Imballaggi: soluzioni green al centro della crescita

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Il 1° Rapporto dedicato agli imballaggi di Bain & Company vede il settore in rialzo a livello globale, che nei prossimi 3 anni potrebbe toccare quota 1.200 miliardi di dollari di valore. Il segmento della carta rigida potrebbe superare quello della plastica entro il 2026. Per le forti pressioni ESG sugli operatori, anche da parte dei consumatori, sempre più aziende produttrici (+3000% in 3 anni) di carta e imballaggi si impegnano nella riduzione delle emissioni, ma un’azienda su 3 non raggiunge gli obiettivi

Le aziende di packaging sono sottoposte a una crescente pressione da parte delle autorità, ma non solo: il 71% dei consumatori europei – l’Europa occidentale rappresenta il 20-25% del mercato globale degli imballaggi – dichiara di voler acquistare prodotti sostenibili e più circolari, nonostante fatichi ad individuare gli imballaggi realmente sostenibili. Nel frattempo, il settore packaging continua a crescere e, nei prossimi tre anni, potrebbe mettere a segno un +21%, arrivando a toccare quota 1.200 miliardi di dollari di valore globale. Il tasso di crescita più rilevante è atteso nel segmento della carta rigida, che potrebbe superare quello della plastica entro il 2026.

Di pari passo con la crescita del settore, crescono anche le sue ambizioni di decarbonizzazione – il numero di aziende produttrici di carta e imballaggi che si sono impegnate a raggiungere obiettivi di decarbonizzazione è passato da 5 (2019) a 164 (2022). Tuttavia, possono fare molto di più: oltre il 30% di esse non ha infatti raggiunto gli obiettivi prefissati di riduzione delle emissioni.

Sono queste alcune delle principali evidenze del 1° Rapporto “Paper & Packaging 2023. Unpack the power of sustainable packaging” di Bain & Company, l’azienda di consulenza globale che aiuta le aziende change-makers più ambiziose a definire il proprio futuro.

“Il mondo paper & packaging si trova ad affrontare un’era nuova, in cui le decisioni non possono più essere prese esclusivamente sulla base di costi, funzionalità ed esperienza del consumatore: oggi la sostenibilità è un tema imprescindibile per tutti – ha spiegato Andrea Isabella, Senior Partner e responsabile italiano Advanced Manufacturing & Services di Bain & Company –Non esiste oggi un vero vincitore tra i materiali da imballaggio: ognuno presenta benefici e compromessi dal punto di vista della sostenibilità. L’opzione più green, infatti, può variare notevolmente a seconda dell’applicazione e dell’area geografica di riferimento”.

La ricerca di Bain& Company evidenzia come, mentre le plastiche flessibili riescano ad ottenere risultati migliori per quanto riguarda le emissioni di carbonio legate alla produzione e al trasporto, questi materiali siano anche meno circolari e biodegradabili.

In Italia, nel 2022 si è assistito ad un andamento positivo della produzione di imballaggi – che impiega oltre 100.000 persone – con una crescita in termini di fatturato rispetto all’anno precedente di circa il 3%.

In generale l’industria della carta e degli imballaggi ha un impatto significativo sulla biodiversità, in particolare per quanto riguarda la gestione forestale e l’utilizzo dell’acqua ­– ha proseguito Mattia Bernardi, Partner di Bain & Company – Solo il 22% delle aziende intervistate ha dichiarato di aver valutato l’impatto della propria catena del valore sulla biodiversità e solo il 31% sta agendo ora per affrontare la perdita di biodiversità. Le aziende che scelgono di agire sono pronte a trarre vantaggio riducendo la loro esposizione ai rischi legati alla biodiversità”.

Nel frattempo, le attività di acquisizione e/o fusione (M&A) è in aumento per gli operatori del settore, con circa 2.000 operazioni dal 2007 ad oggi. Solo nell’ultimo decennio, l’industria paper & packaging ha registrato un numero di operazioni di fusione e acquisizione due volte superiore rispetto all’industria manifatturiera in senso lato. Per quanto riguarda i materiali di imballaggio, le operazioni legate alla carta sono state più redditizie rispetto alla plastica e al vetro. Quest’ondata di deal – legata alla scelta di investitori strategici che stanno colmando le lacune dei loro portafogli, ma anche a quella di fondi di private equity che stanno creando valore con nuove acquisizioni – conferma la centralità del settore e la necessità per gli operatori di cogliere tutte le opportunità legate alla sostenibilità.

Le aziende leader del settore – ormai pienamente consapevoli di come un programma di decarbonizzazione e sostenibilità possa creare valore economico per la propria organizzazione, devono quindi valutare l’impatto ambientale dei diversi materiali e tenere conto del loro intero ciclo di vita, dall’estrazione e produzione delle risorse, al trasporto e al fine vita dei prodotti – ha concluso Isabella – Una strategia di sostenibilità efficace e coerente può ridurre i costi energetici dell’azienda e aumentare l’accesso a materie prime riciclate o rinnovabili a un costo competitivo, oltre a contribuire a stimolare la crescita organica. Insomma: le aziende all’avanguardia sulla sostenibilità, in quest’industria, possono ottenere un incremento dell’EBITDA compreso fra 4 a 6 punti percentuali, grazie all’uso efficace dei risparmi sui costi e delle leve commerciali”.

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