Orso addormentato su un letto di ghiaccio… “sempre più precario”

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Il Premio scelto dal pubblico di oltre 75.000 appassionati di tutto il mondo per la 59ma edizione del Wildlife Photographer of the Year è stato vinto dalla fotografa amatoriale britannica Nima Sarikhani con lo scatto “Letto di ghiaccio”. In precedenza il Grand Title era stato assegnato da una giuria specializzata al biologo e fotografo francese Laurent Ballesta con l’immagine del “Granchio a ferro di cavallo”. Tutte le 100 immagini premiate nelle varie sezioni del Premio sono in mostra fino al 12 giugno 2024 al Forte di Bard (Aosta)

È “Ice bed” (Letto di ghiaccio), un orso bianco appisolato su un frammento di iceberg alla deriva), la foto scattata da Nima Sarikhani che si è aggiudicato il Wildlife Photographer of the Year People’s Choise Award 2024 , il concorsointernazionale promosso dal 1965 dal BBC Wildlife Magazine, con la partecipazione dal 1984 del Museo di Storia Naturale di Londra.

La foto è stata scelta da oltre 75.000 appassionati di tutto il mondo tra le 5 selezionate da una rosa di 25 delle 49.957 pervenute da 95 Paesi.

“L’immagine mozzafiato e toccante di Sarikhani ci permette di vedere la bellezza e la fragilità del nostro pianeta – ha dichiarato il Direttore del Museo di Storia Naturale di Londra, Douglas Gurr – È anche un’immagine provocatoria che ci rammenta il forte legame e funge da rappresentazione visiva degli impatti dannosi del riscaldamento climatico e della perdita di habitat“.

La fotografa amatoriale britannica Sarikhani ha scattato la foto al largo delle isole Svalbard (Norvegia), dove ha trascorso 3 giorni alla disperata ricerca dell’animale in mezzo ad una fitta nebbia.
“La nave da spedizione su cui mi trovavo ha deciso di cambiare rotta e si è diretta verso dove c’era ancora del ghiaccio marino – ha scritto Sarikhani su Instagram – Qui abbiamo incontrato un maschio più giovane e uno più anziano e abbiamo osservato la coppia nelle otto ore successive. Poco prima di mezzanotte il giovane maschio si è arrampicato su un piccolo iceberg e, usando, le sue forti zampe, ha scavato per ritagliarsi un letto prima di addormentarsi”.

Quella scelta dal pubblico, è una delle varie sezioni in cui si è articola il Wildlife Photographer of the Year che per la 59ma edizione ha visto premiato per una seconda volta per il Grand Title, unico caso nella storia del premio, il fotografo subacqueo e biologo marino francese Laurent Ballesta per “The Golden Horseshoe”, l’immagine di “Granchio a ferro di cavallo”, così chiamato impropriamente il Limulus polyphemus, accompagnato da un trio di carangidi dorati nelle acque protette dell’isola di Pangatalan (Filippine).

Questo particolare chelicerato ha qualcosa di particolare nel sangue che l’ha aiutato a sopravvivere per almeno 450 milioni di anni e sta ora aiutando la medicina nello sviluppo di vaccini, ma deve purtroppo affrontare la distruzione del suo habitat.

“Vedere un granchio a ferro di cavallo così vivacemente vivo nel suo habitat naturale, in un modo così inquietantemente bello, è stato sorprendente – ha affermato il Presidente della giuria ed editrice del National Geographic Magazine, Kathy Moran – Stiamo parlando di una specie antica, altamente a rischio di estinzione e fondamentale anche per la salute umana. Questa foto è illuminante”.

Il Forte di Bard (Valle d’Aosta) sta ospitando fino al 2 giugno 2024 le 100 immagini premiate nelle varie sezioni della 59ma edizione del Wildlife Photographer of the Year. Tra i vincitori anche gli italiani Alessandro Falco (menzione speciale nella sezione Photojournalism), Barbara Dall’Angelo (menzione speciale nella sezione Zone umide), Bruno D’Amicis (menzione speciale nella categoria Arte naturale), Ekaterina Bee (vincitrice nella categoria 11-14 anni), Pietro Formis (menzione speciale nella sezione Ritratti animali).

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