Lapidario deportati in Jugoslavia: un simbolo non divisivo

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Paola Del Din depone la corona ai Caduti

“L’emozione di fronte allo scoprimento di
questo lapidario è molta: non solo perché tra noi oggi è presente
la Medaglia d’oro al Valore Paola Del Din, ma perchè solo qualche
tempo fa dissi che qui a Gorizia c’era bisogno di un Binario 21,
poiché questi deportati non hanno alcuna differenza da quelli che
purtroppo a Milano furono deportati perché erano ebrei, in quanto
questi furono deportati perché erano italiani. Dobbiamo dirlo
chiaro, in considerazione del fatto che qui nel 45 c’era il
rischio di una pulizia etnica. Questi uomini non sono stati
uccisi perché filofascisti, ma sono stati deportati perché c’era
la volontà di annettere queste terre, che grondano di sangue
italiano, alla ex Jugoslavia”.

Lo ha affermato l’assessore regionale al Patrimonio Sebastiano
Callari nel corso dell’intervento per l’inaugurazione del
Lapidario ai Deportati in Jugoslavia promosso dalla Lega
nazionale nel Parco della Rimembranza di Gorizia.

“Lo chiameremo un giorno il sentiero degli eroi, perché il Parco
della Rimembranza comincia ad essere poco per ricordare tutti gli
eventi che Gorizia ha passato nella sua storia”, ha comentato
Callari che, riprendendo un passaggio dell’intervento del sindaco
di Gorizia, Rodolfo Ziberna, ha espresso la necessità che proprio
da Gorizia, prossima Capitale della cultura nel 2025, parta un
messaggio chiaro e tutt’altro che divisivo.

“Chi vuole aizzare polemica e leggere qualcosa di sbagliato in
questa iniziativa può farlo, ma da qui spicca per l’Europa solo
un messaggio di amore e di pace. Il monumento recita: ‘il loro
sacrificio sia da invito a vivere in un clima di pacifica
convivenza’. Gorizia è un simbolo di cui la Regione è
assolutamente orgogliosa e speriamo di poter contribuire a farne
un luogo della memoria ma soprattutto di rinascita e unificazione
per tutto il Paese”, ha affermato Callari, ringraziando in
conclusione a nome di tutta l’Amministrazione regionale la Lega
nazionale.

Dopo la lettura dei nomi dei 97 deportati “per mano di partigiani
comunisti filo-Jugoslavia” – così recita il monumento – il
lapidario è stato benedetto da don Fulvio Marcioni, parroco di
Campagnuzza e due corone di alloro sono state deposte da parte
del sindaco e della partigiana, socia della Lega, Paola del Din,
assieme alla sottosegretaria all’Istruzione e Merito Paola
Frassinetti.

All’intervento del presidente della sezione di Gorizia della Lega
nazionale, Luca Urizio, sono seguiti i discorsi ufficiali,
presenti tra gli altri il vicepresidente della Commissione Affari
esteri e difesa del Senato Roberto Menia, conclusi dal
vicepresidente della Lega Diego Guerin e dalla sottosegretaria
Frassinetti, che ha rimarcato l’importanza della testimonianza
nelle scuole di una visione complete della storia.

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