Ci sono gli artisti e poi ci sono le stelle, il caso Mario Vespasiani

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Nella produzione artistica internazionale è presente una cospicua platea di autori che sempre più si muovono con agilità tra le varie forme espressive, dalla fotografia al teatro, dalla pittura all’installazione, dalla scrittura alla performance. Colmando nella maniera che a loro è congeniale il divario che esiste tra un mezzo e l’altro, abili a sviluppare una conoscenza e una consapevolezza in grado di ridurre le fratture di una società sempre più estrema e disarticolata. La chiusura di tanti spazi espositivi, sferzati dalle ondate di crisi economiche, che paiono mai finire, la presenza giornaliera di fiere e rassegne culturali, sposta oggi l’asse propositivo degli artisti, al limite di una rincorsa continua e al rischio di derive commerciali, con cui doversi misurare per non perdere di intensità e freschezza, ma anche di visibilità.
La riconoscibilità dello stile o dei temi, che negli anni passati ha garantito una certa fortuna o almeno la tranquillità quotidiana a tanti autori sembra non bastare più; è richiesto un aggiornamento continuo, una curiosità irrefrenabile che a volte mal coincide con la quiete, fondamentale per far sedimentare il pensiero e con esso il lavoro. L’artista è pur sempre un ponte radio che intercetta segnali in anticipo, a volte troppo, e succede che riesca con fatica a comunicarli, ma altre volte gode di quello scarto sottile che sembra mettergli sulle mani delle formule che sono quasi una rivelazione. Nella pittura, considerato il suo enciclopedico passato l’effetto sorpresa è sempre quello meno atteso, a meno che non si voglia ricadere nelle provocazioni. Nel rinnovarsi, le generazioni si espandono su più fronti, ma le aspettative e i sentimenti se pur evoluti, restano tali e quali al tempo che fu. Capita così di scoprire artisti che compiono scelte rigorose e progressi ammirevoli in ogni parte del mondo, indipendentemente dalle mode più o meno imposte che imperversano, consegnandoci nuove interpretazioni di ciò che ci circonda, come fosse visto per la prima volta. Una delle stelle della giovane arte italiana è Mario Vespasiani, pittore con un curriculum che inizia dal diploma all’Istituto d’Arte e che arriva ad oggi, dopo vent’anni esatti di carriera con una potenza che lascia ancora stupiti. Nato nella terra dei visionari e dei mistici, da Leopardi a Licini, da San Giuseppe da Copertino a Giacomelli, dalla leggendaria Sibilla e alla dea Cupra il suo rapporto terra-cielo, materiale-spirituale ha incuriosito studiosi di ogni disciplina. Un carattere riservato ma con una chiara determinazione, ha svolto negli anni, una ricerca che si è costantemente evoluta, pur rimanendo fedele al tratto sprezzante e ai colori di cui si imbeve affacciandosi dallo studio marchigiano. Il più giovane tra gli artisti invitati a dipingere il più antico palio d’Italia di cui ancora oggi, a distanza di tre anni, permane il ricordo di quei cieli stellati che lo circondavano, dove i visitatori parevano acquietarsi in meditazione, in un profondo rispetto paragonato solo alla cappella aconfessionale allestita con le opere di Mark Rothko in Texas o a certe videoinstallazioni di Bill Viola. Opere in cui il blu predominate dei suoi molteplici astri richiama quello dei mosaici bizantini, ma con la brillantezza di uno schermo led, che conduce dentro l’opera come fosse un pozzo che cala all’infinito, al pari di una notte quieta, in pieno deserto. Le tele di Vespasiani, si manifestano in una apparente semplicità, ma rimangono impresse nella memoria anche dopo anni, ripresentandosi mentre magari stiamo facendo tutt’altro. Parlano di un tempo fluttuante e di dimensione profonde, di possibili chiavi di lettura, oppure impossibili proprio quante sono le sue ispirazioni, esattamente quante sono le sue stelle.

Mario Vespasiani (1978) è un artista visivo italiano.

