La burocrazia è il male del Paese

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 Dati allarmanti di CNA fotografano le procedure lunghe, complesse e costose necessarie per aprire un’impresa. Ben 86 adempimenti burocratici e quasi 20.000 euro di spese. E nonostante tutto la campagna “Crea Impresa” è già un successo

La disgraziata classifica dei settori più infarciti di vergognosa burocrazia vede al primo posto le attività di autoriparazione, tant’è che per aprire un’officina il colosso della pubblica amministrazione pretende 86 adempimenti, che si traducono in quasi 19mila euro di costi da affrontare.

Stessa sorte spetta agli aspiranti imprenditori falegnami con 78 adempimenti e 19.700 euro di spesa per le pratiche. Seguono le gelaterie, che superano i bar con 73 adempimenti contro 71, mentre se la passano meglio, si fa per dire, gli acconciatori con “appena” 65 pratiche da sbrigare presso 26 enti e un onere di 17.500.

Queste le considerazioni in sintesi dell’Osservatorio nazionale della CNA “Comune che vai, burocrazia che trovi”, che misura in maniera oggettiva e puntuale quanta fatica e soldi occorrono per aprire la propria partita iva, nonostante sia ormai arcinoto che le cosiddette “scartoffie” siano diventate il vero freno allo sviluppo economico del nostro Paese, di cui una porzione importante della sua ricchezza economica poggia sulle milioni di micro e piccole attività, operose in ogni settore economico.

“Così non va assolutamente bene, perché al netto del prezioso tempo perso, sul piano economico, gli eventuali incentivi a fondo perduto, rischiano di diventare una curiosa partita di giro – sottolineano all’unisono il Presidente Maurizio Paradisi e il Direttore Massimiliano Santini -. Le centinaia di persone che si recano nei nostri Uffici, chiedendo informazioni per accedere al contributo, ci spinge a sollecitare la Regione ed in particolare l’Assessore Aguzzi ad estendere la misura alle aree montane ed interne, oggi escluse e destinare ulteriori risorse economiche a tal fine.

Anche di recente la CNA, in Commissione parlamentare per la semplificazione, ha ricordato e ribadito con forza la necessità intervenire per abbattere in maniera concreta e significativa la “cattiva” burocrazia, in virtù di una razionalizzazione e semplificazione, che nonostante le parole spese e lo sforzo profuso, appare assai inadeguata e decisamente preoccupante, a causa degli intrecci, sovrapposizioni, disallineamenti e disomogeneità, ormai non più tollerabili.

Ma la voglia di impresa marchigiana non demorde. Nonostante queste difficoltà e il clima economico e sociale ancora incerto, la campagna di sensibilizzazione all’autoimprenditorialità “Creaimpresa 2021” ha già generato oltre 500 contatti di possibili futuri imprenditori del territorio che stanno ragionando sull’avvio di una nuova attività. Grazie anche al Bando regionale “Creazione di Impresa” che offre fino a 35 mila euro di incentivo a fondo perduto, sta muovendo tanto interesse e voglia di mettersi in proprio.

La CNA ritiene necessario fare “un tagliando agli aggiustamenti introdotti sui principali strumenti amministrativi”, come ad esempio l’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA), che ha tempi troppo lunghi, oppure lo stesso SUAP (Sportello Unico per le attività produttive), che sconta in molte località l’impossibilità dell’accesso per via telematica, nonostante sia un obbligo di legge. Il Recovery Plan offre l’opportunità irripetibile di realizzare i necessari investimenti in digitalizzazione, innovazione e capitale umano per modernizzare la pubblica amministrazione, per cui non perdiamo questa occasione.

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