Riscaldamento globale: tra fake news ed omissioni

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È stato presentato il 26 luglio 2023, nel corso di un evento dedicato al Senato della Repubblica, il 3° Rapporto sulle Agenzie di comunicazione di Ital Communications-Censis “Disinformazione e fake news in Italia

A ridosso del 3° Rapporto sulle Agenzie di comunicazione in Italia, da cui emerge che il 34,7% degli italiani è convinto che ci sia un allarmismo eccessivo sul cambiamento climatico, che il 25,5% ritiene che l’alluvione di quest’anno sia la risposta più efficace a chi sostiene che si sta progressivamente andando verso la desertificazione e i negazionisti del cambiamento climatico sono il 16,2% della popolazione, quasi 100 scienziati italiani pubblicano una Lettera aperta ai media italiani per sollecitarli a parlare delle cause della crisi climatica e delle sue soluzioni, “omettere queste informazioni condanna le persone al senso di impotenza, proprio nel momento storico in cui è ancora possibile costruire un futuro migliore”.

Il Rapporto monitora quanto accaduto nel mondo della comunicazione, offrendo agli addetti ai lavori il punto di vista degli italiani sulle principali fenomenologie in atto e le piste su cui lavorare per generare una comunicazione affidabile e di qualità.

Ne emerge che oggi circa 47 milioni di italiani, il 93,3% del totale, si informa abitualmente su almeno una delle fonti disponibili, l’83,5% sul web e il 74,1% sui media tradizionali. Sul versante opposto, sono circa 3 milioni e 300mila (il 6,7% del totale) gli individui che hanno rinunciato ad avere un’informazione puntuale su ciò che accade, mentre 700.000 italiani non si informano affatto. Il 76,5% degli italiani ritiene che le fake news siano sempre più sofisticate e difficili da scoprire

La ricerca mette in evidenza come sia cresciuta la consapevolezza degli effetti devastanti della disinformazione, che può essere arginata da professionisti della comunicazione accreditati come fonti autorevoli e garanti dell’affidabilità e della qualità delle notizie.

Di fronte alle insidie che possono venire dal web e dall’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, per distinguere la buona dalla cattiva informazione, infatti, servono competenze solide sulle nuove tecnologie e regolazioni più stringenti.

Il 64,3% degli italiani utilizza un mix di fonti informative, tradizionali e online, il 9,9% si affida solo ai media tradizionali e il 19,2% (circa 10 milioni di italiani in valore assoluto) alle fonti online.

Social media, blog, forum, messaggistica istantanea sono espansioni del nostro io e del modo di vedere il mondo: è il fenomeno delle echo chambers, cui sono esposti tutti quelli che frequentano il web e soprattutto i più giovani, tra i quali il 69,1% utilizza la messaggistica istantanea e il 76,6% i social media per informarsi.

Il 56,7% degli italiani è convinto che, di fronte al disordine informativo che caratterizza il panorama attuale dell’informazione, sia legittimo rivolgersi alle fonti informali di cui ci si fida di più.

Tanto opinionismo e poca informazione generano confusione e notizie false; lo hanno dimostrato il Covid prima, la guerra poi e oggi il riscaldamento climatico – ha osservato Giuseppe De Rita, Presidente del Censis – Gli italiani hanno bisogno di una rete di professionisti dell’informazione di cui fidarsi, che li aiutino anche ad avere maggiore consapevolezza di come riconoscere fonti e notizie di qualità”.

Uno dei Capitoli del Rapporto, infatti, recita “Molta comunicazione e tanta confusione: il caso riscaldamento globale”.

