Rigenerazione ambientale nel Green Deal Europeo

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Le persone, il pianeta e le diverse economie sono risultate vulnerabili ai cambiamenti climatici, è necessario cercare di limitare questi cambiamenti lavorando sui fattori che li causano ma anche cercare di adattare il nostro mondo a convivere con ciò che è già cambiato, limitando il più possibile i danni. Ciò che ci viene chiesto è un cambiamento culturale, sociale, economico dal quale dipende la sopravvivenza nostra e del nostro pianeta. Per raggiungere questo obiettivo sono necessarie conoscenza, monitoraggio, innovazione, condivisione, collaborazione e finanziamenti. Il Green deal Europeo fornisce agli stati membri una base coordinata di iniziative, strumenti e finanziamenti affinché il cambiamento avvenga in modo equo per tutti i cittadini, le aziende e le amministrazioni.

Cosa significa Green Deal Europeo

Il Green Deal Europeo è l’impegno della Commissione Europea ad affrontare i problemi legati al clima e all’ambiente, è una strategia di crescita che mira a trasformare l’UE in una società equa, dotata di un’economia moderna, efficiente sotto il profilo dell’uso delle risorse, competitiva, che nel 2050 non genererà emissioni nette di gas a effetto serra e in cui la crescita economica sarà dissociata dall’uso delle risorse. Il pacchetto del Green Deal contiene iniziative che interessano diversi settori: clima, ambiente, energia, trasporti, industria, agricoltura e finanza sostenibile, tutti fortemente interconnessi.

I principali obiettivi del Green Deal sono:

  • incrementare i finanziamenti per la transizione verde e mobilitare almeno 1000 miliardi di € a sostegno di investimenti sostenibili nel corso del prossimo decennio attraverso il bilancio dell’UE e gli strumenti associati, in particolare InvestEU;
  • creare un quadro che per consentire a privati e al settore pubblico di effettuare facilmente investimenti sostenibili;
  • supportare le amministrazioni pubbliche dei promotori dei progetti nella definizione, della strutturazione ed esecuzione di progetti sostenibili.

Due ulteriori obiettivi sono specificatamente legati alla tutela dell’ambiente ed alla tutela della salute de cittadini:

  • proteggere, conservare e migliorare il capitale naturale dell’UE,
  • proteggere la salute e il benessere dei cittadini dai rischi di natura ambientale e dalle relative conseguenze.

Gli obbiettivi delle trasformazioni del Green Deal dovranno essere raggiunti mettendo al centro delle trasformazioni i cittadini, coinvolti  attivamente, nel processo che dovrà essere giusto ed inclusivo.

Attraverso Green Deal l’Unione Europea vuole farsi promotrice in tutto il mondo delle politiche in materia di ambiente, clima ed energia, consapevole che i paesi europei da soli non potranno produrre un cambiamento significativo per rallentare le emissioni climatiche globali ed il cambiamento climatico in atto. L’Unione Europea infatti intende sfruttare gli strumenti diplomatici e finanziari a sua disposizione per far sì che le alleanze verdi diventino parte integrante delle sue relazioni con i paesi limitrofi ed in particolare con (Africa, America latina, Caraibi, Asia e il Pacifico).

Le premesse: la storia dall’Agenda 21 all’Agenda 2030

La storia dell’Agenda 21 e dell’Agenda 2030 ha origini negli anni 70 con la presa di coscienza che la salute dell’ambiente significava anche salute dell’uomo e quindi che la crescita economica mondiale non poteva non considerare anche il valore dell’ambiente. Si arriva solo a fine anni 80 a definire però una vera e propria strategia con la nascita dell’Agenda 21. Cresce la consapevolezza dei cambiamenti climatici in atto, cresce la necessità di dare obiettivi definiti e la necessità di una presa di impegni da parte degli stakeholder a livello mondiale e quindi nel 2015 si arriva alla definizione di una nuova strategia costituita dall’Agenda 2030.

In parallelo all’Agenda 2030, l’Accordo di Parigi, che si sviluppa nell’ambito della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (UNFCCC), fissa l’impegno comune di contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali, facendo il possibile affinché si mantenga entro 1,5°C. In Italia l’Agenda 2030 è stata recepita nel 2017 attraverso la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile.

