la Giornata nazionale del mare 2021

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Il Mediterraneo produce quasi 60 miliardi l’anno. Guardare al mare non solo per la sua bellezza, ma anche per il suo valore culturale, scientifico, ricreativo ed economico. Riflettere e porre l’attenzione su una delle risorse geografiche più importanti dell’Italia. Con questi obiettivi l’11 aprile si celebra la Giornata nazionale del mare. Un appuntamento istituito nel 2018, con l’entrata in vigore del nuovo decreto sul codice della nautica. Come sta il mare in Italia? Cosa si fa per tutelarlo e per valorizzarlo senza intaccare l’ambiente? Come sono messi i lavoratori del mare? A queste domande rispondono alcune analisi pubblicate proprio in occasione della Giornata nazionale del mare.

La ricchezza prodotta dal Mediterraneo

Nel 2017 il bacino marittimo del Mediterraneo ha prodotto 59,6 miliardi di euro di valore aggiunto lordo, il 29% del totale a livello europeo, dopo l’Oceano Atlantico ((73,4 miliardi di euro) e il Mare del Nord (63 miliardi di euro). Tuttavia, in Europa il 40% dell’occupazione dell’economia marittima si trova nel Mediterraneo (1,78 milioni di dipendenti), il 29% nell’Oceano Atlantico (1,29 milioni di dipendenti) e solo il 20% nel Mare del Nord (0,87 milioni di dipendenti). A ricordarlo è la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO (IOC-UNESCO).

Le aree marine protette in Italia

Sono 27 le aree marine protette in Italia, cui si aggiungono 2 parchi sommersi, che tutelano complessivamente circa 228.000 ettari di mare e 700.000 km di costa. Il 19,12% delle acque territoriali italiane (dalla riva fino a 12 miglia nautiche) è coperto da aree marine a vario titolo protette. Tuttavia, secondo lo Ioc-Unesco solo l’1,67% di queste aree applica efficacemente i propri piani di gestione. Solo lo 0,1% sono aree a protezione integrale. L’Italia negli ultimi 10 anni (dal 2009 al 2018) ha visto la sua quota di occupazione e di valore aggiunto diminuire.

La decarbonizzazione del mare

Tuttavia, il nostro Paese ha un ruolo importante dal punto di vista ambientale: il suo mare si stima che sia responsabile del sequestro di 13.2 milioni di tonnellate annue di carbonio, il valore più alto tra gli stati membri della Ue nel Mar Mediterraneo. Secondo il rapporto IOC-UNESCO 2021, azioni combinate di decarbonizzazione basate sul mare (dallo sviluppo di energia rinnovabile basata sull’oceano allo stoccaggio del carbonio nei fondali marini) potrebbero ridurre il divario delle emissioni fino al 21% su una riduzione di 1,5 gradi e fino al 25% su una riduzione di 2 gradi.

Le difficoltà dei pescatori italiani

Coldiretti-Impresapesca invece lancia un Sos per il pescato italiano con la flotta tricolore che negli ultimi 35 anni ha perso quasi il 40% delle imbarcazioni con un impatto devastante su economia e occupazione di un settore cardine del Made in Italy, ora ulteriormente aggravato dall’emergenza Covid. “Gli effetti combinati dei cambiamenti climatici, delle importazioni selvagge di prodotto straniero e di una burocrazia sempre più asfissiante hanno ridotto il numero dei pescherecci italiani ad appena 12mila unità – denuncia Coldiretti – mettendo a rischio il futuro del comparto ma anche la salute dei cittadini poiché con la riduzione delle attività di pesca viene meno anche la possibilità di portare in tavola pesce Made in Italy”.

Gli italiani e il consumo di pesce

Per Coldiretti alla difficoltà economiche aggravate dalla pandemia “si aggiungono quelle legate alla drastica riduzione dell’attività di pesca imposte dalla dalle normative europee e nazionali. Le giornate di effettiva operatività a mare sono scese per alcuni segmenti di flotta a poco meno di 140 di media all’anno”. “Il consumo pro capite degli italiani è di circa 28 kg di pesce all’anno – conclude Coldiretti – superiore alla media europea ma decisamente basso se confrontato con quello di altri Paesi che hanno un’estensione della costa simile, come ad esempio il Portogallo, dove se ne mangiano quasi 60 kg, praticamente il doppio”.

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