Il riscaldamento globale è un caso esemplare di comunicazione eccessiva e poco chiara, che alimenta cattiva informazione, catastrofismo e persino negazionismo, rischiando di provocare effetti non desiderati sui modi di pensare e sui comportamenti della popolazione – vi si legge – Il 34,7% degli italiani è convinto che ci sia un allarmismo eccessivo sul cambiamento climatico e il 25,5% ritiene che l’alluvione di quest’anno sia la risposta più efficace a chi sostiene che si sta progressivamente andando verso la desertificazione (tab. 3). I negazionisti, che sono convinti che il cambiamento climatico non esista, sono il 16,2% della popolazione. Gli individui più fragili, vale a dire i più anziani e i meno scolarizzati, sono quelli che appaiono più confusi e meno in grado di comprendere il problema nella sua complessità. Emerge, poi, all’interno del corpo sociale una comprensibile preoccupazione per la sostenibilità economica della transizione ecologica, che secondo il 33,4% della popolazione richiederebbe sforzi e investimenti economici che non ci possiamo permettere e che ci costringerebbero a fare un passo indietro negli standard di benessere e qualità della vita ormai acquisiti. Si tratta di un’opinione che arriva al 51,5% tra chi ha al massimo la licenza media, è del 37,8% delle donne e del 36,6% tra gli over 64 anni.

In realtà, questa convinzione è confutata dalle più accreditate analisi previsionali, che rivelano che la transizione ecologica creerà moltissimi posti di lavoro, e, soprattutto, che nel medio periodo ci condurrà verso uno scenario di maggiore sviluppo economico. I dati dell’indagine ci dicono che per promuovere la transizione ecologica e i comportamenti virtuosi tra la popolazione non è sufficiente affidarsi alla maggiore sensibilità alle tematiche ambientali che hanno le giovani generazioni, ma è necessario mettere in campo azioni di sensibilizzazione e di promozione di un’informazione chiara, semplice, inconfutabile, su tutte le fonti disponibili, su quello che sta accadendo nel nostro pianeta. La corretta informazione è importante sia per guidare i comportamenti delle persone che per adottare politiche efficaci, e la conoscenza è la più grande nemica delle fake news”.

Chi fa comunicazione con professionalità e autorevolezza, in un mondo complesso e profondamente mutato come quello di oggi, non deve rinunciare alla serietà e alla veridicità delle notizie da veicolare – ha affermato Attilio Lombardi, Fondatore di Ital Communications – Il  Rapporto rileva l’importanza di una comunicazione responsabile e in grado di contrastare la disinformazione, anche attraverso lo sviluppo di valide competenze che sappiano governare i cambiamenti e tutelare i cittadini e le istituzioni dai danni sociali, economici e democratici derivanti da una comunicazione non veritiera”.

E proprio ai media italiani si rivolge la Lettera aperta lanciata il 27 luglio 2023da un centinaio di scienziati, tra cui il Premio Nobel per la Fisica, Giorgio Parisi, il Presidente della Società meteorologica italiana, Luca Mercalli, la Presidente Società italiana per le scienze del clima, Cristina Facchini, il climatologo del CNR, Antonello Pasini, affinché parlino delle cause della crisi climatica e delle sue soluzioni.

I media italiani parlano ancora troppo spesso di ‘maltempo’ invece che di cambiamento climatico – si legge nell’appello – Quando ne parlano, spesso omettono le cause e le relative soluzioni. È come se nella primavera del 2020 i telegiornali avessero parlato solo di ricoverati o morti per problemi respiratori senza parlare della loro causa, cioè del virus SARS-CoV-2, o della soluzione, i vaccini. Omettere queste informazioni condanna le persone al senso di impotenza, proprio nel momento storico in cui è ancora possibile costruire un futuro migliore”.

Non parlare delle cause dei sempre più frequenti e intensi eventi estremi che interessano il nostro pianeta e non spiegare le soluzioni per una risposta efficace rischia di alimentare l’inazione, la rassegnazione o la negazione della realtà, traducendosi in un aumento dei rischi per le nostre famiglie e le nostre comunità, specialmente quelle più svantaggiate – proseguono i firmatari – Per queste ragioni, invitiamo tutti i media italiani a spiegare chiaramente quali sono le cause della crisi climatica e le sue soluzioni, per dare a tutti e a tutte gli strumenti per comprendere profondamente i fenomeni in corso, sentirsi parte della soluzione e costruire una maggiore fiducia nel futuro”.

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