I principali eventi della storia:

  • 5 giugno 1972, Stoccolma (Svezia) – Conferenza di Stoccolma (Conferenza ONU sull’Ambiente Umano): per la prima volta la comunità internazionale riconosce la necessità di cooperare a livello internazionale a favore della protezione dell’ambiente, quindi difendere e migliorare l’ambiente per le generazioni presenti e future.
  • 1987 Gro Harlem Brundtland, presidente della Commissione mondiale su Ambiente e Sviluppo (istituita nel 1983), presenta il rapporto «Our common future» (Il futuro di tutti noi, detto anche rapporto Brundtland), formulando linee guida per lo sviluppo sostenibile ritenute valide ancora oggi.
  • 3-14 giugno 1992, Rio de Janeiro (Brasile) – Summit della Terra (Conferenza ONU su Ambiente e Sviluppo): Vengono sottoscritti i documenti: Dichiarazione di Rio su ambiente e sviluppo, l’Agenda 21, la Convenzione sulla diversità biologica, la Dichiarazione sulle foreste, Convenzione sul cambiamento climatico. Da questo summit si riconoscono due principi:  la tutela ambientale è parte integrante del processo di sviluppo, la partecipazione dei cittadini parte integrante e d è necessaria per affrontare i problemi ambientali.
  • 27 maggio 1994, Aalborg (Danimarca) – 1° Conferenza Europea sulle Città Sostenibili: i partecipanti approvano la Carta di Aalborg: Carta delle città europee per uno sviluppo durevole e sostenibile, lo scopo è quello di applicare i principi dell’Agenda 21 a livello locale. Le città riconoscono che il concetto dello sviluppo sostenibile fornisce una guida per misurare il livello di vita alle capacità di carico della natura, si impegnano ad applicare i principi della sostenibilità nella governance locale, si impegnano a sviluppare e verificare indicatori in grado di monitorare le politiche locali in tema di sostenibilità. La conferenza è la prima di una serie di conferenze, di cui l’ultima, la nona, tenutasi lo scorso ottobre 2020, che approfondiscono il tema della città sostenibile e monitorano i risultati raggiunti nel tempo. Le conferenze sono anche occasione di scambio di esperienze e confronto tra le diverse nazioni.
  • 11 dicembre 1997, Kyoto (Giappone) – Protocollo di Kyoto (entrata in vigore 2005) che impegnava i firmatari a ridurre la quantità delle proprie emissioni di gas ad effetto serra rispetto ai propri livelli di emissione del 1990 in percentuale diversa da Stato a Stato, gli stati si impegnavano anche ad effettuare il monitoraggio di tali gas.
  • 25 giugno 1998, Aarhus (Danimarca) – Convenzione di Aarhus, a cura della Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE), che sancisce il dovere delle amministrazioni ad esercitare il potere pubblico in modo trasparente affidabile e accessibile ai cittadini e quindi il diritto di accesso alle informazioni, alla partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale della popolazione.
  • 26 agosto – 4 settembre 2002, Johannesburg (Sudafrica)  – Summit Mondiale sullo sviluppo sostenibile (Conferenza ONU RIO+10): fu l’occasione per verificare l’attuazione delle decisioni prese a Rio nel 1992 e l’attuazione dell’Agenda 21. Venne adottata la Dichiarazione sullo sviluppo sostenibile o dichiarazione di Johannesburg e  il piano di attuazione del Vertice mondiale per uno sviluppo sostenibile (Johannesburg Plan of Implementation, JPOI) . Il Piano doveva essere un riferimento  per le attività di governo mentre la dichiarazione un documento  politico con obblighi e proposte di attuazione per lo sviluppo sostenibile. Durante questa conferenza non vennero stabiliti obiettivi concreti e scadenze temporali precise ma si puntò su comportamenti volontari e sulla promozione di intese bilaterali.
  • 20-22 Giugno 2012, Rio de Janeiro (Brasile): Conferenza Rio+20 Conferenza dell’ONU sullo sviluppo sostenibile. Nel documento finale si riconosce per la prima volta in modo esplicito che l’economia verde può contribuire allo sviluppo sostenibile e alla lotta contro la povertà. Durante la conferenza venne approvato anche un programma decennale per un comportamento di consumo e di produzione sostenibile strumento concreto per promuovere un modello di consumo e di produzione sostenibile e, quindi, realizzare un’economia più verde.
  • 25 settembre 2015, New York (USA): Assemblea Generale delle Nazioni unite durante questa conferenza i 193 Paesi membri dell’ONU hanno adottato l’Agenda 2030 (entrata in vigore 2016) che costituisce il nuovo quadro di riferimento globale e universale per lo sviluppo sostenibile. L’agenda 2030 contiene 17 obiettivi di sviluppo sostenibile e 169 sotto-obiettivi ad essi associati, raggruppati in cinque principi fondamentali quali le persone, il pianeta, la prosperità, la pace e la collaborazione.

11 dicembre 2019: la Commissione Europea pubblicò la comunicazione ll Green Deal Europeo che recepisce i contenuti dell’Agenda 2030 di cui è di fatto strumento di attuazione in Europa.

Il piano della Commissione Europea per combattere il cambiamento climatico e, a lungo termine, salvare la Terra

Diversi atti fanno parte del piano dell’Unione Europea per combattere i cambiamenti climatici e “salvare la terra”. Le azioni previste nei vari documenti ricadono in un’ottica interdisciplinare dove tutto dipende da tutto. I principi base partono dai contenuti dell’Agenda 2030 (e la sua precedente Agenda 2021) ed interessano quindi il settore economico (green economy ma anche circular economy), la salute umana e la conservazione dell’ambiente.

