A tre anni dal terremoto del centro-Italia

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Tra poche ore ricorre il terzo anniversario del terremoto che il 24 agosto 2016 ha colpito moltissimi Comuni del centro-Italia, nell’area appenninica tra Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria. Interi paesi distrutti, migliaia di sfollati, case, edifici pubblici, chiese, monumenti rasi al suolo. Una situazione drammatica che ha aperto ferite diventate ancora più profonde con le scosse successive. Gli effetti, in quel pezzo di Paese, li abbiamo visti negli occhi dei bambini, dei giovani, delle famiglie, degli anziani, tra le macerie, nella distruzione, ma anche nella determinazione dei soccorsi, nella macchina della Protezione civile avanzata come in nessun altro Paese d’Europa, nella lungimiranza dei Sindaci e nella forza delle comunità unite verso il futuro.

Oggi soffriamo come allora nel vedere che, in mezzo al frastuono della crisi politica e istituzionale, il Paese trova pochissimo spazio per fare il punto su ricostruzione, rigenerazione dei luoghi, sulle storie di persone e di paesi che vogliono, devono rinascere. Non servono le polemiche e non basta far passare sui media quanto non sta funzionando nella macchina della ricostruzione dei beni, delle case e dei territori. A tre anni dal sisma, oggi, Uncem vuole, assieme a tutti gli Enti locali che rappresenta, gettare nuova luce su quelle aree compromesse dal terremoto  che vogliono costruire pezzi di futuro. La nostra non vuole essere una lettera di accuse tantomeno un elenco di istanze e necessità. Queste ultime le hanno messe in ordine in decine di occasioni i Sindaci e le Amministrazioni comunali. Il 17 gennaio 2019, cinquanta sindaci dell’area del “cratere” hanno inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri una lunga missiva che inquadra tutte le sfide aperte. Tante e complesse. Come Uncem le abbiamo condivise e sostenute. Il Premier aveva annunciato in quei giorni un Testo unico sul terremoto, che non è mai arrivato. Così come aspettiamo una Legge sulla Gestione delle emergenze. Angelo Borrelli, Capo della Protezione Civile nazionale, ha sempre seguito con grande efficacia e professionalità i territori e le comunità, sfidando con i Sindaci le burocrazie e le complessità nate dal sistema normativo italiano. I Comuni sono stati e sono asse portante in tutti questi ultimi tre anni nelle fasi della lenta, troppo lenta ricostruzione.

Agire sulla leva fiscale è decisivo in quei pezzi di territorio dove la ricostruzione si unisce alla necessità di ripensare cosa queste zone montane appenniniche saranno nel 2030 e nel 2050. È un lavoro enorme che deve essere agevolato da regole certe e snelle per favorire insediamento di famiglie e imprese, per far restare i giovani, per regolare e migliorare i servizi pubblici, per garantire la sopravvivenza delle attività commerciali, delle aziende, per modellare sviluppo sociale ed economico dei distretti. Ambiti geografici, dove agricoltura, turismo, manifattura devono tornare a generare reddito, ricchezza, bellezza e fiducia.

Come già scrivevo nel decimo anniversario del terremoto dell’Aquila, il 6 aprile 2019, a tre anni dal sisma del centro-Italia vogliamo ricordare, riflettere e anche spingere le Istituzioni a compiere adeguate azioni che mettano al centro l’Italia e le sue aree interne, l’Italia fragile, la forza dei territori, la coesione e i rapporti tra montagne e zone urbane. Uncem condivide pienamente quanto ribadito nelle scorse ore dai vertici di Legambiente: serve una ricostruzione di qualità, rispettosa dell’ambiente, del territorio e del lavoro da coniugare con un’idea di futuro fondato sulla costruzione di comunità. Il terremoto (sia a L’Aquila e in Abruzzo nel 2009, sia nei paesi del centro-Italia nel 2016) ha accelerato processi di abbandono e spopolamento che l’Italia delle aree interne registra, lenti e costanti, da almeno cinquant’anni. E dunque impone a chi ha responsabilità politiche e istituzionali di definire subito adeguati modelli di intervento. Strategie e risorse.

Nei Comuni del cratere la ricostruzione è stata ed è troppo lenta. Sappiamo che i borghi ricostruiti devono essere spazio di vita, di impresa, di socialità, di comunità. Molti Sindaci stanno promuovendo ad esempio la nascita di Cooperative di comunità, di spazi per co-housing e co-working, altre occasioni di interazione e benessere in luoghi che hanno anche 800 anni di storia. Ci aiuta la Strategia nazionale per le aree interne, che interessa alcune aree del cratere, che deve essere accelerata nella pianificazione e nella spesa, estesa a tutte le aree montane e interne del Paese. La Snai – come hanno affermato Ermete Realacci ed Enrico Borghi in tante occasioni, oltre che Fabrizio Barca – agevola percorsi per ricostruire non “dov’era, com’era”, bensì “dov’era, come sarà”. In questa direzione deve rientrare la piena attuazione – da parte di Governo e Parlamento –  della legge 158-2017 sui piccoli Comuni e sui borghi. La legge insiste sul lavoro che insieme i Comuni – non solo nel post-emergenze – devono fare per costruire opportunità di sviluppo economico, attrazione degli investimenti, e riorganizzazione dei servizi pubblici, scuole, trasporti, sanità, nelle Alpi e negli Appennini. Evitando prevalgano municipalismi ed esasperata burocrazia.

Su tutto questo come Uncem chiediamo alla “politica” di lavorare. I temi che i Sindaci, con le Associazioni degli Enti locali, sottoporranno al prossimo Governo sono moltissimi. La crisi politica in atto non riduca l’attenzione per le comunità dei paesi terremotati. Ciascuno si impegni per sbloccare quanto si è fermato, per evitare di affossare quei Comuni e farli soffrire nuovamente come e più dei giorni del terremoto. Lavoriamo per una ricostruzione dei paesi, dei luoghi, delle comunità. Uncem farà la sua parte, con tutti i Sindaci e le Amministrazioni locali.

Uncem lancia in queste ore una campagna di crowdfunding sulla piattaforma GoFundMe, dal titolo “Oltre il terremoto, per le comunità e i territori”. Si trova a questo link: https://www.gofundme.com/f/oltre-il-terremoto-per-le-imprese-e-le-comunita. Quanto verrà raccolto verrà destinato ai cinque Comuni tra i più colpiti dal sisma per altrettanti progetti sociali, individuati dagli Enti locali. Tutti possono contribuire. Un piccolo, concreto gesto che vede unirsi il sistema degli Enti locali montani italiani ai territori colpiti dal terremoto.

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