Possibilità di pesca per il 2018: “progressi considerabili” secondo la Commissione Europea

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Nella consultazione sulle quote di pesca per il 2018 pubblicata il 6 luglio, la Commissione Europea sottolinea dei “progressi considerabili” realizzati nella messa in opera di una pesca sostenibile soprattutto negli ultimi anni e dei grandi risultati raggiunti grazie a grandi sforzi prevalentemente nella zona del Mediterraneo. La buona notizia è che, negli ultimi anni, lo sfruttamento delle risorse biologiche marine vive è stato tale da ricostituire e mantenere le popolazioni delle specie pescate al di sopra di livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile. Fatto eccellente che contribuirà anche a raggiungere un buono stato ecologico dei mari europei fino al 2020. Nel 2017 il numero dei totali ammissibili di cattura (TAC) stabiliti è salito a 44 stocks, pari al 61% della totalità delle catture nell\’Atlantico nord-orientale, contro il 52% nel 2014. La mortalità media per pesca si è attualmente stabilizzata intorno all\’1,0. Secondo il rapporto, la flotta dell'Unione ha registrato un utile netto record di 770 milioni di EUR nel 2014, un incremento del 50% rispetto al dato del 2013 pari a 500 milioni di EUR. Negli ultimi anni è migliorato anche l'equilibrio tra la capacità di pesca e le possibilità di pesca nell'intera flotta dell'Unione. Tra il 2007 e il 2015 la capacità della flotta peschereccia dell'Unione si è ridotta gradualmente, con un calo del numero di pescherecci pari al 6%, anche se, nel 2015, la biomassa media nell'Atlantico nordorientale è stata del 35% superiore rispetto al 2003. Al contrario, nel Mediterraneo la biomassa media è diminuita del 20% dal 2003 al 2014.
Dato importnate sottolineato dal rapporto della Commissione è la formulazione dei piani pluriennali in linea con la politica comune della pesca (PCP) riformata. Dopo l'adozione, l'anno scorso, del piano per il Baltico, la Commissione ha proposto piani pluriennali per gli stock demersali (pesci che vivono nel fondale) nel Mare del Nord e per gli stock di piccoli pelagici (pesci da superficie) nel Mare Adriatico.
Nonostante questi progressi, sono necessari ulteriori sforzi in particolare per ridurre gli alti livelli di pesca eccessiva nel Mediterraneo e il numero dei singoli stock sfruttati al di sopra del livello FMSY (Fishing mortality consistent with achieving Maximum Sustainable Yield) nell'Atlantico nord-orientale nonché per applicare l'obbligo di sbarco.
“Questo rapporto della Commissione – ha subito commentato Andrew Clayton, direttore del Centro di ricerca Pew – dimostra ancora una volta che mettere fine alla pesca eccessiva e sconsiderata, permetterebbe all'industria di fare più benefici salvaguardando l'ambiente marino”.

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