Risparmiare energia e materie prime, produrre il minimo indispensabile di rifiuti, riciclare, riutilizzare, riparare il più possibile materiali e beni, tutelare l’ambiente esistente, anche non emettendo sostanze inquinanti, ed infine ripristinare la qualità nelle aree degradate sono le grandi classi di azioni da mettere in campo per la salvaguardia del delicato equilibrio del nostro pianeta contenute nelle politiche europee.

Tra gli strumenti per renderle concrete ci sono innovazione, ricerca ma anche la partecipazione dei cittadini. Per produrre cambiamenti positivi ed efficaci nel tempo in materia di clima, secondo l’Unione Europea, occorre coinvolgere il più possibile i cittadini dando loro formazione e consapevolezza. È necessario anche renderli parte attiva del cambiamento facendoli partecipare ai processi decisionali anche mediante le loro proposte. L’Unione Europea attraverso i suoi strumenti di ricerca, indirizzo politico e finanziamento supporta i diversi stakholders nelle azioni per raggiungere gli obiettivi del piano.

L’Unione Europea in particolare nel 2018 con il documento Un pianeta pulito per tutti Visione strategica europea a lungo termine per un’economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra ha espresso la sua idea di strategia per la lotta ai cambiamenti climatici. La strategia è in linea con i principi dell’accordo di Parigi.

Il Parlamento europeo a marzo 2019 ha approvato l’obiettivo di zero emissioni nette di gas serra nella sua risoluzione sui cambiamenti climatici, successivamente, a gennaio 2020 la risoluzione sul Green Deal europeo. A dicembre 2019 il Consiglio europeo ha approvato l’obiettivo di rendere l’UE neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050, in linea con l’accordo di Parigi.

Nel marzo 2020 l’Unione Europea ha presentato la sua strategia a lungo termine alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC).

Secondo la Visione dell’Unione europea sul clima le azioni chiave su cui puntare per la lotta ai cambiamenti climatici sono:

  • sfruttare al massimo i benefici derivanti dall’efficienza energetica in particolare nel settore dell’edilizia;
  • diffondere il più possibile l’uso di energie rinnovabili per decarbonizzare i i paesi membri;
  • Puntare su sistemi di mobilità a basso consumo di energie fossili e con motori con alto rendimento ed una mobilità efficiente grazie ad un sistema di gestione digitalizzato che permette una gestione intelligente del traffico;
  • Un’industria che sia innovativa nelle tecnologie per ridurre le emissioni inquinati ma anche competitiva sul mercato;
  • Infrastrutture di rete (trasporto di cose e persone ma anche di energia) interconnesse, moderne e gestite tramite sistemi di controllo digitali intelligenti;
  • sfruttare al massimo la bioeconomia
  • Limitare le emissioni di anidride carbonica anche adottando tecniche di catture e stoccaggio;

La visione sottolinea inoltre la necessità di avviare subito le azioni necessarie a raggiungere gli obiettivi climatici e l’importanza della partecipazione attiva dei cittadini al processo di cambiamento. Secondo il testo la modernizzazione e la decarbonizzazione dell’economia dell’Unione stimoleranno notevoli investimenti aggiuntivi. L’unione europea e le amministrazioni dovranno garantire supporto, trasparenza e adeguati finanziamenti agli stakeholder.

Anche la ricerca è posta tra le azioni chiave per combattere il cambiamento climatico. Ricerca ed innovazione basate su una programmazione coordinata avranno lo scopo di cercare tecnologie innovative ma anche economicamente sostenibili in modo da renderle appetibili al mercato e favorirne la diffusione.

Secondo la Visione le azioni per il la lotta al cambiamento climatico porteranno anche a grandi cambiamenti sociali, spariranno alcuni lavori ma al contempo si apriranno nuove posizioni lavorative destinate nel complesso ad aumentare il tasso di occupazione.

Negli ultimi anni due documenti dell’unione in particolare hanno fissato obiettivi climatici e di emissioni da raggiungere: la Strategia Europea per il Clima ed il Green Deal.

