Digital divide e montagna: le 10 cose da fare

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Uncem ha lanciato qualche giorno fa la mappatura delle aree del Paese senza copertura per la telefonia mobile. Basta scrivere a uncem.nazionale@uncem.it. L’Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani, sostiene da sempre che il divario digitale che separa aree urbane e aree rurali-montane italiane si articola su tre fronti: quello della tv che non si vede (5 milioni di italiani non riescono a vedere bene i primi tre canali Rai con il digitale terrestre, ma pagano comunque il canone), della telefonia mobile che non prende (il 25 per cento del territorio italiano non coperto da segnale, con evidenti gravi problematiche per la pubblica sicurezza), di internet che va a velocità ridicole in troppe aree del Paese che aspettano con ansia il Piano nazionale banda ultralarga, sia con linee wifi sia con fibra. Bisogna fare in fretta.

Per questo Uncem lancia un decalogo di cose urgenti e necessarie da fare sui tre fronti del digital divide e lo sottopone al nuovo (vedremo quando) Governo, a tutti i Parlamentari, agli Assessori e ai Dirigenti delle Regioni, alle Associazioni di Categoria, alle Camere di Commercio, alle Telco, le aziende delle telecomunicazioni.

Dieci punti per vincere il digital divide. Eccoli:

1. Accelerare il Piano nazionale per la banda ultralarga. Infratel e Open Fiber, con l’azione del Mise, devono chiudere al più presto le convenzioni mancanti che stanno finora frenando il Piano (con Anas, Rfi, Province, Soprintendenze…). Le reti tra Comuni devono essere collegate. Deve crescere l’informazione verso i Comuni e verso i cittadini, anche grazie all’azione congiunta con Uncem. Le aziende “degli scavi”, operative, che hanno vinto i subappalti da Open Fiber, devono modificare l’approccio al piano, investire di più. Assistiamo al subappalto del subappalto. Serve un coinvolgimento di nuove imprese con un piano straordinario per i lavori che devono procedere in parallelo in decine di Comuni ogni giorno e ogni mese. I tempi sono stretti (risorse europee da spendere e rendicontare entro il 2021) e non è concesso perdere giorni e settimane sul Piano Bul.

2. Mappatura delle “case sparse” non comprese finora nel Piano banda ultralarga e individuazione di risorse per la connettività nei rifugi. Il Piano nazionale per la banda ultralarga non comprende a oggi le “case sparse” (definizione Istat) e i rifugi presenti sulle Alpi e sugli Appennini. All’interno della rimodulazione delle risorse (che CoBul sta compiendo) e delle opportunità per le aree grigie, è necessario individuare nuove risorse per cablare tutte le “case sparse” e tutti i rifugi alpini.

3. Per il Piano banda ultralarga, individuare al più presto le modalità di spesa e assegnazione dei voucher – in particolare per famiglie e imprese – per incentivare la domanda di connettività nei Comuni dove i lavori della Bul sono stati completati.

4. Introdurre la facoltà per i Comuni e per le imprese di dotarsi – acquistandoli – di ripetitori per la telefonia mobile, con la creazione di un fondo statale ad hoc. Uncem propone l’introduzione di un fondo rivolto ai Comuni montani per la realizzazione di impianti per la telefonia mobile per ridurre il numero di persone che non hanno accesso ai servizi, a partire dalla possibilità di telefonare. Uncem richiede al Governo e al Parlamento l’attivazione di un tavolo permanente con gli operatori di telefonia mobile proprietari di impianti di trasmissione per il loro potenziamento in particolare nelle aree montane.

5. Fondo per incentivi per quanti si dotano di parabola satellitare e piattaforma tvsat nei Comuni montani. Uncem, al fine di ridurre il numero di persone che hanno difficoltà di accesso ai canali televisivi del servizio pubblico (e degli operatori privati) richiede la realizzazione di un fondo destinato (attraverso voucher) ai residenti nelle aree montane per l’acquisto di parabole satellitari e piattaforme tvsat. In vista del cambio delle frequenze televisive previsto entro il 2021, si tratta infatti dell’unico e più solido strumento per l’accesso ai servizi televisivi nelle aree montane alpine e appenniniche. Uncem da sempre crede nel circuito delle tv locali italiane, anima della comunicazione delle aree interne e montane: con queste, il Mise deve trovare una interazione sempre più forte e nuove risorse per garantire la sopravvivenza all’interno del pluralismo dell’informazione e del racconto del territorio.

6. Digitalizzazione delle scuole. Uncem ritiene necessario, in attuazione di quanto disposto dall’articolo 15 della legge 158/2017, predisporre al più presto, in accordo con il Miur, il Piano per l’istruzione destinato alle aree rurali e montane, con particolare riguardo al collegamento dei plessi scolastici ubicati nelle aree rurali e montane, all’informatizzazione e alla progressiva digitalizzazione delle attività didattiche e amministrative che si svolgono nei medesimi plessi.

7. Eliminazione dell’obbligo di scontrini elettronici per i Comuni montani. L’obbligo, a legislazione vigente, partirebbe per tutte le categorie dal 1° gennaio 2020. La mancanza di servizi di connettività adeguati, impone un rinvio di tre anni per le imprese e gli esercizi commerciali nei Comuni totalmente e parzialmente montani, in attesa dell’attuazione e del completamento del Piano nazionale per la banda ultralarga.

8. Avviare un programma nazionale, all’interno dell’Agenda digitale, coordinato da Agid, sulle “smart valley” e sulle “green communities” individuando nuovi servizi garantibili nelle aree montane e interne attraverso la banda ultralarga nei campi dei trasporti, della formazione, della sanità, della comunicazione e del marketing territoriale.

9. Definire con Mise e Agid per le Unioni montane di Comuni e le Comunità montane gli standard relativi ai sistemi informativi, gestionali e operativi che permettano una relazione stabile, permanente, efficiente tra gli Enti, capace di garantire migliori servizi all’interno della PA, ai cittadini e alle imprese, consentendo risparmio rispetto agli attuali investimenti in ict.

10. Intelligenza artificiale, blockchain, Iot sono sconociute nei piccoli Comuni, negli Enti locali montani. Anche su questi fronti serve una specifica Agenda nazionale, da definire con le Associazioni degli Enti locali. Come su big data e cloud (e anche su PagoPa, piuttosto che su Spid), si sta lentamente affermando una capacità operativa degli Enti ove è presente una specifica managerialità che sappia agire su questi fronti nuovi. Di certo, i Comuni montani e tutta la PA non possono restare indietro e l’operazione non può essere occasionale o legata alla presenza casuale di qualche appassionato al tema in pianta organica. Come su tutti gli altri nove punti, anche su questo, affascinante e complesso, non servono solo risorse. È urgente una precisa strategia che non escluda pezzi di Paese e nasca da Mise e Agid di concerto e in stretto rapporto con le Regioni. Uncem offre competenze e supporto al prossimo Governo. La spinta dei Parlamentari è indispensabile. Società private e Associazioni di categoria dovranno fare la loro parte. Uncem garantisce massima disponibilità.