Inaugura la prima mostra non ancora ventenne e ad oggi ha esposto su tutto il territorio nazionale, in gallerie, musei, luoghi di culto e in contesti inusuali. Nel corso del tempo la sua ricerca ha interessato anche studiosi di discipline che vanno dalla teologia all’astrofisica, dall’antropologia alla filosofia. Si esprime attraverso un alfabeto simbolico che si fonda sulle rivelazioni della mistica cristiana e sulla pratica alchemica della pittura. Attento osservatore delle leggi naturali e degli insegnamenti della sapienza orientale, il suo lavoro va inteso come continuazione dell’opera creativa universale, da cui cogliere il sentimento spirituale.

Espone giovanissimo ai Musei Capitolini di Roma con la mostra Gemine Muse, a 27 anni vince il primo Premio Pagine Bianche d’Autore, figura nel libro Fragili eroi di Roberto Gramiccia, sugli artisti italiani del futurismo ad oggi e sul Dizionario dell’Arte Italiana edito da Giancarlo Politi. Per essere stato tra i primissimi artisti ad aver impiegato la sua impronta pittorica ai nuovi materiali e alle recenti tecnologie, viene inviato nel 2012 dall’Accademia di Belle Belle Arti di Macerata a tenere una conferenza dal titolo: L’essenza e il dono. Arte, relazione e condivisione, dalla tela all’iPad. Nello stesso anno con le opere realizzate mediante l’iPad ed applicate su alluminio partecipa al Premio Termoli e di seguito alle storiche rassegne d’arte nazionali: nel 2014 al Premio Sulmona, nel 2015 al Premio Vasto, nel 2018 al Premio Marche.

Durante la sua carriera le sue opere sono state poste in dialogo diretto con alcuni maestri dall’arte italiana, quali Mario Schifano, Osvaldo Licini, Lorenzo Lotto e Mario Giacomelli, in mostre intitolate La quarta dimensione. Ha esposto nel 2011 al Padiglione Italia della Biennale di Venezia curato da Vittorio Sgarbi nella sede di Torino e qui con Imago Mundi alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Dal 2013 lavora a Mara as Muse, un progetto composto da dipinti, disegni, fotografie, libri e oggetti d’arte, che tratta del rapporto della presenza femminile nell’ispirazione artistica, la cui trilogia è stata presentata a fine 2017 alla Galleria d’Arte Moderna di Roma.
Nel 2015 realizza delle opere in pura seta intitolate Storie di viaggiatori, territori e bandiere che espone come fossero vessilli, la cui performance si tiene nella Pinacoteca civica di Ascoli Piceno e in un happening sulla cima di un’antica torre.

Nel mese di maggio esce Planet Aurum il suo primo libro interamente dedicato agli scritti e nello stesso anno la città di Fermo lo invita a dipingere il Palio dell’Assunta collegato alla personale Empireo. Nel 2016 è l’ideatore del festival sul pensiero contemporaneo La Sibilla e i Nuovi Visionari. Nel 2017 è stato in mostra a Venezia e Monaco di Baviera nella collettiva Our place in space promossa da NASA ed Esa che prosegue nel 2018 in un tour mondiale. Nello stesso anno organizza Indipendenti, Ribelli e Mistici, una rassegna di incontri interculturali che ha coinvolto numerosi studiosi provenienti da vari ambiti. Sempre nel 2017 il Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle ha celebrato il quarantennale con la sua mostra personale dal titolo Fly Sky and Air. Nel 2018 inaugura la mostra Lepanto dedicata alla famosa battaglia, nel Museo Diocesano di Gaeta dove è conservato lo stendardo della flotta.

La sua indagine artistica non ha riferimenti analoghi nel panorama contemporaneo per tematiche, scelte espositive e collaborazioni. Contemporaneamente alla pittura, ha frequentato un workshop di fotografia con Ferdinando Scianna e di cinema con Lech Majewski. Trentanove sono ad oggi le pubblicazioni personali, che dall’esordio, hanno documentato in maniera metodica la sua ricerca.