Le Azioni e gli Obiettivi da raggiungere entro il 2050 nella legge sul clima

Nel giugno 2021 il Consiglio europeo ha adottato la Legge Europea sul clima. I principali contenuti della legge sono:

  • neutralità climatica entro il 2050 e emissioni negative dopo il 2050;
  • obiettivo di riduzione delle emissioni dell’UE per il 2030 passa dal 40% al 55% rispetto ai livelli del 1990;
  • introduzione di un limite di 225 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente al contributo degli assorbimenti a tale obiettivo;
  • Fissa un ulteriore traguardo intermedio al 2040 che dovrà essere emanato entro 6 mesi dalla presente norma;
  • Pubblicazione di una previsione del bilancio indicativo dell’Unione per i gas a effetto serra per il periodo 2030-2050;
  • istituzione di un Comitato consultivo scientifico europeo sul cambiamento climatico tra i cui compiti ci sono: fornire consulenza scientifica e presentare relazioni sulle misure esistenti e proposte dell’Unione, sugli obiettivi climatici e sui bilanci indicativi di gas a effetto serra e sulla loro coerenza con gli obiettivi del regolamento, contribuire allo scambio di conoscenze scientifiche indipendenti, identificare le azioni e le opportunità necessarie per conseguire con successo gli obiettivi climatici dell’Unione; identificare le azioni e le opportunità necessarie per conseguire con successo gli obiettivi climatici dell’Unione;
  • Gli organi competenti degli stati membri devono assicurare il costante progresso nel miglioramento della capacità di adattamento, nel rafforzamento della resilienza e nella riduzione della vulnerabilità ai cambiamenti climatici;
  • Entro il 30 settembre 2023, e successivamente ogni cinque anni, la Commissione valuterà i progressi collettivi, in materia di neutralità climatica e adattamento ai cambiamenti climatici, fatti dagli Stati membri;
  • Entro il 30 settembre 2023, e successivamente ogni cinque anni, la Commissione valuterà la coerenza delle misure dell’Unione rispetto all’obiettivo della neutralità climatica e nell’assicurare i progressi in materia di adattamento ed apporterà eventuali variazioni alla normativa se ritenuto necessario;
  • Entro il 30 settembre 2023, e successivamente ogni cinque anni, la Commissione valuterà la coerenza delle misure nazionali considerate, sulla base dei piani nazionali integrati per l’energia e il clima, delle strategie nazionali a lungo termine nonché misure nazionali nell’assicurare i progressi in materia di adattamento;
  • Nel precorso per raggiungere gli obiettivi climatici 2050 dovranno essere coinvolte tutte le componenti sociali per offrire loro la possibilità, e investirle della responsabilità, di impegnarsi a favore di una transizione giusta ed equa sul piano sociale verso una società climaticamente neutra e resiliente al clima. Verranno facilitati e promossi i processi inclusivi e accessibili a tutti i livelli, incluso nazionale, regionale e locale, che coinvolgono le parti sociali, il mondo accademico, la comunità imprenditoriale, i cittadini e la società civile, al fine di scambiare le migliori pratiche e individuare le azioni che contribuiscono a conseguire gli obiettivi del presente regolamento.

 

Nel marzo 2022 il Consiglio ha adottato conclusioni in cui chiede di adattare la protezione civile affinché siano in grado di affrontare gli eventi meteorologici estremi provocati dai cambiamenti climatici. Gli Stati membri e la Commissione sono invitati ad investire nella ricerca e innovazione con l’obiettivo di riconoscere e anticipare meglio i rischi meteorologici estremi e potenziare le capacità della protezione civile di intervenire. Le conclusioni promuovono anche lo sviluppo di specifici programmi di formazione ed esercitazione. Gli Stati membri sono invitati anche a preparare la popolazione sul tema degli eventi estremi, attraverso iniziative di informazione, sensibilizzazione, formazione, e con esercitazioni.

 

Green Deal: obiettivi, azioni, strumenti

Come già accennato i principali obbiettivi del Green Deal interessano clima e le emissioni inquinanti:

  • neutralità climatica entro il 2050 diventa per l’UE che da ora diventa un obbligo giuridico;
  • ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra nell’UE di almeno il 55% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990.

Alcune azioni previste per raggiungere gli obbiettivi proposti dal documento sono di seguito elencate:

Trasformare l’economia dell’UE per un futuro sostenibile
Elaborare una serie di politiche profondamente trasformati
Rendere più ambiziosi gli obiettivi dell’UE in materia di clima per il 2030 e il 2050
Garantire l’approvvigionamento di energia pulita, economica e sicura
Mobilitare l’industria per un’economia pulita e circolare
Costruire e ristrutturare in modo efficiente sotto il profilo energetico e delle risorse
Accelerare la transizione verso una mobilità sostenibile e intelligente
Dal produttore al consumatore”: progettare un sistema alimentare giusto, sano e rispettoso dell’ambiente
Preservare e ripristinare gli ecosistemi e la biodiversità
Obiettivo “inquinamento zero” per un ambiente privo di sostanze tossiche
Integrare la sostenibilità in tutte le politiche dell’UE
Perseguire i finanziamenti e gli investimenti verdi e garantire una transizione giusta
“Inverdire” i bilanci nazionali e inviare i giusti segnali di prezzo
Stimolare la ricerca e l’innovazione
Fare leva sull’istruzione e la formazione
Un impegno a favore dell’ambiente: “non nuocere”

 

