Assieme alle maestranze della Wartsila non c’è solo Trieste, c’è tutta l’Italia

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In piazza assieme alle maestranze della Wartsila non c’è solo Trieste, c’è tutta l’Italia alla prima vera grande prova di politica industriale. Oggi non sono in discussione 450 posti di lavoro ma è in discussione la legislazione europea, quella italiana sulle delocalizzazioni, gli aiuti di Stato, la forza degli Stati membri dell’Ue, i diritti dei lavoratori e il ruolo dei territori nella determinazione delle politiche industriali. Oggi in piazza c’è chi difende tutto questo in nome della Costituzione, del diritto, della crescita: un argine alle degenerazioni del libero mercato.

È questo, in sintesi, il pensiero espresso dall’assessore regionale al Lavoro durante la manifestazione attuata dai lavoratori della Wartsila di Trieste e dalle sigle sindacali per protestare contro la chiusura del comparto produttivo dello stabilimento di Bagnoli della Rosandra, iniziativa alla quale hanno partecipato anche il sindaco e il vicesindaco del capoluogo regionale.

L’assessore ha evidenziato che non si tratta di una questione locale bensì, per rilevanza, di un tema di carattere nazionale perché rappresenta il primo caso di applicazioni unilaterale dell’attuale normativa che rischia di aggravare il pericolo di deindustrializzazione dei territori. La crisi della Wartsila è la prima vera prova di politica industriale a cui è sottoposto il Paese, dato che la produzione di motori navali e sistemi energetici è un asset strategico per lo sviluppo dell’Italia.

L’esponente della Giunta ha quindi rimarcato che non ci si può permettere la creazione di una rottura completa tra le aziende e il territorio e che non è accettabile, per l’intera Unione europea, che attraverso una norma i sindacati e le istituzioni vengano privati della possibilità di incidere su temi strategici come l’industrializzazione.

L’assessore ha quindi confermato il sostegno della Giunta ai lavoratori e la prosecuzione del proprio impegno al fianco dei sindacati, in sinergia con i Ministeri competenti. Tutto ciò si sta facendo per la tutela dei posti di lavoro dei 450 dipendenti della Wartsila e di quelli di tutte le imprese dell’indotto, all’interno di una battaglia che riguarda la politica industriale e sociale dell’intera nazione.

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