitale controllati dai serbi durante i tre anni e mezzo di guerra.

Esattamente 20 anni fa, il 29 febbraio 1996, dopo Vogosca e Rajlovac, gli agenti delle forze di polizia governative entrarono a Ilijas, circa 20 chilometri a nord-ovest di Sarajevo, sbloccando, di fatto, la città e aprendo alla capitale bosniaca le arterie stradali che collegano Sarajevo alla Bosnia centrale, con le città di Zenica, Travnik e Tuzla. La riunificazione fu completata il 19 marzo, quando al governo di Sarajevo fu restituito il quartiere cittadino di Grbavica.

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