Il pacchetto Green Deal contiene anche:

una revisione del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (EU ETS), che comprende la sua estensione al trasporto marittimo, e una revisione delle norme sulle emissioni del trasporto aereo nonché l’istituzione di un sistema di scambio di quote di emissione distinto per il trasporto stradale e l’edilizia,
una revisione del regolamento sulla condivisione degli sforzi che disciplina gli obiettivi di riduzione degli Stati membri nei settori non compresi nell’EU ETS,
una revisione del regolamento LULUCF relativo all’inclusione delle emissioni e degli assorbimenti di gas a effetto serra risultanti dall’uso del suolo, dal cambiamento di uso del suolo e dalla silvicoltura,
una modifica del regolamento che stabilisce le norme sulle emissioni di CO2 di autovetture e furgoni,
una revisione della direttiva sulla promozione delle energie rinnovabili,
una rifusione della direttiva sull’efficienza energetica,
una revisione della direttiva sulla tassazione dei prodotti energetici,
un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere,
una revisione della direttiva sulla realizzazione di un’infrastruttura per i combustibili alternativi,
ReFuelEU Aviation per carburanti sostenibili per l’aviazione,
FuelEU Maritime per uno spazio marittimo europeo sostenibile,
un fondo sociale per il clima,
una revisione della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia,
la riduzione delle emissioni di metano nel settore dell’energia,
una revisione del terzo pacchetto “Energia” sul gas. 4

Strategie di supporto al Green Deal

L’approccio alle politiche ed alle azioni necessarie per raggiungere gli obiettivi promossi dal Green Deal è intersettoriale, un sistema in cui tutto è dipendente da tutto (olistico). L’Europa è il più grande mercato unico al mondo può quindi fissare norme che si applicano a tutte le catene del valore globali e comportare significativi cambiamenti verso economie sempre più verdi.

A supporto de Green Deal anche le ulteriori strategie comunitarie:

  • strategia sulla biodiversità per il 2030,
  • la nuova strategia industriale,
  • il piano d’azione sull’economia circolare,
  • la strategia “Dal produttore al consumatore” per una politica alimentare sostenibile e proposte per un’Europa senza inquinamento.
  • strategia “ondata di ristrutturazioni”
  • strategia dell’UE in materia di sostanze chimiche sostenibili
  • strategia forestale e importazioni a deforestazione zero

I numerosi vantaggi del Green Deal Europeo

Secondo quanto previsto dall’Unione Europea il Green Deal porterà numerosi benefici in tutti i settori, accrescerà il benessere e migliorerà la salute dei cittadini e delle generazioni future in particolare:

  • garantirà aria e acqua serpe più pulite, un suolo sano e biodiversità;
  • porterà al miglioramento della qualità abitativa e lavorativa attraverso edifici rinnovati ed efficienti dal punto di vista energetico;
  • fornirà cibo sano e a prezzi accessibili;
  • aumenterà e facilità l’accesso ai trasporti pubblici;
  • permetterà di produrre energia più pulita e svilupperà l’innovazione tecnologica pulita d’avanguardia;
  • porterà alla produzione di beni che durano più a lungo, che possono essere riparati, riciclati e riutilizzati;
  • genererà posti di lavoro adeguati alle esigenze future, darà e formazione sulle tematiche per la transizione;
  • Garantirà un’industria competitiva e resiliente a livello globale.

 

Green deal e finanziamenti: piano di investimenti per un’Europa sostenibile

Attraverso la Comunicazione del 14 gennaio 2020, “Piano di investimenti per un’Europa sostenibile — Piano di investimenti del Green Deal europeo” l’Europa si dedica in particolare modo al sostegno delle regioni e dei settori maggiormente dipendenti dai combustibili fossili e quindi più esposti alle ripercussioni della transizione. A tal proposito venne un meccanismo per una transizione giusta costituito da tre punti:

  • un fondo per una transizione giusta (JTF),
  • un regime specifico per una transizione giusta nell’ambito di InvestEU,
  • uno strumento di prestito per il settore pubblico volto a mobilitare ulteriori investimenti a favore delle regioni interessate e a sostenere gli investimenti realizzati dagli enti del settore pubblico.

Un ulteriore strumento di supporto è l’adozione di piani territoriali per una transizione giusta per fissare le fasi principali e il calendario del processo di transizione, identificando i territori maggiormente danneggiati dalla stessa. Questi piani sono redatti dagli Stati membri insieme alle autorità locali e regionali competenti ed i diversi stekeholder.

 

Il piano di investimenti per un’Europa sostenibile è stato adottato il 14 aprile 2020 ed è considerato il pilastro Investimenti del Green Deal europeo. Si tratta di un documento molto articolato e complesso che legge il sistema di investimenti pubblici e privati individuando dove e come l’Unione Europea può intervenire per supportare gli investimenti in materia di economia verde in modo da poter raggiungere gli obiettivi del Green Deal.

