Investire 1% ricchezza globale per mantere Carbon Budget 2030

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Per raggiungere gli obiettivi al 2030 di mantenimento del «Carbon Budget» andrà investito circa l’1-1,8% della ricchezza finanziaria globale.

Ener2Crowd.com, la prima piattaforma italiana di lending crowdfunding ambientale ed energetico, è convinta che tale ricchezza non debba provenire solo dall’1% della popolazione più ricca del pianeta, concentrando ancora di più potere e disponibilità economica nelle loro mani, ma dal restante 99%. 

«Vogliamo creare un ciclo economico non solo più equilibrato, come da scenari studiati, ma anche più inclusivo e quindi in grado di trascinare tutto il pianeta verso un futuro migliore» sostengono i fondatori di Ener2Crowd.

L’attuale volume di investimenti annui nell’ambito della transizione energetica è pari a 753 miliardi di euro, con una crescita annua del 7% che non è sufficiente ad evitare che il trend di aumento delle emissioni di CO2 (+2% annuo) consumi tutto il “carbon budget” rimanente.

Le emissioni climalteranti hanno peraltro fatto registrare nel 2021 un forte rimbalzo (+5%) che ha riportato il totale annuo a livelli pre-pandemici, pari a 38,4 GTonCO2/anno. Ai ritmi attuali arriveremo così nel 2028 a sforare le 40,7 GtonCO2/anno ed un valore procapite di 4,88 tonCO2/anno, distanziandoci ancora maggiormente dall’obiettivo al 2050 di 2,7 tonCO2/anno.

«Nel 2021 è come se 4 trilioni di euro fossero stati investiti per aumentare le emissioni di CO2, creando un gap di circa 3,2 trilioni con quanto profuso finanziariamente nella transizione energetica» spiega Niccolò Sovicoceo, ideatore e co-fondatore di Ener2Crowd.com, che nel 2020 era stato scelto da Forbes come uno dei 100 talenti del futuro under-30.

Gli scenari di impegno nella riduzione delle emissioni di CO2 individuati dagli scienziati durante la COP26 di Glasgow (-5% all’anno come “minimo” e -10% all’anno come “consigliabile”) presuppongono un investimento dai 23 ai 38 trilioni di euro da qui al 2030, rafforzando in modo drammatico gli sforzi a breve termine.

Nel primo caso (23 trilioni), arriveremmo al 2030 con 24,2 GtonCO2/anno di emissioni ed una media procapite di 2,86 tonCO2/anno, con un “carbon budget” rimanente pari a 1,8 GtonCO2.

Nel secondo caso (38 trilioni), si raggiungerebbero le 14,9 GtonCO2/anno ed una media procapite di 1,76ton/anno, con un “carbon budget” rimanente pari a 59,8 GtonCO2.

«Ma è solo il secondo scenario ad essere in grado di farci arrivare —grazie a continui investimenti in riduzione dell’intensità carbonica— al 2050 con un volume di emissioni globali prossime allo zero» puntualizza Giorgio Mottironicso e co-fondatore di Ener2Crowd nonché chief analyst del GreenVestingForum.it, il forum della finanza alternativa verde.

Esistono tuttavia altri 2 possibili scenari studiati da Ener2Crowd che sono in grado di creare un ciclo economico green più duraturo senza mancare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 e quindi in grado di contenere l’aumento delle temperature al di sotto di 1,5°C.

Nella prima alternativa, che gli analisti di Ener2Crowd hanno denominato “Green-Energy Investment ONLY, GEIO”, si ipotizza una crescita degli sforzi finanziari ed operativi pari al 35% annuo, con un impegno medio annuo dell’1,1% della ricchezza globale finanziaria da qui al 2030.

Nella seconda alternativa, che gli analisti di Ener2Crowd hanno denominato “Green-Energy Investment & OTT, GEIOTT”, si bilanciano gli investimenti in soluzione tecnologiche con il programma di riforestazione globale “One Trillion Trees”ipotizzando una crescita della capacità di riforestazione del 13% annuo a partire dai 4 miliardi di alberi piantati nel 2021.

«L’analisi ci mostra due aspetti dirimenti di quanto sta accadendo e di quanto potrebbe accadere: il primo riguarda la totale insostenibilità del nostro modello economico, il quale per ripartire ha praticamente dirottato risorse finanziare in attività ad alta intensità carbonica 5 volte maggiori di quelle destinate alla transizione green; il secondo riguarda le prospettive di evoluzioni del modello, le quali non potranno più essere lineari ma necessariamente esponenziali, con la necessità di domandarci come affrontare l’avvicinarsi di un futuro a “costo marginale zero”, conseguenza inevitabile di una società sostenibile ed equa» sintetizza Giorgio Mottironi.

«I numeri dei vari scenari ci dicono che raggiungere la quota di investimenti necessari per scongiurare una catastrofe climatica è assolutamente possibile. Parliamo di un investimento massimo annuale pari all’1,15% della ricchezza finanziaria mondiale, una cifra che in realtà potrebbe essere mobilitata anche solo dal nostro Paese se fosse coinvolta la ricchezza privata liquida» mette in evidenza Niccolò Sovico.

Gli scenari confermano almeno in parte le dinamiche finanziarie emerse dagli obiettivi di riduzione delle emissioni COP26, individuando una forbice di investimenti più precisa, compresa tra 3,6 e 4 trilioni di euro all’anno, per un totale variabile tra i 32 ed i 36 trilioni di euro entro il 2030, e —soprattutto— tracciano una strada più progressiva di crescita degli investimenti mondiali collegata ad effetti, in termini di riduzione delle emissioni di CO2, altrettanto efficaci nel breve termine e più ambiziosi nel lungo termine, con la concreta possibilità di creare una condizione “carbon negative”.

«Il ruolo del programma di riforestazione “One Trillion Trees” (OTT) è fondamentale perché in termini di benefici ambientali è l’unico in grado di determinare una strada di forte inversione nella crescita della concentrazione di CO2 in atmosfera» commenta Giorgio Mottironi.

Oggi ci troviamo intorno alle 420 ppm, un numero pari al doppio delle 180-280 ppm fatte registrare negli ultimi 2,5 milioni di anni, che ci fa fare un balzo indietro di almeno 5 milioni di anni, riportandoci verso la fine del Miocene, quando tale concentrazione era pari a 500 ppm a causa delle intense attività vulcaniche sulla crosta terrestre.

A regime questo programma “OTT” contribuirebbe a ridurre di 20 Gton all’anno le emissioni di CO2, creando una condizione “carbon negative” che di fatto sarebbe in grado di superare la condizione net-zero già nel 2035, potendo così ricostituire il nostro “carbon budget” progressivamente, fino a riportarlo ai livelli del 2020 (320 GtonCO2) entro il 2050.

«Il grande ritardo che abbiamo accumulato nella diffusione di tecnologie green per la generazione e la trasformazione di energia —generazione da rinnovabili, sistemi di accumulo, efficienza energetica, elettrificazione dei consumi, trasporti— ci pongono di fronte alla necessità di accelerare in modo esponenziale la crescita degli investimenti green e di farlo senza che si verifichi una cuspide nei volumi allocati, come previsto negli scenari di base della COP26, altrimenti rischieremmo di andare in contro ad un micro-trend, con un rapido esaurimento delle redditività collegate» conclude Niccolò Sovicoceo, ideatore e co-fondatore di Ener2Crowd.com.

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