Lavoro e società civile

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‘Nel futuro del mercato del lavoro non deve mancare l’apporto fondamentale della società civile, ovvero degli imprenditori’. È la sintesi del pensiero di Francesco Rotondi, docente, giuslavorista e Consigliere esperto del CNEL, tra i protagonisti della 20esima edizione di Direzione Nord, il cui filo conduttore è stato “Mete raggiungibili, obiettivi sostenibili”, evento della Fondazione Stelline con Inrete e l’associazione ItaliaStatoDiritto a Milano. 

Nell’ambito del panel dedicato al lavoro, cui ha preso parte il giuslavorista si è discusso di come affrontare le sfide occupazionali e industriali per l’Italia del futuro. 

‘Alle realtà che interagendo tra loro muovevano il mondo, ovvero istituzioni, industria ed università, si è oggi aggiunta la società civile. Tutto ciò che viene teorizzato o immaginato in un determinato contesto, se non viene calato e fatto proprio dalla società civile difficilmente trova esecuzione. Quali le leve da utilizzare? Sono già note di fatto: welfare, formazione, tecnologia ed innovazione, ad esse aggiungerei competenze e produttività.

La società civile, intesa come privato, ha risposto a esigenze che dovevano essere poste a fondamento dell’azione politica. Abbiamo una società civile pronta e disponibile, ma manca un processo strutturale di cambiamento che dia progettualità. L’assenza di direzione è tema fondamentale di questo Paese: si agisce per provvedimenti straordinari, come il cuneo fiscale. 

Il tema della produzione e della produttività è ciò che distingue l’Italia, dagli altri Paesi. E si collega al tema salariale. L’analisi non può essere sull’imprenditore italiano ‘cattivo’, ma dovrebbe concentrarsi su tassazione, carico fiscale, previdenza, mancanza di aumento di produttività. Tutti elementi che incidono e che devono indurre ragionamenti.

La maggior parte delle imprese ha introdotto interventi per affrontare l’inflazione, rispondendo a esigenze che la politica avrebbe dovuto porre come suo fondamento di azione. In assenza di ciò, spicca la prontezza della società civile. Il cambiamento però deve basarsi su un processo strutturale, non emergenziale’.

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