Dieta vegana: migliora la salute cardiometabolica

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Uno studio condotto su coppie di gemelli adulti ha associato un minor rischio di malattie cardiovascolari se si segue una dieta vegana che riduce i livelli di “colesterolo cattivo” e di insulina nel sangue, rispetto ad una che introduce alimenti di origine animale, anche se i limiti riconosciuti dagli stessi autori, potrebbero far risultare fuorvianti i risultati

I valori relativi alla salute cardiovascolare sarebbero migliori negli individui che seguono una dieta vegana rispetto a coloro che assumo alimenti anche di origine animale.

Sono i risultati dello Studio “Cardiometabolic Effects of Omnivorous vs Vegan Diets in Identical Twins. A Randomized Clinical Trial”, pubblicato sulla rivista scientifica JAMA Network Open e condotto da un gruppo di 14 ricercatori dei Dipartimenti di Medicina e Microbiologia e Immunologia della Stanford University (California) su 22 coppie di gemelli monozigoti, sani e adulti che hanno seguito per 8 settimane una dieta vegana e onnivora (1 gemello per dieta).Tra i partecipanti, il 77% (n=34) era donne, il 73% (n=32) bianchi e il 79% (n=33) viveva con il proprio gemello. I valori medi per l’età dei partecipanti e l’indice di massa corporea (BMI) erano rispettivamente di 40 anni e 26.

A un membro di ciascuna coppia di gemelli monozigoti (la scelta è stata fatta per eliminare la variabile genetica dai fattori che possono influenzare i risultati degli studi sulla nutrizione, come anche altri di tipo diverso), è stata assegnata una dieta vegana che includeva soltanto cibi di origine vegetale, senza carne, uova o altri prodotti di origine animale. All’altra gemella o gemello di ciascuna coppia è stata invece assegnata una dieta onnivora, che includeva almeno una porzione (170-200 g) di pesce, carne o pollo, un uovo e una porzione e mezza di latte o latticini al giorno. Entrambe le diete erano bilanciate dal punto di vista nutrizionale, includendo verdure, legumi, frutta e cereali integrali, ed erano prive di zuccheri aggiunti e soddisfacevano le esigenze e le preferenze individuali. A tutti i partecipanti è stato consigliato di mangiare fino a soddisfazione senza alcuna restrizione calorica.

Per le prime quattro settimane i 21 pasti settimanali sono stati forniti a ciascun partecipante gratuitamente a domicilio, attraverso servizi nazionali di consegna pasti, dopodiché i partecipanti allo studio hanno preparato autonomamente i propri pasti che soddisfacevano le esigenze e le preferenze individuali, con la supervisione di dietologi che registravano i dati sull’assunzione di cibo e bevande entro una settimana da ciascun punto temporale (inizio dello studio, quarta settimana e ottava settimana  A tutti i partecipanti è stato consigliato di mangiare fino a soddisfazione senza alcuna restrizione calorica.

Tutti i partecipanti hanno fornito campioni di sangue e feci. L’esito primario dello studio era la verifica della concentrazione di colesterolo lipoproteico a bassa densità (LDL-C), il cosiddetto “colesterolo cattivo”, dopo l’inizio della dieta. Le persone che avevano seguito l’alimentazione priva di alimenti di origine animale hanno mostrato in media livelli significativamente più bassi di colesterolo LDL e avevano migliorato inoltre i loro livelli di insulina a digiuno e hanno perso più peso rispetto al proprio fratello gemello o alla propria sorella gemella. Sono stati valutati anche i cambiamenti nel microbioma intestinale, nei biomarcatori infiammatori e nei metaboliti.

Nel complesso, i risultati dello studio hanno dimostrato che la dieta vegana ha migliorato i profili cardiometabolici rispetto alla dieta onnivora, con una diminuzione dei livelli di LDL-C e di insulina. Tuttavia gli autori riconoscono i limiti dello studio condotto poiché le coppie di gemelli coinvolte erano persone in salute già prima di iniziare la dieta, con un livello medio basale di colesterolo LDL (114 mg/dl) ottimale, per cui le conclusioni potrebbero non essere generalizzabili ad altre popolazioni. In secondo luogo, il campione studiato è piuttosto ridotto (N = 44). In terzo luogo, la durata dello studio è stata breve (8 settimane). In quarto luogo, non è stato previsto alcun periodo di follow-up, il che ha limitato le informazioni sulla stabilità post-studio e sulla sostenibilità dei comportamenti alimentari. Quinto lo studio non è stato progettato per essere isocalorico; pertanto, le modifiche al colesterolo LDL non possono essere attribuite alla sola dieta vegana a causa di variabili confondenti (perdita di peso, diminuzione dell’apporto calorico e aumento dell’assunzione di verdure). Infine, non sono stati presi in considerazione il livello di istruzione e lo status socio-economico.

Lo Studio ha suscitato attenzione e commenti del mondo accademico proprio per la peculiarità dello studio condotto su gemelli, tra cui quelli del Professore emerito del King’s College di Londra, Tom Sanders che, sottolineandone alcuni limiti già riconosciuti dagli autori, ha osservato che  “Le diete vegane sono definite da ciò che escludono piuttosto che da ciò che viene consumato. Esistono diete vegane buone e cattive. Ad esempio, una cattiva dieta vegana sarebbe priva di vitamina B12 e ricca di grassi, sale e zucchero. La crescente popolarità delle diete vegane ha portato ad un grande aumento del “cibo spazzatura vegano” ricco di grassi, sale e zucchero. Una dieta vegana sana consisterebbe in cereali integrali, legumi, noci, frutta e verdura fresca con oli vegetali a basso contenuto di grassi saturi (ad esempio olio di oliva o olio di colza) e integrati con vitamina B12. È importante riconoscere che di solito sono necessari diversi anni per esaurire le riserve corporee di vitamina B12, quindi non sorprende che in questo studio non siano state osservate differenze nei livelli di vitamina B12 nel sangue. Sebbene l’uso dei gemelli abbia eliminato l’impatto della genetica, non riesce a misurare l’interazione tra geni specifici e dieta”.

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