 

Il piano di investimenti per un’Europa sostenibile consentirà la transizione verso un’economia verde e climaticamente neutra agendo sulle seguenti tre dimensioni:

  • fornire adeguate garanzie, per attirare i fondi favorendo gli investimenti pubblici nelle regioni più esposte alle ripercussioni della transizione;
  • creare un quadro favorevole per gli investitori privati e il settore pubblico. Gli istituti finanziari e gli investitori privati devono disporre di strumenti adeguati che permettano loro di individuare con precisione gli investimenti sostenibili. In particolare la tassonomia dell’UE, il principio dell’efficienza energetica al primo posto e le verifiche della sostenibilità saranno fondamentali per potenziare, grazie all’effetto leva, la capacità di intervento.
  • fornire un sostegno su misura alle amministrazioni pubbliche e ai promotori di progetti per quanto riguarda l’individuazione, la strutturazione e la realizzazione di progetti sostenibili.

 

Per conseguire gli obiettivi in materia di clima ed energia attualmente previsti per il 2030 saranno necessari investimenti supplementari per 260 miliardi di euro l’anno. La cifra riguarda principalmente gli investimenti nel settore dell’energia e dell’edilizia e un segmento del settore dei trasporti (veicoli). Il settore che evidenzia il fabbisogno medio maggiore è quello della ristrutturazione degli edifici.

 

Il piano di investimenti per un’Europa sostenibile mobiliterà, nel prossimo decennio, almeno 1 000 miliardi di EUR di investimenti sostenibili. Tale livello di finanziamenti da destinare alla transizione verde verrà raggiunto attingendo dalle voci di spesa del bilancio a lungo termine dell’UE – un quarto del quale sarà utilizzato per conseguire obiettivi legati al clima – tra cui, secondo le stime, 39 miliardi di EUR di spesa per il settore ambientale. Inoltre, il piano prevede di attirare ulteriori fondi privati mediante l’effetto leva esercitato dalla garanzia di bilancio dell’UE nel quadro del programma InvestEU.

Oltre alla spesa dell’UE relativa all’azione per il clima e alla politica ambientale, il piano di investimenti per un’Europa sostenibile copre gli importi utilizzati nell’ambito del meccanismo per una transizione giusta, che aiuterà le regioni più esposte alle ripercussioni della transizione.

La Banca europea per gli investimenti diventerà la banca dell’Unione per il clima.  Aumenterà progressivamente la percentuale dei suoi finanziamenti destinata all’azione per il clima e alla sostenibilità ambientale, portandola, entro il 2025, al 50 % delle operazioni. Anche la cooperazione con altre istituzioni finanziarie svolgerà un ruolo fondamentale.

Se da un lato questo contributo dimostra la determinazione dell’UE a finanziare il Green Deal europeo, dall’altro esso non risulterà di per sé sufficiente per sbloccare gli investimenti necessari. Anche i bilanci nazionali e il settore privato saranno chiamati a contribuire in misura significativa.

 

Le politiche del Green Deal europeo utilizzeranno una combinazione di norme e incentivi per far fronte alle esternalità e applicare il principio “chi inquina paga”, in modo che i costi per la società si riflettano nelle decisioni di investimento.

In considerazione dei notevoli investimenti necessari per conseguire gli obiettivi dell’UE in termini di clima e, più in generale, di sostenibilità, nel marzo 2018 la Commissione ha proposto il piano d’azione per finanziare la crescita sostenibile. Sulla base di tale piano d’azione, che contribuisce alla creazione di un’Unione dei mercati dei capitali, sono stati creati presupposti importanti per porre in essere quadri favorevoli alla mobilitazione di finanziamenti per gli investimenti sostenibili

La Commissione, in collaborazione con gli Stati membri, individuerà ed effettuerà un’analisi comparativa delle pratiche di bilancio verdi. Sarà quindi più facile valutare in che misura i bilanci annuali e i piani di bilancio a medio termine tengano conto delle considerazioni e dei rischi ambientali, come pure imparare dalle migliori pratiche.

Gli investimenti sostenibili saranno possibili in un quadro appropriato sugli aiuti di Stato che diano:

  • Maggiore flessibilità per trasformare i processi di produzione rendendoli climaticamente neutri
  • Aiuti per migliorare l’efficienza energetica degli edifici
  • Aiuti per il teleriscaldamento
  • Aiuti per la chiusura delle centrali a carbone
  • Aiuti all’economia circolare

La partecipazione di tutti i portatori di interessi all’attuazione del piano di investimenti per un’Europa sostenibile è considerata l’elemento chiave per un successo nel raggiungimento degli obiettivi del Green Deal.  Gli investitori, compresi investitori istituzionali, banche, istituti di promozione e fondi di private equity, sono invitati a sfruttare appieno il quadro per gli investimenti sostenibili in fase di definizione. Le autorità degli Stati membri, dal canto loro, dovranno assumere un ruolo attivo nell’individuazione, nella promozione e, ove necessario, nel cofinanziamento di questi investimenti.

