Tecnove in visita alla Volvo di Arvika, in Svezia

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Consolidare la partnership di filiera condividendo le migliori pratiche per aziende effettivamente green, tendenti a un’economia circolare e assolutamente compatibili con il contesto, seppure tipicamente manifatturiere

È l’obiettivo che Tecnove, l’azienda di Novellara specializzata nella carpenteria metallica su disegno del cliente, con una quota di export pari al 98 per cento, ha rafforzato con la visita allo stabilimento Volvo construction Equipmente di Arvika, in Svezia, ospite del colosso produttore di pale caricatrici di grandi dimensioni, che è stato insignito di impresa «carbon free» per i risultati perseguiti in ambito green a seguito di significativi investimenti.

Il presidente di Tecnove Alberto Lombardini ha guidato la delegazione insieme a Cinzia Ghisi, sales departement and environmental system manager, e da Roberto Chiarletti sales manager. Il sito produttivo svedese è caratterizzato da importanti dimensioni, eppure «felicemente integrato nel territorio e nella comunità», considera il presidente Lombardini. Una dimensione che Tecnove persegue seppure a chilometri di distanza, in sintonia con la filosofia che «implica da parte dei propri interlocutori la richiesta degli stessi adempimenti su tutta la catena di fornitura».

Ad Arvika, ad accogliere la delegazione di Novellara c’era un’azienda ben organizzata, pulita, ordinata. Al suo interno ogni macchina era disposta negli spazi adeguati, identificata e funzionale. «È una realtà che sembra produrre con “garbo” macchine enormi, le cui ruote superano abbondantemente l’altezza di un uomo», esemplifica Lombardini. Pur essendo un’azienda meccanica, è importante la presenza femminile al suo interno, anche in reparti considerati tradizionalmente maschili, come la saldatura, il montaggio. Presenza femminile anche tra i carrellisti. La fabbrica, inoltre, è meta di molti visitatori e gruppi di studenti, che imparano così ad avere un contatto ravvicinato con la manifattura.

Rilevante l’impegno per una produzione sostenibile, come dimostra del resto il titolo che l’azienda ha ricevuto. Gli investimenti negli ultimi anni sono stati concentrati per abbattere le emissioni di C02 e le risorse di origine fossile. Per quanto attiene l’energia, l’azienda ha deciso di rifornirsi solo di energia proveniente da fonti rinnovabili certificate e non si è perciò dotata di pannelli solari o di altri sistemi per l’autoproduzione. I rifiuti sono gestiti con un’attenta raccolta differenziata e «il non riciclabile non è buttato in discarica, come accade in Italia – spiega Cinzia Ghisi -, perché in Svezia la combustione dei rifiuti è considerata pratica virtuosa, perché produce energia pulita ed è quindi un anello importante dell’economia circolare.

Pratiche sostenibili passano anche attraverso la riduzione o assenza di sprechi e, perciò, in casa Volvo vi è un attento monitoraggio dei consumi di acqua, luce, gas, così come sono costantemente sotto osservazione emissioni e sostanze chimiche. Ogni attività prevede la misurazione del prima e del dopo, per verificarne l’efficacia creazione di indicatori significativi che nel tempo raccontano le prestazioni aziendali, ma anche permettono di rilevare problemi, malfunzionamenti, sprechi e criticità.

Un aspetto di particolare interesse è quello che riguarda la legislazione svedese, la quale prevede «per le aziende una sorta di “agibilità ambientale” – riassume ancora Ghisi-. In sostanza, in fase progettuale/costruttiva sono definiti i livelli massimi di produzione e di inquinamento che si possono autorizzare in quel contesto in cui l’impresa è inserita. Quando raggiunge il valore limite, l’azienda deve costruire altrove eventuali altre unità produttive o applicare tutte le misure possibili per non impattare ulteriormente su quel contesto ambientale». Per quanto riguarda il rapporto con i collaboratori, vi è grande attenzione ai comportamenti virtuosi, alla formazione continua, al buon esempio.

«La presenza di queste aziende di respiro internazionale, la possibilità di applicare gli stessi standard produttivi nei Paesi più inquinanti e l’estensione delle stesse logiche che le caratterizzano all’intera filiera di fornitura è un importante fattore di cambiamento positivo», conclude Ghisi.

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