Chi smaltisce rifiuti l’ultimo dell’anno li smaltisce tutto l’anno

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È questo quello che ci viene da dire dopo le decine di mezzi pesanti che tra il 29 e il 30 dicembre hanno scaricato i loro rifiuti alla discarica di Cà Lucio. Sono emblematiche le fotografie della discarica e i post pubblicati su Facebook dalle tante persone indignate per tale “scempio”. Bisogna evitare che questo luogo venga distrutto, rovinando un’area incontaminata, vocata da sempre alla coltivazione dei campi e all’agricoltura biologica, la vera economia trainante che dovrebbe essere incentivata e valorizzata. Il luogo ha accolto fin troppi rifiuti e adesso è veramente arrivato il momento di dire basta! Se la chiusura è stata fissata entro un breve lasso di tempo, evitiamo che nel frattempo vi conferiscano rifiuti provenienti da ogni parte. Questo infatti cozza con la Legge Regionale n. 24 del 12 ottobre 2009 dove all’art. 1, lettera e) testualmente cita: “ridurre la movimentazione dei rifiuti attraverso lo smaltimento in impianti appropriati, prossimi al luogo di produzione, che utilizzino metodi e tecnologie idonei a garantire un alto grado di tutela e protezione della salute e dell’ambiente”. Infatti a Cà Lucio, i rifiuti che stanno arrivando provengono da ogni parte d’Italia, quindi non propriamente “prossimi al luogo di produzione”; pertanto chiediamo che venga rispettata questa legge.

Inoltre vorremmo ribadire che come non andava bene collocare il Biodigestore a Canavaccio, usurpando terreno vergine adibito alla produzione agricola, non va fatto a Vallefoglia in altrettanti terreni agricoli. Basta consumare suolo vergine! I dati raccolti dall’Ispra relativi al 2020, sono chiari, i suoli più colpiti sono quelli a vocazione agricola circa tre volte più dei suoli in area urbana. Il fenomeno nell’ultimo anno è stato più intenso infatti nelle zone rurali, dove sono stati cementificati quasi 2700 ettari e meno della metà nelle aree urbane a media densità. Rientrano tra i suoli colpiti anche se in maniera minore, aree particolarmente vulnerabili come le fasce fluviali e lacustri dove sono stati consumati 58 ettari nell’ultimo anno, la fascia costiera entro i 300 metri dalla costa è stata consumata per ulteriori 79 ettari.

La perdita di suolo avanza anche nelle zone più a rischio, il suolo artificiale ricopre ormai il 10% delle aree a pericolosità idraulica media (con tempo di ritorno tra 100 e 200 anni) e quasi il 7% di quelle classificate a pericolosità elevata (con tempo di ritorno tra 20 e 50 anni). In futuro se non invertiremo questo sconsiderato modo di agire, saremo obbligati a mangiare cemento invece del pane. L’impianto anaerobico di smaltimento dei rifiuti deve sorgere in un’area industriale da recuperare, in prossimità dei principali snodi autostradali così da recuperare un’area già impermeabilizzata, oltremodo abbreviando quanto più possibile l’impatto ecologico prodotto dai numerosi camion impegnati nel conferimento del organico da trattare.

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