 

Dal NextGenerationEU (NGEU) al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

NextGenerationEU (NGEU) è un ulteriore strumento temporaneo dedicato a stimolare la ripresa dopo la pandemia, è il più ingente pacchetto di misure di stimolo mai finanziato in Europa. L’obiettivo è utilizzare il periodo particolare che stiamo attraversando per favorire lo sviluppo di un’Europa più ecologica, digitale e resiliente.

Il nuovo pacchetto con oltre il 50% dell’importo sosterrà la modernizzazione ovvero:

  • la ricerca e l’innovazione attraverso il programma Orizzonte Europa;
  • le transizioni climatiche e digitali eque, attraverso il Fondo per una transizione giusta e il programma Europa digitale;
  • la preparazione, la ripresa e la resilienza, attraverso il dispositivo per la ripresa e la resilienza, rescEU e un nuovo programma per la salute, EU4Health;
  • la modernizzazione di politiche tradizionali, come la politica di coesione e la politica agricola comune, per massimizzare il loro contributo alle priorità dell’Unione;
  • la lotta ai cambiamenti climatici, a cui verrà riservato il 30% dei fondi europei, la più alta percentuale di sempre per il bilancio dell’UE;
  • la protezione della biodiversità e la parità di genere. 8

Il 17-21 luglio 2020, il Consiglio europeo ha varato il pacchetto per la ripresa che destina a tale scopo 2.018 miliardi di euro di cui:

  • 211 miliardi   di euro provenienti dal quadro finanziario pluriennale QFP 2021-2027
  • 806,9 miliardi  provenienti dal fondo NextGenerationEU – NGEU.

 

A loro volta i fondi di NexGeneratioEU sono così suddivisi:

Dispositivo per la Crescita e la Resilienza (Recovery and Resilience facility)* 723,8
React-EU 50,6
Fondo per una transizione giusta
( Just Transition Fund
10,9
Rural Development 8,1
Invest-Eu 6,1
Horizon Europe 5,4
Resc-Eu 2
Totale altri fondi 83,1
Totale 806,9

*di cui 338 di sovvenzioni e 386 di prestiti, secondo quanto previsto dal Regolamento (UE) 2020/2094.

 

Si prevede inoltre che il 30% del bilancio pluriennale e di NextGenerationEU dovrà essere investito in azioni per la lotta al cambiamento climatico.

Per poter accedere ai fondi di NextGenerationEU (in attuazione e secondo i criteri fissati dall’articolo 18 del Regolamento n. 2021/241/UE) ciascuno stato ha dovuto predisporre un Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (PNRR – Recovery and Resilience Plan) per il periodo 2021-2026.

 

I fondi previsti dal PNRR dovranno essere destinati al 37% per sostenere gli obiettivi climatici, inoltre, tutti gli investimenti e le riforme previste da tali piani devono rispettare il principio del non arrecare danni significativi” all’ambiente (Do not significant harm (DNSH)

I principi fondamentali e prioritari per la redazione dei Piani nazionali per la ripresa e la resilienza (PNRR) sono stati definiti ad inizio del semestre europeo 2021, nella Strategia annuale della Crescita sostenibile 2021 (Annual Growth Sustainable Strategy, di settembre 2021)  che fissano degli obiettivi intermedi al 2025.

Tra i principi i tre programmi:

  • Power up l’iniziativa faro che mira ad incrementare di 500 GW la produzione di energia rinnovabile entro il 2030, e chiede agli Stati membri di realizzare quasi il 40 % di questo obiettivo entro il 2025. Coerentemente con la Strategia europea sull’idrogeno, si chiede poi di sostenere l’installazione di 6 GW di capacità di elettrolizzatori e la produzione e il trasporto di 1 milione di tonnellate di idrogeno rinnovabile in tutta l’UE entro il 2025;
  • l’iniziativa faro Renovate che chiede di migliorare l’efficienza energetica e delle risorse degli edifici pubblici e privati, con un raddoppio entro il 2025 del tasso di ristrutturazione e la promozione delle ristrutturazioni profonde;
  • Recharge and refuel (ricaricare e rifornire) che punta, entro il 2025, a costruire 1 milione di punti di ricarica sui tre milioni necessari nel 2030 e metà delle 1.000 stazioni di idrogeno necessarie1.

 

In Italia il PNRR è stato definitivamente approvato il 13 luglio 2021 con Decisione di esecuzione del Consiglio, che ha recepito la proposta di decisione della Commissione europea. Alla Decisione di esecuzione del Consiglio è allegato un documento in cui vengono definiti, in relazione a ciascun investimento e riforma, precisi obiettivi e traguardi, cadenzati temporalmente, al cui conseguimento si lega l’assegnazione delle risorse su base semestrale. Dopo la Decisione di esecuzione del Consiglio, la Commissione ha concluso con l’Italia un accordo che, ai sensi dell’articolo 23 del regolamento (UE) 2021/241, costituisce un impegno giuridico specifico.

