La nuova finanza sale a bordo delle navi e dei porti italiani

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Uscita di scena delle banche e ingresso massiccio di fondi di investimento; nelle acque inquiete dello shipping e della logistica italiana, la finanza sta assumendo un ruolo sempre più importante, ma anche un identikit profondamente differente da quello bancario che è stato praticamente esclusivo per anni. Alla progressiva “ritirata” degli istituti bancari che hanno dovuto “archiviare” perdite pesanti derivanti dai loro interventi nel settore delle attività marittime, sta corrispondendo la nascita di uno scenario in evoluzione e molto diversificato: a Fondi speculativi, che stanno cogliendo l’opportunità di interventi “mordi e fuggi” nel settore marittimo sfruttando la fragilità delle imprese di shipping, si stanno affiancando soggetti finanziari, sia Fondi sia players in grado di creare architetture finanziarie articolate, e di accompagnare sia i processi di ristrutturazione del debito e quindi di risanamento dei gruppi in difficoltà, sia il rafforzamento della capitalizzazione dei gruppi, in funzione di processi di crescita, acquisizioni e sviluppo sui mercati internazionali.
L’Assemblea annuale di Federagenti che si è conclusa a Porto Cervo ha acceso i riflettori su questi scenari, registrando sia il punto di vista di analisti del mercato, quali Deloitte e SRM, sia di Fondi (Pillarstone) sia di operatori che hanno sperimentato sul campo le criticità, ma specialmente i benefici, derivanti da nuove formule di collaborazione con la finanza o anche dall’investimento nelle loro realtà aziendali in Italia, attuati da grandi gruppi operativi internazionali.

Il presidente di Federagenti Gian Enzo Duci

Se l’intervento di Gian Enzo Duci, il presidente di Federagenti, che ha voluto aprire il dibattito non solo sul presente, ma specialmente su quel futuro che impatterà direttamente anche sulle attività della categoria degli agenti marittimi, ha svelato numeri sconosciuti nella loro dimensione (3,5 miliardi) sugli investimenti internazionali nello shipping ma anche nei porti e nella logistica italiana, il dibattito ha portato in emersione realtà “di cui – ha sottolineato Duci – non si deve aver timore”, ma che devono essere conosciute per utilizzarne a pieno le potenzialità.
Sembra chiudersi un’era, quella delle banche uscite e in uscita, con risultati non certo entusiasmanti, dal settore marittimo, e aprirsi, in un mercato dei capitali caratterizzato da fortissima liquidità, uno spettro totalmente nuovo di opportunità per le imprese italiane in grado di strutturarsi in modo adeguato per le sfide del mercato.
Gli esempi emersi nel corso dell’assemblea di Federagenti sono profondamente diversi, ma legati da un fil rouge che è rappresentato da una capacità di intraprendere che è ancora uno dei patrimoni autentici del settore marittimo italiano. Premuda, una delle società storiche dello shipping italiano, risanata grazie al convinto intervento del Fondo Pillarstone (rappresentata dal partner Gaudenzio Bonaldo Gregori) che per altro ha riportato in Italia l’intero controllo delle attività; Rimorchiatori Mediterranei – come sottolineato da Giacomo Gavarone – protagonista di una campagna di acquisizioni internazionali a Malta, in Colombia, Norvegia e Grecia oltre che in differenti porti italiani grazie a una ricapitalizzazione virtuosa resa possibile dall’ingresso di Deutsche Bank; Vte antesignano – come ricordato dall’amministratore delegato Gilberto Danesi – dell’ingresso di grandi player sul mercato portuale italiano (Psa di Singapore) nella gestione del più importante terminal container italiano, quello di Genova Voltri e quello Vecon di Venezia; e infine il gruppo Onorato-Moby che ha sperimentato con successo, per finanziare crescita e acquisizioni, per tre volte l’ingresso e la successiva uscita con reciproca soddisfazione – ha sottolineato Achille Onorato – di fondi di investimento e che ora sta sviluppando ulteriormente l’attività grazie a un bond quotato.
All’assemblea di Federagenti si è parlato anche di ministero del mare: dopo le recenti prese di posizione di Confindustria.
Ministero del mare, dipartimento delle attività marittime presso la Presidenza del Consiglio. Una cosa è certa – afferma Gian Enzo Duci – ed è la consapevolezza condivisa ormai da più parti circa la necessità di una nuova governance politica e istituzionale dell’intero settore di attività che sono riconducibili al mare. Un’esigenza così forte che – secondo il Presidente di Federagenti – richiede scelte politiche rapide e vincenti che coinvolgano la politica e non solo l’apparato dello Stato, e che potrebbero concretizzarsi, forse anche con il nuovo governo in fase di possibile formazione, con l’istituzione presso la Presidenza del Consiglio di un sottosegretariato che progressivamente riaccorpi tutte le competenze relative al settore marittimo oggi disperse in almeno sette ministeri”.