Legati al PNRR italiano è previsto anche il futuro aggiornamento del Piano Nazionale integrato Energia e Clima (PNIEC) e della Strategia di Lungo Termine per la Riduzione delle Emissioni dei Gas a Effetto Serra (documenti con i quali il PNRR è comunque coerente), per riflettere i mutamenti nel frattempo intervenuti in sede europea.

 

Green New Deal Italiano: cos’è, cosa finanzia e le risorse a disposizione

Il Green New Deal Italiano è stato realizzato in coerenza con il Green Deal europeo.

Il Green New Deal finanzia progetti che hanno i seguenti obiettivi:

  • decarbonizzare l’economia
  • favorire la transizione verso un’economia circolare
  • ridurre l’uso della plastica sostituendola con altri materiali
  • promuovere la rigenerazione urbana, limitando quindi il consumo di suolo
  • promuovere il turismo sostenibile
  • programmare sistemi di adattamento e mitigazione dei rischi sul territorio derivanti dal cambiamento climatico.

 

Il Green deal per finanziare le attività necessarie si avvale di diversi strumenti finanziari fra cui:

  • Fondo per la crescita sostenibile (FCS),
  • Il Next Generation EU,
  • Il Recovery Fund, che si inserisce all’interno del Next generation EU.

 

Il Fondo per la crescita sostenibile (FCS) è stato definito con il decreto Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze 1° dicembre 2021 prevede la concessione di agevolazioni finanziarie a sostegno dei progetti di ricerca, sviluppo e innovazione per la transizione ecologica e circolare a sostegno delle finalità del “Green New Deal italiano”.

 

Il fondo è destinato al sostegno dei progetti di imprese ammesse ai finanziamenti agevolati Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI), prevede la concessione di contributi a sostegno delle attività di ricerca industriale, sviluppo sperimentale e, per le PMI, di industrializzazione dei risultati della ricerca e sviluppo.

I progetti per essere ammessi devono avere le seguenti caratteristiche:

  1. essere realizzati nell’ambito di una o più unità locali ubicate nel territorio nazionale
  2. prevedere spese e costi ammissibili non inferiori a 3 milioni e non superiori a 40 milioni di euro
  3. avere una durata non inferiore a 12 mesi e non superiore a 36 mesi
  4. essere avviati successivamente alla presentazione della domanda di agevolazioni

 

Il Next Generation EU, è un altro strumento finanziario a sua volta, è supportato dall’RRF (Recovery and Resilience Facility), un dispositivo che garantisce la maggior parte delle risorse per i progetti realizzati nella dimensione del Next Generation EU, fondi che sono integrati con altri sistemi tra cui il React-EU. La Commissione Europea ha associato il Recovery Fund al Next Generation EU, quindi è possibile utilizzare questi due termini per indicare lo stesso strumento, un dispositivo per il rilancio delle economie degli Stati membri dell’UE., il Recovery Fund, si inserisce quindi all’interno del Next generation EU.

All’Italia sono destinati 65,456 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto2:

  • il 70% delle risorse, 44,724 miliardi, è riferito agli impegni per progetti 2021-2022,
  • 20,732 miliardi, è riferito agli impegni relativi al 2023.

Complessivamente la “quota” italiana è di circa 209 miliardi ripartiti in: 81,4 miliardi in sussidi e 127,4 miliardi in prestiti. Il resto dei sussidi sarà canalizzato attraverso altri “pilastri” dell’operazione anticrisi tra cui React Eu, sviluppo rurale, Just transition fund.

L’Italia ha già ricevuto l’approvazione del PNRR nazionale e ottenuto i primi fondi del Recovery Fund, con l’arrivo in estate 2021 di 24,9 miliardi di euro pari al 13% dello stanziamento a disposizione per il nostro Paese. Complessivamente, con il Recovery Fund l’Italia avrà al possibilità di utilizzare fino a 191,5 miliardi di euro di risorse europee, tuttavia lo sblocco è legato all’avanzamento delle riforme e all’approvazione della Legge di Bilancio 2022.

Oltre alle risorse del Recovery Fund il PNRR dell’Italia sarà sostenuto da 30,6 miliardi di euro del Fondo Complementare, fondi provenienti dallo scostamento con gli obiettivi di bilancio approvato dal Consiglio dei Ministri il 15 aprile 2021. La dotazione totale per l’Italia sarà dunque di 248 miliardi di euro, dei quali 82 miliardi saranno a disposizione di progetti per il Mezzogiorno e la riduzione delle disuguaglianze tra Nord e Sud Italia.

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